Il paese delle aquile ci piace: eccoci in Albania

Il paese delle aquile ci piace: eccoci in Albania

Granata in viaggio / Dopo Bosnia e Montenegro, eccoci in Albania: un paese affascinante – ancora alle prese con i fantasmi del passato – che mescola mare cristallino, montagne da esplorare e cucina deliziosa in un vortice che attrae ogni anno più di un milione di visitatori

di Federico Lanza, @LanzaFederico

La strada è quella giusta. Guardo sulla mappa. “Guarda, noi siamo il puntino blu. E’ tutta dritta fino a Tirana. Non possiamo sbagliare.” Eppure davanti a noi c’è un grosso cartello verde, profetico, che ci avvisa: autostrada. “Lasciate ogni speranza, o voi che entrate” diceva Dante. La tolleranza mitteleuropea ce la scordiamo: in Austria e Germania i viaggiatori in bicicletta sono trattati con i guanti. La speranza, noi, l’abbiamo lasciata alle porte di Pavia. E’ una guerra impari: loro, gli automobilisti, sono i cingolati. Noi usiamo la baionetta. Dalla Slovenia in giù è territorio nemico: tir, auto, turchi di Germania che vanno a fare le vacanze ad Antalya, camionisti serbi. Incontriamo numerosi ciclisti: la parola d’ordine è solidarietà, il saluto è bellico. Stretta di mano, si va in guerra assieme.  

Proseguiamo; la prospettiva di finire in una prigione albanese per aver infranto il codice della strada non mi piace per nulla. La paura svanisce quando ci sorpassa un’auto della polizia. Rallentano, ci guardano, e poi ci superano scuotendo la testa. “Strani questi europei”, vanno verso quelle terre da cui tutti cercano di scappare. Come funziona in Albania lo capiamo subito: vige la regola del più forte. O del più veloce, dato che il 50% della popolazione sembra guidare macchine di grossa cilindrata. Soprattutto Mercedes. Si avvicinano silenziosi, non fanno rumore. Poi suonano il clacson. E filano via.

Il Montenegro è una piacevole sorpresa: negli ultimi anni questo paese – che ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia il 3 giugno 2006 – è diventato una delle mete preferite del Mediterraneo. Ma è il nord del paese che traina il settore del turismo: chi ama la montagna e l’avventura, di certo non rimarrà deluso. Noi, però, siamo fedeli al Mare Nostrum e non ci allontaniamo dalla costa. In due giorni e mezzo siamo già il Albania: Herceg Novi, Budva e Bar non valgono una sosta. Il panorama, però, è da cartolina. La strada che ci porta alla frontiera è una delle più belle e divertenti sulle quali abbiamo pedalato finora: traffico assente, immersi nel verde, nei boschi montenegrini che dolcemente lasciano il passo ai campi di grano albanesi, possiamo concederci il lusso di stare al centro della strada. Anzi, addirittura oltre la linea di mezzeria. Finalmente la mia rivincita sui gommati. Sukobin, il nostro posto di frontiera. Sporco, trafficato, il vento alza nuvoloni di polvere e terra. Un rapido controllo ai documenti: “Oh, Federico, italiano!” mi dice l’ufficiale albanese mostrando un sorriso a 36 denti.  Sogno orizzonti lontani: Asia, Africa, America Latina, frontiere pericolose come quella tra Messico e USA, o dimenticate dal tempo come tra Finlandia e Russia. “Can you….”. Neanche il tempo di finire la frase; quel rumore secco, sordo, incomincia proprio a piacermi. Ecco il timbro albanese sulla prima pagina del mio passaporto vergine. E’ il quinto paese del viaggio.

La prima città che incontriamo è Scutari. Le ultime settimane tra Croazia, Bosnia e Montenegro sono stare veramente intense. Viaggiare è intelligente, ma altrettanto intelligente è sapere quando è il momento di fermarsi e rallentare. Rimaniamo un giorno in più: la compagnia è ottima. E’ vero, quindi, quello che si dice: sono gli incontri a rendere un viaggio speciale. Con quattro euro a testa riempiamo la pancia. La birra è il privilegio della sera.  La cena: un orgasmo gastrico, sapori forti, contrastanti, la cucina balcanica si fonde con quella turca. La Turchia, e Bisanzio è non è poi così lontana.

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy