Don Robella: “Don Aldo Rabino, un gigante: la sua un’eredità pesante”

Don Robella: “Don Aldo Rabino, un gigante: la sua un’eredità pesante”

Il parroco che celebrerà la cerimonia nella Basilica: “Qui si sentono coloro che sono passati, qui è l’essenza del Torino. Il Filadelfia? Ci fa recuperare il passato guardando al futuro”

Robella, Filadelfia

In vista del 68° anniversario della Tragedia di Superga, in questi giorni Toro News sta dando spazio ed attenzione a coloro che in quel il 4 maggio del 1949 persero un caro: fino a questo momento, su queste colonne abbiamo intervistato ed apprezzato le parole di di Aldo Cappon, nipote dei fratelli BallarinFranco Ossola jr., figlio dell’omonima ala granata, e Paolo Bacigalupo. Oltre ai parenti, è giusto però dar voce anche ad un’altra personalità fortemente legata all’avvenimento, che può apprezzare ed elaborare da un differente punto di vista: abbiamo dunque contattato Don Riccardo Robella, il parroco che per il secondo anno celebrerà la cerimonia alla Basilica.

Don Robella, ci avviciniamo al 4 maggio: sarà il 68° anniversario di quel maledetto giorno, ma si può dire davvero che il ricordo non muore mai…

“Certamente no, è qualcosa di assolutamente identificativo per noi tifosi del Toro. Basti pensare che di solito i tifosi delle altre squadre ricordano maggiormente – e per questo si legano ad esse – o la formazione di riferimento nella propria infanzia oppure quella più vincente, noi invece no: in qualsiasi luogo si trovi, qualsiasi età abbia, per un tifoso del Torino il riferimento è e sarà sempre e comunque Superga”

A questo proposito, è veramente incredibile come un evento ormai distante nel tempo riesca a commuovere e rendere partecipe un intero popolo attualmente, comprese tantissime persone che ovviamente non hanno potuto veder giocare quella squadra.

“Sì, è esattamente quello a cui mi riferivo: un’ideale ed un senso di appartenenza che legano tutti i tifosi granata. La commozione attuale è impressionante, ma è dovuta proprio a questa fede, questo simbolo che non cesserà mai di esistere per ovvie ragioni: anche le sensazioni che si provano in quel momento sono legate a questo insieme di elementi”

Per lei sarà appunto la seconda volta, in qualità di successore di Don Aldo Rabino. Quali emozioni le evoca ripensare all’anno scorso? Anche quest’anno ci sarà una menzione speciale per Don Aldo?

“Assolutamente, mi sembra doveroso: in apertura lo ricorderò senza ombra di dubbio poichè è il minimo che spetta ad una figura del genere. L’anno scorso devo dire la verità ero abbastanza stranito, essendo per me tutto nuovo, dovevo ancora abituarmi completamente: le emozioni che questo evento mi susciterà giovedì invece sono ancora tutte da definire. Il ricordo di (Don) Aldo è invece per me qualcosa che va oltre ad una semplice ammirazione, è la consapevolezza di aver ricevuto il testimone da un vero e proprio gigante: mi rendo conto che è quasi impossibile riuscire a replicare quanto da lui fatto, ma si dà il massimo. Quel che più mi ha colpito l’anno scorso comunque è la sensazione di sentire veramente la presenza di coloro che lì sono passati, non soltanto gli Undici ma anche tutti gli altri giocatori del Torino nel corso degli anni: la sensazione di far parte della storia”

Sabato 6 maggio, due giorni dopo la cerimonia, avrà inoltre luogo il Derby della Mole: lei pensa che la visita al Colle possa fornire un’ulteriore spinta, una carica aggiuntiva, alla squadra in vista della stracittadina?

“Shhh, non diciamo niente…. (ride, ndr) A parte gli scherzi, chi può dirlo? Certamente potrebbe, ma sono due eventi talmente strani ed entrambi imprevedibili che nessuno sa cosa potrebbero scatenare ad una distanza così ravvicinata. Può darsi senza dubbio che il 4 maggio funga da ‘dinamite’ verso il Derby, io me lo auguro

Infine, una domanda sul Filadelfia. Il 25 maggio si avvicina e così anche quello che sarà un evento fondamentale e storico non solo per il Torino ma per il calcio italiano tutto.

“Assolutamente, ancora una volta è qualcosa che lego ad una profonda consapevolezza: quella che noi granata abbiamo delle radici, e nel momento in cui le recuperiamo questo diventa un evento straordinario e significativo, come detto, per tutto il calcio italiano. Rievoca quel senso di appartenenza di cui parlavamo, è un vero e proprio ritorno a casa; quello che mi affascina maggiormente però è il modo nuovo in cui questo luogo ritorna: è proprio questo il bello, il Filadelfia ritorna ma non è più quello che era una volta. Una sorta di sguardo insieme al passato ed al futuro, entrambi essenziali: senza il futuro saremmo bloccati nei ricordi, ma senza il passato non avremmo le solide basi sulle quali costruire tutto il resto. Il Filadelfia ci fa recuperare il passato guardando al futuro: questo è un messaggio importante”

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