Bologna-Lazio finisce in rissa

di Stefano Rosso

 

La violenza nel calcio torna a farsi sentire. Non sugli spalti dove – più che la tessera del tifoso – la civiltà delle tifoserie (Bari-Lecce, l’ultimo, nobile, esempio) sta restituendo allo sport, salvo alcune eccezioni, quella cornice che tanto gli spetta, ma sul terreno di gioco dove la somma di nervosismi e frustrazioni stipendiate fior di milioni finiscono per scadere in…

di Stefano Rosso

di Stefano Rosso

 

La violenza nel calcio torna a farsi sentire. Non sugli spalti dove – più che la tessera del tifoso – la civiltà delle tifoserie (Bari-Lecce, l’ultimo, nobile, esempio) sta restituendo allo sport, salvo alcune eccezioni, quella cornice che tanto gli spetta, ma sul terreno di gioco dove la somma di nervosismi e frustrazioni stipendiate fior di milioni finiscono per scadere in beceri teatrini da ubriachi.

E’ successo così al termine di Bologna-Lazio, una partita da prendere ad esempio al corso da allenatori di Coverciano per l’intelligenza con cui il tecnico felsineo Malesani è riuscito ad ingabbiare Ledesma costringendolo sempre ad inseguire il pallone senza mai giocare ed annullando di fatto tutto il potenziale offensivo – Hernanes, Mauri, Floccari, Sculli, Zarate… – della formazione di Edy Reya: l’attaccante argentino dei biancocelesti, invece di rientrare negli spogliatoi a testa bassa rimuginando sulla propria magra prestazione regalata al pubblico del Dall’Ara ed ai tifosi, se la prende col terzino rossoblu Matteo Rubin, reo – senza affatto aver disputato una partita fenomenale – di non avergli mai fatto vedere il pallone.

Purtroppo l’episodio successo nel finale offuscherà la nostra impresa sul campo” aveva dichiarato, affranto, lo stesso Malesani a fine partita. Come dar torto, d’altronde, all’amarezza dell’allenatore: qualunque sia il problema, colpe e critiche ricadono sempre sui tecnici, quell’unica rara volta che invece c’è da ricevere complimenti…

Ovviamente la solidarietà tra compagni ha subito portato all’intervento di Mutarelli, disposto a sfoderare energie residue non disperse in campo, per attraversare di corsa il terreno di gioco e sfogare addosso a Zarate – incommentabile il suo goffo pugno destinato a Britos ma recapitato al guardalinee Stefanini, intervenuto a far da paciere – qualche malumore ancora custodito dopo il poco elegante trattamento riservatogli dal club di Lotito qualche anno fa; quella stessa solidarietà che poco prima aveva portato all’espulsione di Gimenez che – sebbene a borcampo impegnato nel riscaldamento con tuta, giaccone e pettorina – s’era sentito autorizzato ad intervenire contro Dias, rosso anche per lui, autore di un brutto fallo sul fantasista rossoblu Ramirez, egualmente inqualificabile, poi, il comportamento del giocatore che si è andato a nascondere sulla propria panchina per non farsi riconoscere dal direttore di gara Rocchi.

A scadere più di tutti, però, ci pensa proprio il tecnico Malesani – lodato giusto poche righe fa – che se da un lato tira le orecchie a Zarate “in questo periodo è molto nervoso, Rubin mi ha detto che gli ha anche sputato addosso“, dall’altro difende ingiustificatamente il proprio giocatore, invitando alla comprensione di quanto avvenuto perchè “Gimenez e Ramirez si sentono come se fossero fratelli“: d’accordo difendere la squadra, ma ci sono situazione in cui sorvolare sarebbe potuto essere più dignitoso. Questa era una di quelle.

 

(foto: Gamefox.it)

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