Torino, Gigi Meroni: l’artista che ha reso il calcio un’opera d’arte

Torino, Gigi Meroni: l’artista che ha reso il calcio un’opera d’arte

La Farfalla Granata / Un uomo che con una palla ha sfidato le leggi della natura

di Redazione Toro News

Perché ricordare ancora una volta, Gigi Meroni? Perché dobbiamo costantemente tornare a quei giorni di estasi e tormento, perché dobbiamo nuovamente immergerci nei ricordi, una volta ancora? La domanda suona un po’ maligna, però è lecita. Altrettanto lecita, va da sé, la risposta: dobbiamo ricordare Meroni perché è stato qualcosa di unico e irripetibile, qualcosa di più che un semplice calciatore. Gigi Meroni è stato un ideale.

Quasi come un’opera d’arte, Meroni è stato lo spirito del suo tempo incarnato in calciatore. È forse anche per questo che viene ricordato – come sempre in questo giorno – sia da chi visse quegli anni sia da chi costantemente rimpiange di non averli vissuti. Ma non solo. Sarebbe facile fare del ricordo di Meroni un semplice affare di nostalgia, di vecchie foto in bianco e nero: non è così. Oggi ricordano Meroni coloro che amano il calcio, un calcio fatto di genio e di eleganza, capace di stupire e di innamorare. Chi ama questo sport non può non ricordare la Farfalla granata, un giocatore diverso dagli altri, uno che in campo ha fatto la sua rivoluzione attraverso la grazia e la bellezza, quella bellezza che – lo scrisse Dostoevskij – prima o poi salverà il mondo.

Meroni è stato questo, grazia e bellezza di un calcio ormai lontano dal nostro – così atletico e muscolare – un calcio consacrato in vecchi filmati e che non chiede di essere rimpianto, bensì di essere coltivato. Provate a emularlo, provate a colpire la palla come con una carezza, a disegnare quelle traiettorie geometriche, pulite e morbide come una pennellata di Raffaello. Provate a chiudere gli occhi e a immaginare l’eccitazione che sale scartando uno ad uno i difensori avversari per poi depositare, lento e inesorabile, il pallone in rete. Provatelo ad emulare e scoprirete subito che questa è la magia del calcio e che Meroni è stato uno dei suoi grandi prestigiatori. Oltre la tecnica raffinata e oltre i dribbling, quel che ancora oggi impressiona del numero 7 granata è il modo in cui colpiva la palla, il modo in cui questa si muoveva. Nei suoi tiri e nei suoi cross regna una leggerezza irreale, quasi che il cuoio non pesasse nulla e che la palla, una volta colpita, si muovesse come nello spazio cosmico, leggerissima, senza alcun attrito.

Gigi Meroni il prestigiatore, capace di stupire con le sue trovate dentro e fuori dal campo, con i suoi baffi e i capelli lunghi, con la gallina al guinzaglio e addosso le giacche disegnate da lui personalmente. Gigi Meroni con il suo amore da romanzo ottocentesco, bello e ostacolato, vissuto sui tetti di piazza Vittorio. Gigi Meroni che ascoltava i Beatles e dipingeva, che con la maglia numero 7 correva sulla fascia con quelle gambine nude (che a vederle ora fanno tenerezza). Oppure in panchina con la maglia azzurra – senza poter tirar fuori conigli dal cilindro – a guardare un dentista nord coreano buttarci fuori dal mondiale, o ancora Gigi Meroni morto ammazzato a ventiquattro anni, steso sull’asfalto di corso re Umberto.

A tentare di racchiudere la farfalla granata in un fotogramma si rischia di ripetere cose già dette e di rivedere scene già viste. Tuttavia se mi dessero solo dieci secondi per raccontare Meroni, mostrerei comunque quel gol segnato a Milano, contro l’Inter. Lo si ricorda sempre: in quella partita l’Inter perse in casa dopo tre anni di risultati utili. Già di per sé qualcosa di storico. Ma a rivedere quel gol ancora oggi, dopo più di quarant’anni, si capisce che un conto è la statistica e un altro l’arte. Quel gol, dipinto al diciassettesimo del primo tempo, è un capolavoro senza tempo, incapace di invecchiare. Come tutti i capolavori che si rispettino ci troviamo dentro tutto: per prima cosa il senso della posizione nello scatto e l’abilità nello smarcarsi e ricevere palla. Poi il controllo della sfera, tenuta d’occhio anche quando abbandonata – momentaneamente – per fintare sul difensore e spostarlo un poco più in là (mossa sagace e d’esperienza). Infine, dopo essersi coordinato, il colpo: un tocco fermo, pulito, e la palla che schizza, come leggerissima , disegnando una traiettoria che non è di questa terra. Una curva che sembra quella di un satellite, un anello di Saturno, l’opera d’arte di un uomo che con una palla sfida le leggi della natura.

Quel gol all’Inter resterà per sempre nella storia del Toro e del calcio italiano, in mezzo a poche altre gemme capaci di mostrarci in pochi secondi tutta l’arte e la bellezza che questo sport sa regalare. Ed è per questo che all’inizio abbiamo definito Meroni un ideale, lo stesso che ritroviamo nella musica e nelle utopie di quegli anni: come loro, infatti, Gigi Meroni è stato una promessa di felicità. Proprio per questo noi, anche quest’anno, lo ricordiamo.

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