Il borsino granata

Flessione fisiologica di metà stagione, magari frutto del lavoro di preparazione? Oppure nuovo annebbiamento psicofisico endemico? Il Torino, dopo un periodo di relativa tranquillità e fiducia, si ritrova nuovamente un soggetto amletico. I granata sembrano aver nuovamente smarrito la loro identità che il mercato di riparazione renderà ancora più incerta: i nuovi elementi (e già lo si è visto con…

di Redazione Toro News

Flessione fisiologica di metà stagione, magari frutto del lavoro di preparazione? Oppure nuovo annebbiamento psicofisico endemico? Il Torino, dopo un periodo di relativa tranquillità e fiducia, si ritrova nuovamente un soggetto amletico. I granata sembrano aver nuovamente smarrito la loro identità che il mercato di riparazione renderà ancora più incerta: i nuovi elementi (e già lo si è visto con Budel) non dovranno inserirsi in un collaudato meccanismo ma dovranno crearne uno nuovo. Finora Lerda aveva giocato senza un regista, ora con l’arrivo dell’ex Brescia ha a disposizione un giocatore per ricoprire questo ruolo. L’innesto di Antenucci , presentato non come il vice di Bianchi o come il suo sostituto in vista di una cessione del capitano, avrà invece l’effetto di modificare lo schema offensivo che ora potrà essere a due punte e dunque più simile ad un 4-4-2. Il che però fa sorgere degli importanti interrogativi circa l’idea che si ha di Sgrigna e del suo impiego. Abbandonando tuttavia legittimi dubbi di natura tattica, non si può non sottolineare la nuova involuzione di gioco e risultati, la preoccupante condizione fisica di molti calciatori e quella psicologica dell’intero gruppo che dimostra ancora una volta come sia fragile nei momenti più delicati ed incapace di imporre la propria forza quando occorre. Intanto la serie A resta a +10 e non si vede dove e quando (ma soprattutto come) la squadra di Lerda sarà in grado di recuperare il terreno perso per strada nei primi mesi.

CHI SALE:

ZANETTI       il mediano gioca una gara piuttosto accorta ed una volta tanto senza nemmeno ricorrere alla sua proverbiale ruvidezza. Ruba palloni, rintuzza puntualmente e riesce sempre a prevenire le giocate degli avversari. Non a caso dopo la sua uscita i granata non sono riusciti a recuperare più tanti palloni a metà campo.
GASBARRONI        impiegato dall’inizio, stavolta ha la verve giusta per scuotere il match sin dalle prime battute. Innesca le azioni più pericolose con le sue giocate che esulano dal copione ed instillano un briciolo di fantasia in più alla manovra. Tuttavia rende sempre meno rispetto al suo immenso potenziale e cala alla distanza.
BIANCHI        niente di entusiasmante stavolta, solo un gol facile facile realizzato spingendo in rete un passaggio di Gasbarroni deviato in modo decisivo da un difensore veneto. Poi di testa sfiora il secondo gol un attimo dopo il pari subito ed in generale libera al tiro anche i compagni ed è utile anche in difesa.
RIVALTA      anche lui, così come Zanetti, non è reduce dal tonfo di Varese. Ed anche lui non si dimostra a corto di condizione come invece altri suoi compagni che hanno disputato gli ultimi impegni. Deciso ed attento nei disimpegni, le sue quotazioni da centrale salgono vertiginosamente per la trasferta di Crotone anche a causa delle defezioni di Ogbonna e Pratali.
STABILI:
BASSI      la partita contro il Cittadella non ha certamente costituito un importante banco di prova per valutare il suo stato di forma dopo la brutta prestazione resa a Varese. Incolpevole sull’autogol, è dovuto intervenire solo per ordinaria amministrazione su tiri centrali e facili uscite.
GAROFALO       sempre generoso e decisivo come pochi, basti considerare il perfetto suggerimento in profondità per Gasbarroni da cui nasce il gol di Bianchi. Diligente in copertura, si produce anche in poche ma buone scorribande nonostante sia condizionato da qualche problema fisico.
BUDEL      alla seconda presenza (la prima dall’inizio) in granata già conferma le prime impressioni: non sembra che possa assicurare il tanto atteso salto di qualità a centrocampo, ha buoni doti tecniche anche se esagera nel tener palla e talvolta finisce per perderla malamente. Anche stavolta è sfortunato nell’azione che porta al gol avversario.
DI CESARE        le ultime notizie confortanti che ne confermano il recupero in vista di Crotone fa pendere il suo personale borsino in una situazione di stabilità. Anche perché nel corso del match fa il suo in difesa e si produce in un paio di sortite in avanti, una delle quali mette a repentaglio la sua incolumità.

CHI SCENDE:

OGBONNA       come spesso accade ultimamente è uno dei migliori in campo. Sempre ottimo in chiusura, si disimpegna con eleganza e calma olimpionica sugli attaccanti avversari senza concedere alcuna sbavatura. Non è colpa sua, anche se poteva risparmiarsi quel disturbo sul portiere, se viene ammonito e dovrà saltare la prossima per squalifica. Motivo per cui  però le sue quotazioni inevitabilmente scendono.
BELINGHERI       difficile trovare nuove motivazioni per le quali il suo standard venga modificato. Va solo sottolineato che le responsabilità di aver collezionato un’altra figuraccia le divide con il mister reo di mandarlo in campo e di cambiargli due ruoli in pochi minuti.
PELLICORI       stesso discorso di cui sopra. Mettere in campo un giocatore che non riesci a sfruttare non fa che limitare le possibilità di recupero anziché aumentarle. Si muove su tutto il fronte senza riuscire ad avere un pallone giocabile.
LAZAREVIC       sarà che le sue caratteristiche di corsa non vengono sfruttate appieno dalla squadra ma anche stavolta conferma i suoi limiti sotto porta ed al momento più importante, quello dell’ultimo passaggio o del cross che sia. Il suo rendimento è in evidente flessione.
SGRIGNA       penalizzato da una posizione non consona alle sue caratteristiche, resta spesso fuori dal gioco poco cercato dai compagni con passaggi in profondità. Lui fa quel che può con giocate semplici ed impegno apprezzabile. Resta l’enigma di come un’ottima seconda punta per la categoria non abbia avuto la possibilità di giocare quasi mai nella sua posizione ideale.
D’AMBROSIO       quando non gira non gira, c’è poco da fare. Il suo stato di forma approssimativo ne sconsiglia l’impiego sin dall’inizio e così resta relegato in panca fin quando non deve prendere il posto dell’acciaccato Di Cesare. Poi la sfortuna si accanisce su di lui sotto forma di pallone che gli rimbalza sulla testa e finisce dritto sotto l’incrocio dei pali della propria porta. Ma probabilmente sarebbe un (altro) errore addossare tutto alla malasorte.

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