Torino-Sassuolo, Vives contro Magnanelli: uomini “di quantità” a confronto

Torino-Sassuolo, Vives contro Magnanelli: uomini “di quantità” a confronto

Verso Torino-Sassuolo / Domenica saranno uno di fronte all’altro due esperti centrocampisti, che hanno nella determinazione e nella cosiddetta “quantità” le loro qualità migliori

di Cristina Raviola, @CriCuoreToro

Si fa un gran parlare di attaccanti, di giovani promesse, di difensori simbolo e di calciatori di qualità. Ma non c’è solo questo nel calcio, no. Vives da una parte e Magnanelli dall’altra sono il manifesto più concreto di questa svolta di contenuto: due giocatori che non hanno nelle loro qualità individuali la propria forza, ma nella quantità, nella cosiddetta “garra”.

GIUSEPPE VIVES, IL POLIEDRICO – Regista, mediano, mezz’ala. Non avrà i piedi di Xavi o Iniesta, ma il nostro centrocampista classe ’80 non tira mai indietro la gamba ed è un vero trascinatore per i compagni in campo. Come l’antagonista Magnanelli, il vice-capitano del Toro è tra gli artefici della risalita in Serie A della propria squadra, ed è quindi di diritto uno degli uomini-simbolo: uno tra i giocatori più influenti nello spogliatoio e in campo. Non eccellerà in qualità tecniche, è vero (anche se qualche bell’assist l’ha sfornato), ma quando si tratta di amministrare e mordere caviglie, Vives risponde sempre presente, nonostante i 34 anni suonati.

MAGNANELLI, IL CAPITANO – Anche qui, non stiamo parlando di un centrocampista famoso per le sue doti tecniche, o per le sue qualità nell’uno-contro-uno. Ma anche qui, come nel caso di Vives, siamo di fronte ad un giocatore-chiave per gli schemi del proprio allenatore, una vera e propria pedina insostituibile nello scacchiere nero-verde. Se molti altri compagni si giocano la titolarità partita per partita, il mediano emiliano no. Lui è titolare, è capitano, ed è leader fuori e dentro il campo. Non gli chiedete doppi-passi o rabone, ma quando c’è da far sentire i tacchetti o da correre dietro ad un pallone da recuperare, Magnanelli non si tira indietro, nonostante, anche lui, abbia da poco raggiunto i 30 anni.

Uomini di esperienza a confronto dunque, ma non chiamateli vecchietti, potrebbero offendersi.

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