Cairo: da “mangia-dirigenti” a conservatore per il Torino, ma una nuova figura…

Cairo: da “mangia-dirigenti” a conservatore per il Torino, ma una nuova figura…

Il presidente granata ha trovato finalmente stabilità con Comi e Petrachi, ma un ausilio per gestire la società dal punto di vista organizzativo potrebbe essere la mossa per il definitivo salto di qualità

di Marco De Rito, @marcoderito

Urbano Cairo, Presidente del Torino, dal punto di vista dirigenziale, molte volte si è fatto circondare da persone che non lo hanno aiutato a prendere decisioni corrette, sopratutto, nei primi anni di presidenza che hanno portato il Torino al baratro Serie B. Da Salvatori a Foschi passando per Tosi, Antonelli e Pederzoli molti sono i dirigenti che dal 2005 si sono avvicendati nel Torino e che hanno sempre deluso la piazza facendo scelte errate. Dal 2010 Cairo sembra aver trovato la quadra con Gianluca Petrachi, insieme all’ex Pisa, il proprietario di La7 è riuscito a costruire un progetto che sta già dando i suoi frutti: Toro in Europa.

LA CONFUSIONE DEI PRIMI ANNI- Appena salì sulla poltrona da presidente (2005-06), Cairo si affidò a Fabrizio Salvatori che costruì una squadra in sei giorni per poi portarla in A, facendo un autentico miracolo. Il patron del granata, a fine stagione, inserì altri dirigenti nell’area sportiva facendo infastidire Salvatori che lasciò l’incarico. Al posto del primo dirigente cairota arrivò Doriano Tosi (direttore sportivo). Figura importante del Torino in quei anni era Massimo Ieca (segretario generale) factotum societario efficientissimo che abdicò l’incarico nel 2012 a favore di Pantaleo Longo. Ritorniamo al 2007, quando Cairo decise di fare il salto di qualità, mandando via Tosi e De Biasi; ingaggiando Novellino (come allenatore), Antonelli (amministratore delegato) e Fabio Lupo (direttore sportivo). I due dirigenti fanno sperperare al presidente granata tantissimi soldi per acquisti che si sono rivelati dei flop e di conseguenza nel (2008-09) Cairo ingaggiò Pederzoli. Tante erano le aspettative intorno al dirigente ex Liverpool, il presidente lo elogiava e sembrava che potesse aver trovato un uomo capace di restare in quella poltrona per tanti anni ma così non fu. A Gennaio il proprietario del Torino, ingaggiò l’esperto Rino Foschi come ds e Pederzoli, dopo la retrocessione in Serie B, lasciò l’incarico per andare al Milan.

ERA PETRACHICairo nel 2009-10 ricominciò dalla Serie B con Foschi e, per cercare di potenziare l’area dirigenziale, a Dicembre assunse Giacomo Ferri (team menager) e Gianluca Petrachi (consulente di mercato), l’ingresso nel organigramma granata di quest’ultimo scatenò l’ira del ds ex Palermo che si dimise, facendo promuovere il dirigente leccese alla carica di direttore sportivo. Con questo asseto il Torino sta andando avanti ancora adesso, l’unica aggiunta è stata quella del direttore generale dell’area amministrativa, il cui ruolo è stato affidato a Antonio Comi. Con questo organigramma, il club di Via Arcivescovando, è riuscito ad andare in Serie A e a raggiungere l’Europa.

LA CILIEGINA SULLA TORTA… – I risultati danno ragione a questa dirigenza ma qualche aggiunta andrebbe fatta, per potenziare l’organizzazione del club granata prendendo spunto dall’Atalanta che si ritrova con tre uomini di spessore a gestire il club neroazzurro: Marino, Sartori e Zampagna. Il presidente granata, dati i molti impegni, avrebbe bisogno di un punto di riferimento a cui affidare le redini della società, un amministratore delegato. Il nome ideale potrebbe essere, ad esempio, quello di Zaccarelli, uomo gradito dalla tifoseria, in grado di gestire al meglio una piazza calda come quella del Torino, data la lunga permanenza del ex difensore in questo glorioso club sia da calciatore che da dirigente.

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