Superga è un mulino a vento

Superga è un mulino a vento

Sotto le Granate / “Ma dov’è Superga?” Intorno, tante montagne

di Maria Grazia Nemour

“Ma dov’è Superga?” Intorno, tante montagne.

Mio padre mi ci aveva portata l’anno prima a Superga, e io volevo tornarci, perché aveva reso quella giornata indimenticabile tra racconti, gelato e bandierina nuova. Aveva letto un elenco di nomi a voce alta, credevo fossero le parole di una preghiera.

“Allora papà, dov’è Superga?”

“Tu, sei Superga”

“Papà, quella con la punta, di Superga”.

Mio padre guardò in giro e poi indicò una collina non lontana da casa nostra, con una costruzione solitaria sulla cima: un mulino.

Storsi il naso, per nulla convinta.

Ci sono voluti anni, ma ora sì, mi sono convinta: Superga è un mulino a vento.

Quel mulino vicino a casa mia lo costruì negli anni sessanta un padre per suo figlio. Un figlio rimasto ragazzino per sempre, morto troppo giovane per realizzare il suo sogno di andare ad abitare in Olanda, in un mulino. Il padre non costruì una lapide ma un miraggio, capace di far vivere per sempre il figlio. Un mulino che è stato eretto in un posto panoramico, sì, ma non per essere visto da lontano, al contrario, sta lì perché possa guardare le Valli familiari che lo circondano, e sentirsi a casa. Un mulino che può sembrare inutile, ma che sa essere inutile in un modo meraviglioso: nel movimento delle braccia raccoglie ariadal cielo, restituendo profondi respiri.

Il mulino non è inserito in un circuito turistico, eppure le volte che ci sono andata ho sempre trovato dei visitatori. Curiosi che immaginano in quella costruzione solitaria un nido per innamorati o il passaggio dell’Olandese Volante in Piemonte.

E invece no, è un ragazzino che guarda verso casa, con il suo sogno nel sorriso. Un padre che ha trasformato il dolore in mattoni e pale.

Dopo la morte del padre il mulino è caduto in rovina, ma poi qualcuno ha deciso che quel ricordo non doveva scrostarsi, ha comprato la costruzione e l’ha restaurata.

I sogni hanno bisogno di un po’ di manutenzione emotiva, rimangono brillanti se vengono raccontati, e non importa se le parole sono già sentite, le favole piacciono proprio perché si ripetono sempre uguali e alla fine i protagonisti continuano a vivere. Parola di bambino.

Il quattro maggio è il giorno per riscoprire il Grande Torino in una Superga costruita dentro, tra gli organi interni, probabilmente nel cuore. Una Superga ariosa, innamorata della vita perché profonda conoscitrice della morte.

Ho visto Superga entrando allo stadio domenica sera, l’ho vista nell’assenza di spazi vuoti. E poi l’ho vista nel fiatone dei giocatori granata che non hanno mai smesso di sventolare verso la porta avversaria, nella severità paterna di De Silvestri e Belotti nei confronti delle intemperanze diParigini, nella furia di Sirigu. Ho visto Superga nelle migliaia di luci accese nell’intervallo, a tremolare sulle note di Quel giorno di pioggia”, mentre si sentiva forte il silenzio rispettoso dei tifosi milanisti, a ricordare che Superga è Patrimonio di tutti. E poi Superga l’ho vista negli occhi di Rincon che a fine partita è corso verso i distinti indicando qualcosa col dito, ha saltato i cartelloni e si è fatto aprire la porta di delimitazione degli spalti. Si è tolto la maglia e per un momento ho visto sventolare la bandiera del suo, nostro, martoriato Venezuela.

Ho visto Superga in un mulino.

Noi soffiamo per fare alzare il vento, e il mulino non potrà che produrre forza, macinando storia, sogni e volontà.

Anche venerdì sera.

Vinca, chi si giocherà più vita in campo.


Mi sono laureata in fantascienze politiche non so più bene quando. In ufficio scrivo avvincenti relazioni a bilanci in dissesto e gozzoviglio nell’associazione “Brigate alimentari”. Collaboro con Shakespeare e ho pubblicato un paio di romanzi. I miei protagonisti sono sempre del Toro, così, tanto per complicargli un po’ la vita.

14 Commenta qui

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  1. user-14144832 - 7 mesi fa

    Marchese del Grillo dici a me di conoscermi?

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  2. user-14144832 - 7 mesi fa

    Marchese del Grillo dici a me che mi conosci?

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  3. JoeBaker - 7 mesi fa

    Il Toro è passione e anche tenere vivi i sogni di una vita e i loro simboli: grazie per avercelo ricordato in un modo così poetico e commovente, che spiega la bellezza e la profondità di onorare il ricordo degli Invincibili.
    Settimana emotivamente molto impegnativa…

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  4. RobyMorgan - 7 mesi fa

    Anch’io sto piangendo, anche se non saprei spiegare perché, ho letto sol i commenti ed è successo, sono contento di tifare Toro da tanti anni e spero che possa vincere domani sera.
    Un grande pensiero agli Invincibili e un abbraccio a tutti i tifosi del Toro

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  5. user-13806499 - 7 mesi fa

    …..ogni volta che sento le note di quella canzone, ritorna un giorno di pioggia nel mio cuore, per quei ragazzi troppo presto strappati alla gloria sportiva, ma donati alla Gloria di Dio. Nel loro ricordo, con quei colori appiccicati sulla nostra pelle, con le immagini di quelle maglie sudate dei nostri giocatori di oggi (onore a Mazzarri per aver dato un’identità a questo gruppo) sentiamoci privilegiati di essere “cuori granata”
    Gianf

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  6. user-13814870 - 7 mesi fa

    bellissimo servizio!!!! i tifosi delle altre squadre
    Non capiscono quello che proviamo noi. Non si ferma al tifo il nostro sentimento. È in alto molto in alto per sempre in confronto agli altri. Ognuno di noi avrebbe una storia commovente da raccontare. Non tutti saprebbero scrivere i propri sentimenti..ma sarebbe molto bello una rubrica apposta dove poter scrivere le nostre piccole storie d’amore verso il Toro. Per questo qualsiasi giocatore che indossa la maglia granata deve essere onorato e orgoglioso di poter dire :” Anche io ho giocato per Loro:”

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  7. Marchese del Grillo - 7 mesi fa

    Maria Grazia Nemour una di noi!!!
    Tutti noi un pugno solo contro le avversità della vita…in eterno!

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  8. gigioscal - 7 mesi fa

    Bellissimo articolo, sì noi siamo quelli che smuovono le acque, e le pale e siamo parte di quei piccoli universi sparsi nel mondo che permettono ancora di sognare un futuro migliore

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  9. alrom4_8385196 - 7 mesi fa

    I commossi interventi di questi giorni degli amici granata ,così come i pensieri che affollano la mente dei tifosi che preferiscono tenersi dentro le loro emozioni, stanno a dimostrare quanta e quale differenza ci sia tra tifare Toro e simpatizzare per qualsiasi altra maglia . La storia granata è un insieme di ricordi e speranze che si tramandano sempre , tutte cose che chi non tifa Toro non potrà mai veramente capire ma al massimo ci potrà invidiare.

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  10. user-14144832 - 7 mesi fa

    Grazie al mio papà che da piccolo ho il cuore granata. Sono nato e vivo da sempre a Napoli, e lui da buon partenopeo, tifava NAPOLI. Ma proprio i suoi racconti sul Grande Torino, su Superga, lui che in quei anni era un ragazzino, che mi hanno fatto innamorare di quei colori. Non lo fece con nessun proposito, eppure con i suoi racconti, così vivi, pieni di rispetto e amore per una squadra di invincibili, mi portò a legarmi sin da subito per quei EROI.
    Erano i primi anni 90, a Napoli c’era ancora Maradona, eppure io che avevo 7 anni, fantasticavo con i racconti sulla squadra più forte di tutti i tempi. Imparai subito la formazione, mio padre me la diceva spesso, e se mi scappava qualche nome, era lì che me la ripeteva.
    La conosceva fin troppo bene.
    Non lo fece di proposito, eppure mi regalò una fede che mi porterò appresso fino al giorno che lo riabbracceró. A te che sei lassù…GRAZIE PÀ!

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    1. Marchese del Grillo - 7 mesi fa

      Sono quasi sicuro che ci conosciamo.

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  11. Pikabu - 7 mesi fa

    Parole come pennellate di colore su una tela. A tinte che possono essere solo granata.

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  12. robertozanabon_821 - 7 mesi fa

    Ho le lacrime agli occhi e la mente affollata di pensieri. Un giorno scriverò “due righe” sulla nostra Storia, con testimonianze dirette vissute personalmente. Il Toro è un destino e un privilegio. Dobbiamo essere orgogliosi di farne parte. Ciao Vecchio Cuore Granata. Batti sempre per noi e con noi. E non saremo mai soli. Mai.

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  13. AUGUSTO - 7 mesi fa

    Lacrime agli occhi.
    Grazie.
    Papà giocava con loro

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