Zaccheroni: ‘A San Siro per fare punti’

Parla del suo rapporto con il Milan come di una ex-fidanzata con cui ci si è lasciati male. Tanto che non dirà mai cosa, ma Alberto Zaccheroni non ha problemi ad ammettere che qualcosa che non gli è andato giù, nei tre anni in rossonero, c’è: “una frase detta a tavola da Berlusconi sul mio rapporto con il Milan. Una cosa che ad Ancelotti non potrà mai dire, perché lui è…

di Redazione Toro News

Parla del suo rapporto con il Milan come di una ex-fidanzata con cui ci si è lasciati male. Tanto che non dirà mai cosa, ma Alberto Zaccheroni non ha problemi ad ammettere che qualcosa che non gli è andato giù, nei tre anni in rossonero, c’è: “una frase detta a tavola da Berlusconi sul mio rapporto con il Milan. Una cosa che ad Ancelotti non potrà mai dire, perché lui è della “famiglia”. Non lo dice, ma dell’ex-premier ha sempre sofferto la tendenza a inserirsi nelle questioni tecniche, come fanno i manager abituati ad avere l’ultima parola su tutto ciò che si fa nella loro azienda. Alla vigilia del confronto con la sua ex-squadra, con cui centrò uno scudetto imprevisto, il teorico di Cesenatico è determinato a fare risultato, anche se sa che sarà dura. Fiuta l’aria e capisce che il rischio di sbagliare l’approccio alla gara c’è, ed è un dato di fatto che, quest’anno, con tutte le sue ex-squadre (Udinese e Lazio) ha sempre perso.

Mister, come ha visto, in settimana, Rosina e Stellone autori di una prova sotto tono con l’Empoli ?

Non mi sembra siano troppo tesi o preoccupati, li ho visti abbastanza bene. Spero che vadano in campo rispettando l’avversario, ma anche con il giusto coraggio. Certo, dopo tre vittorie in quest’ambiente c’è il rischio che si rilassino. Però lì devo lavorare io, perché a San Siro molti dicono che si può perdere, ma per i nostri obiettivi dobbiamo fare di tutto per fare punti. Voglio una squadra determinata in questo.

C’è un giocatore che le toglie il sonno in particolar modo ?

Facile dire Kakà, perché è quello che può fare la differenza in ogni momento, però non è il solo. Penso all’esempio pratico e silenzioso che sa dare Maldini con la sua sola presenza, che è di stimolo per tutti. In generale però il Milan è una delle squadre più forti sul piano della tecnica e del palleggio. Loro sono molto arrabbiati e questa è la condizione peggiore per affrontarli, perché ci metteranno anche la voglia. Tutte le volte che si sono trovati in situazioni del genere hanno sempre risposto sul campo alle critiche con prestazioni maiuscole.

Come si mette in difficoltà allora una squadra del genere ?

Dovremo essere più squadra di loro, unendo le nostre qualità individuali a quelle di gruppo. Non dovremo commettere errori ma giocare una partita perfetta. Il Toro farà bene se avrà la forza di osare, data dal coraggio e dalla consapevolezza dei propri limiti. Loro sono sei anni che giocano insieme, hanno un’identità precisa. Noi la stiamo ancora cercando, quando l’avremo stabilita, avremo chiaro anche gli obiettivi che potremo raggiungere. Dobbiamo acquisire la cultura del lavoro perché se pensiamo di essere arrivati da qualche parte è finita.

Come sta adesso il Toro ?

Discretamente bene in fase difensiva, stiamo migliorando a centrocampo ma dobbiamo essere più veloci e imprevedibili in attacco e pensare a crescere di partita in partita. Loro tecnicamente e a livello motivazionale stanno meglio, noi dobbiamo fare in modo che non tirino fuori le cose che sanno fare meglio, sfruttando le nostre caratteristiche e prendendoci, all’occorrenza, qualche rischio. Per i nostri obiettivi stagionali a San Siro dobbiamo fare un risultato positivo. Il nostro esempio deve essere uno come Maldini, che quando lo mandavo in campo negli ultimi minuti di un’amichevole infrasettimanale, giocava come se avesse di fronte il Real Madrid.

Vede delle analogie fra la situazione che sta vivendo Ancelotti e la sua ?

No. Quest’anno sono lì perché la penalizzazione li ha tolti troppo presto dalla lotta per il titolo e la partenza di Shevchenko non è stata compensata dall’arrivo di un altro grande giocatore, perché non si sono fatti grandi investimenti in campagna acquisti. Una cosa che con me era la regola, con Ancelotti è il primo anno che accade.

Crede che in caso di sconfitta Ancelotti sia a rischio di esonero ?

No. Premesso che noi allenatori non possiamo temere l’esonero, lui ha una storia diversa. Io mi ritrovai senza centrocampisti dopo un buon avvio di stagione, macchiato solo dalla sconfitta, per 5-0, con il Real in amichevole dopo che, sullo 0-0 avevo tolto tutti i giocatori più importanti nella ripresa, ritenendo più importante superare l’imminente turno preliminare di Champions. Sono riconoscente al Milan per avermi dato l’opportunità di allenarli e a Galliani, che stimo ancor’oggi, per la grande capacità manageriale e la lealtà che ha sempre avuto nei miei confronti. Conosco l’ambiente e la tifoseria e so che Ancelotti non ha nulla da temere in nessun caso domani.

Cairo e Berlusconi sono così simili come dicono in molti ?

Io arrivai al Milan in un momento in cui Berlusconi era molto preso dalla politica, per cui tolta qualche telefonata, qualche visita a Milanello e ogni tanto a cena lo vedevo poco. Con Cairo mi sento tutti i giorni e lo vedo molto più sovente. Chi ha vissuto il Berlusconi prima maniera, quando non era ancora in politica, mi diceva che era molto attento a caricare sul piano emotivo la squadra ed era molto più presente. Come fa Cairo oggi, entrambi sono molti attenti a motivare i giocatori.

E’ vero che l’ex-premier insisteva parecchio sulla formazione ?

No. Dico sempre che un allenatore ha due strade: legarsi al carro di qualcuno oppure fare il cane sciolto. Io ho scelto la seconda strada, credo nella maggiore autonomia e invoco, visti i rischi, l’ultima parola sulle decisioni tecniche. Certo che in questi casi devi sempre vincere altrimenti sei fregato.

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