Cioffi: ‘Che emozione il Meazza!’

Il nuovo idolo granata ha potuto constatare la passione che c’è attorno a lui ieri sera alla presentazione della mostra del Centenario: “Quello che mi colpisce è che con il tempo che passa se non fai qualcosa di importante ti dimenticano. I grandi personaggi che hanno scritto la storia del Toro hanno lasciato grandi impronte, io non ambisco ad avere tanta cassa di risonanza, mi piacerebbe però lasciare un piccolo…

di Redazione Toro News

Il nuovo idolo granata ha potuto constatare la passione che c’è attorno a lui ieri sera alla presentazione della mostra del Centenario: “Quello che mi colpisce è che con il tempo che passa se non fai qualcosa di importante ti dimenticano. I grandi personaggi che hanno scritto la storia del Toro hanno lasciato grandi impronte, io non ambisco ad avere tanta cassa di risonanza, mi piacerebbe però lasciare un piccolo graffio nel Toro. Credo di essere già entrato nella storia granata e della città senza ancora aver fatto nulla, ma casualmente sono entrato nel Centenario”.

Ora vi tocca il Milan, una squadra in crisi.

“I rossoneri si trovano in una posizione non consona alla loro classifica solita e Kakà resta sempre un campione pericoloso”.

Preferisce trovarsi a tu per tu con tutti i campioni oppure è meglio qualche assenza?

“I grandi devono sempre giocare, ci si confronta meglio, ho sempre ragionato così anche quando giocavo nell’Interregionale. Al Milan tutti sono forti e con un passato importante”.

Per la prima volta calcherà il prato del Meazza, a fine gara chiederà la maglia a qualcuno dei grandi difensori rossoneri?

“Non è mio costume chiedere la maglia agli avversari, mi piace al limite scambiarla com’è successo con Rivalta. Però è chiaro che a Maldini e anche a Costacurta, che rimane un grande esempio, la maglia si chiede sempre, per cui è facile che uscirò dai miei schemi soliti”.

Emozionato di questo esordio importante, nella Scala del calcio?

“Sono riuscito a raggiungere tanti obiettivi, anche questo di giocare al Meazza, spero di poterci arrivare, non si sa mai. Esibirsi nello stadio di Milano è un riconoscimento pregevole per un giocatore. Il corollario è importante prima e dopo la partita, durante è come solito, bisogna pensare solo alla gara. Inoltre dobbiamo riscattare l’ultima brutta prestazione in A del Toro contro i rossoneri (6-0 ndr), per cui bisogna stare molto attenti. Oltretutto giocheremo di fronte a tanti nostri tifosi”.

Nel frattempo c’è la voglia di continuare questo momento positivo.

“Senza dubbio, siamo usciti a testa alta dalle ultime tre prestazioni che in fondo erano scontri salvezza. Con il Milan ovviamente non sarà una gara come le ultime, ma sarà un bel confronto con le compagini create per vincere il campionato, ci sarà poi l’Ascoli, costruito per raggiungere una salvezza tranquilla”.

Come vede nell’insieme la squadra di Ancelotti?

“Davanti hanno campioni pericolosi, ma allo stesso eleganti, anche in difesa sono attrezzati, con giocatori di indubbio talento. E’ un modo anche per noi di confrontarci con questi grandi nomi. Noi non dobbiamo andare a Milano cercando di mettere sotto i rossoneri. Non siamo ancora una squadra in grado di imporre il nostro gioco, ma dobbiamo mantenere i nostri equilibri. Dobbiamo cercare di dare continuità di risultato per arrivare alla salvezza, poi vedremo dove possiamo arrivare".

A giugno disputava i playoff da avversario del Toro, adesso ne è diventato un idolo, che ne pensa?

“Sento tanto calore attorno a me e mi gratifica molto, per quello che faccio in settimana. E’ il mio modo di interpretare il calcio, mi considero pur sempre un operaio di questo sport. Sono onorato e grato dell’affetto che ho attorno, mi dà più forza ancora di quella che metto di consueto nelle mie prestazioni”.

Ha un suo modo particolare per caricarsi?

“L’anno scorso mio fratello mi regalò a Natale un dvd con dentro un quarto d’ora delle mie azioni più belle e dei miei gol, con in sottofondo delle canzoni degli U2. Bono scrisse in un brano ‘Where the streets have no name’, che diceva – Ci voglio correre e ci voglio correre con te -. Oltre a responsabilizzarmi mi dà la giusta carica per correre dove le strade non hanno nome. Anzi, a dire il vero, più che la carica, mi scarica, perché mi vengono sempre i lucciconi agli occhi”.

Ultimamente è andato vicino al gol, finora non c’è ancora riuscito, magari domenica…

“Il gol è nel DNA di un giocatore, io almeno uno a stagione l’ho sempre segnato. Magari di lassù qualcuno mi dà una mano, un angioletto che la butti dentro. Domenica ci sono andato vicino si vede che non era il momento per farlo”.

Lo sta leggendo il libro su Ferrini?

“Sì, ma lo faccio a piccoli passi perché mi angoscia troppo arrivare alla fine sapendo già com’è andata la sua storia. Intercalo con altre letture”.

Il Milan resta grande, ma si dice sia finito un ciclo, causato anche dalla partenza di Shevchenko, concorda?

“Si diceva così anche di Del Piero anni fa, invece si è ripreso e lui è davvero un grande personaggio, non me ne vogliano i tifosi granata. I cicli finiscono, ma possono ricominciare subito o rigenerarsi, ci vuole anche un pizzico di fortuna”.

Lei dovrà confrontarsi con Inzaghi o Gilardino.

“Spero di fare bella figura con l’uno o l’altro, a seconda. Inzaghi rimane sempre molto pericoloso. Nella famosa debacle del Toro ha esultato in modo un po’ forte, è la sua reazione, lo farebbe anche in amichevole, lui è uno che ha la foga del gol e non sempre gli riesce di segnare, per cui quando si sblocca esplode la sua rabbia”.

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