Toro, quando contro l’Ambrosiana vincevi 6-0…

Vej Turin / La furia delle “vecche glorie”

di Redazione Toro News

Nelle prime stagioni degli anni ’30, il passaggio tra la nuova generazione e i vecchi campioni è lento e graduale in casa granata. La squadra vive stagioni schizofreniche, tra alti e bassi, goleade e stop clamorosi. Nel 1930-31 il trio è alle sue ultime apparizioni: Libonatti tra lo svagato e il micidiale, Rossetti sempre presente mentre Baloncieri percorre il viale del tramonto, regalando guizzi e genialità sempre più complessi, in un’anzianità artistica pari a quella di Michelangelo. I tre non riescono più a reggere l’intero gioco e fondamentale diventa l’apporto delle ali. Si faranno strada, in questo modo, due giovani ragazzi del Toro: Onesto Silano e Filippo Prato.

Se il primo, emigrato poi in Sudamerica nel 1937, si era già messo in luce un paio di stagioni prima, Prato approdò in prima squadra proprio in questa stagione, esordendo in casa il 19 Ottobre 1930 in una partita storica: Torino Ambrosiana 6-0. Il Toro, è risaputo, vanta una grande tradizione in fatto di carattere e cuore, una tradizione che si fonda e si alimenta in queste partite e in queste storie. Quel Torino Ambrosiana è perciò, agli occhi dei posteri, l’ennesima dimostrazione della “vocazione granata” allo scalpo d’eccezione, all’affondamento di corazzate calcistiche con la forza della grinta, della testa e del cuore. 

Era la quarta giornata di quel campionato, i valori delle squadre erano ancora tutti da valutare. Quel che era certo, pensavano i calciatori negli spogliatoi e il pubblico in coda alle biglietterie, era che quel pomeriggio si sarebbero sfidate due squadre particolari: una, l’Ambrosiana, campione d’Italia in carica mentre l’altra, reduce da un quarto posto, era ancora un punto interrogativo (un pareggio una vittoria e una sconfitta in tre gare).

Quando le squadre salgono le scale per arrivare in campo trovano ad attenderle il pubblico delle grandi occasioni: il Filadelfia, stracolmo, applaude con forza all’arrivo dei 22 sul terreno di gioco. Al fischio d’inizio inizia lo studio, poi Meazza tenta il colpo con una zuccata ma Bosia para senza problemi. Gianfardoni, terzino nerazzurro, inizia a zoppicare – è reduce da una botta in Coppa Europa – e viene spostato all’ala sinistra, facendo ripiegare Rivolta. Il Toro sente di poterne approfittare e aumenta il ritmo: al quindicesimo Prato colpisce l’esterno della rete, mentre tre minuti dopo spara sopra la traversa una palla ben costruita dal trio, che inizia a macinare gioco come nei giorni migliori. Al ventiduesimo Miglio para su Rossetti ma non trattiene, la palla resta lì e Libonatti la scaraventa in rete: 1-0 per il Toro e il Fila esplode, assordante. L’Ambrosiana non riesce a ricompattarsi e i granata sfruttano il momento favorevole, spingendo sull’acceleratore e facendo girare la palla a un ritmo indiavolato. Il Toro calcia fuori un’altra palla buona, centra una traversa e copre bene su un contropiede nerazzurro; al trentunesimo, su corner, Prati si trova la palla davanti e batte a rete, raddoppiando. L’Ambrosiana ci riprova con il solito Meazza, che riesce anche a scartare Bosia, ma Serantoni, imbeccato dal Balilla, spara alto. Il primo tempo si chiude qui.

La ripresa inizia nel segno di Prato. Riceve palla, scarta due uomini e, a venticinque metri, scarica una bomba nella porta nerazzurra (un tiro “alla Levratto”, scrissero allora): 3-0 per il Toro. «Nella sua offensiva il Torino travolge uomini e reparti neroazzurri che vanno alla deriva». Al ventisettesimo Baloncieri prende in pieno la traversa, la palla torna verso Rossetti che ribatte e segna: 4-0. L’Ambrosiana è in ginocchio: Miglio, in porta, è nella confusione più totale,  la difesa sbanda e l’attacco gira a vuoto, con Meazza lasciato solo a predicare nel deserto. La squadra granata invece è una meraviglia: il trio impone il gioco e le ali lo alimentano con palloni su palloni, offerti generosamente dai mediani granata che polverizzano i loro avversari, sulla carta nettamente superiori. Sperone, Aliberti e Mongero infrangono ogni tentativo di ripartenza nerazzurra,fermando uomini e smazzando palloni agli avanti. Il Toro sfonda a ogni tentativo e alla mezz’ora del secondo tempo è Silano a insaccare, mentre successivamente chiuderà le danze ancora Prato, appoggiando in porta un traversone di Baloncieri. Al triplice fischio tutto il pubblico si alza in piedi ad applaudire la prova di forza granata.

Se dopo quella gara furono in molti a cullare sogni di vetta, un dicembre terribile (quattro sconfitte su quattro partite) riportò l’ambiente con i piedi per terra: la squadra concluse il campionato al settimo posto. Non fu, però, un campionato anonimo: il Toro colse altre soddisfazioni, altri scalpi importanti (il Milan e il Napoli, per esempio).

Filippo Prato iniziò con una tripletta nella prima partita casalinga la sua esperienza granata. Militò nel Toro fino al 1937 per concludere l’attività calcistica nel 1940, proprio contro l’Ambrosiana, rompendosi una gamba a San Siro. Aprì un bar, nel 1955, in Corso Francia (vicino a Piazza Massaua) dove continuò a parlare di calcio, servendo avventori e amici ex calciatori (Zanello, Rossetti e Janni) con cui la domenica tornava a vedere il Toro, l’amore di una vita. 

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