di Guido Regis * Giuseppa Valido insegnante di Palermo, è l’eroica vittima moderna di questa giustizia che contempla “imbecilli” come ogni categoria umana. Non è la Laurea capace di farti buon medico, buon giudice, buon ingegnere, buon uomo o donna. E’ l’educazione, l’etica, la deontologia, la morale, il senso civico che ti deve essere insegnato fin dalla più tenera...

di Guido Regis *

Giuseppa Valido insegnante di Palermo, è l’eroica vittima moderna di questa giustizia che contempla “imbecilli” come ogni categoria umana. Non è la Laurea capace di farti buon medico, buon giudice, buon ingegnere, buon uomo o donna. E’ l’educazione, l’etica, la deontologia, la morale, il senso civico che ti deve essere insegnato fin dalla più tenera età. E se non ti è stato insegnato devi sforzarti d’impararlo usando la tua intelligenza. Se non l’impari vuole dire che SEI UN DEFICIENTE.
E’ stupefacente come si manifesti in pompa magna addirittura in veri e propri spettacoli carnevaleschi a favore dei diritti delle donne e degli omosessuali, come magistrati facciano battaglie persino esagerate di moralismo per eliminare un capo di governo che possiede ben più gravi difetti e pericoli nel cassetto ( ben accompagnato per altro da gran parte dei suoi oppositori ) , e poi alcuni giudici, magari anche impegnati nella difficile lotta contro le cupole mafiose, abbiano il coraggio di punire con un mese di reclusione una santa educatrice donna che, disgustata dal gesto di un bullo idiota reo di aver impedito ad un compagno di andare in bagno perché a suo dire è un gay, lo abbia giustamente e semplicemente costretto a scrivere qualche decina di volte “ sono un deficiente”
Il massimo sentire l’imbecille supremo, il padre del bullo, affermare che il figlio ha dovuto andare dallo psicologo dopo questa punizione. Ma per favore! Semmai la punizione è servita a fargli comprendere che tutto il percorso educativo dalla nascita fino a quel momento era stato un fallimento e forse era ora di promuovere un estremo e legittimo tentativo.
E’ questo che fa male nel terzo millennio. Vedere come con alle spalle secoli di storia ad insegnare il pericolo del decadimento dei costumi e della morale, scoperte scientifiche e viaggi nel sistema solare, anche nella culla della civiltà mondiale, il trogloditismo e l’imbecillità regna, anche solo per qualche istante, persino sotto la toga di un giudice apparentemente di alto livello.
Nessuno è immune da atti di deficienza, io per primo. Ma il salto di qualità sta nel saperlo ammettere e non ripetersi. Il baratro è rendere la deficienza lecita con la giustificazione, la tolleranza esagerata fino ad un atto giudiziario che la promuove, condannando chi la combatte fra i banchi di scuola. Ed allora non ho timore nel dire che a maggior ragione anche tra il popolo granata gli atti di deficienza devono essere condannati e banditi.
Lerda, come Cairo come Petrachi come chiunque altro, hanno commesso e commetteranno errori di valutazione, presunzione e quant’altro, che hanno fatto male a loro stessi ed al popolo granata. E’ stato e sarà dovere e diritto di ognuno di noi criticarli anche ferocemente, se ripetuti. Ma la critica non dovrà mai prestarsi ad atti di “deficienza”.
Lo ripeterò fino a quando avrò lucidità mentale. E’ stato e sarà legittimo manifestare contro il presidente, magari anche con cori irridenti e folcloristici allo stadio, ma solo fuori dai novanta minuti della partita altrimenti continueranno ad essere, come è già stato, solo atti da stolti.
Saggio aver stipulato una tregua con l’ex papa urbano sabato, ma sciocco e presuntuoso pensare che alcuni timidi contatti presi finalmente dalla dirigenza con i vertici della tifoseria siano solo il frutto di cori lesivi in momenti inopportuni. C’è ben altro lavoro dietro da parte di uomini granata nel midollo che non vogliono e non avranno leadership, ne riconoscimenti. Ed è da deficienti aver trasferito la contestazione in tribuna rivolgendola all’allenatore proprio nel giorno in cui ha avuto il coraggio di una scelta impopolare e dolorosa, ma guarda caso vincente.
E’ da deficiente, se accaduto, aver attribuito da parte di qualche compagno all’unico vero capitano degli ultimi anni della storia granata, la responsabilità per la sterilità dell’attacco. E’ sotto gli occhi di tutti che questa squadra non è stata impostata per servire a dovere le sue caratteristiche fisiche e tecniche, in modo da consentirgli di segnare.
Ma tant’è, ed il Toro non è Bianchi bensì Bianchi è il capitano del Toro e quindi di tutto il suo popolo.
Ed allora “Rolando il furioso” deve sapersi mettere al servizio della squadra ed accettare la panchina, a maggior ragione se la sua condizione fisica non è ancora ottimale, saper apprezzare il segno di rispetto di un allenatore che non ha mai pronunciato una pubblica affermazione negativa nei suoi confronti, anzi, e nel momento in cui la squadra senza di lui ha saputo finalmente ed ancora una volta ribaltare un risultato negativo, lo ha riproposto consentendogli di realizzare una rete decisiva.
Ed allora capitano, mio capitano, dopo quella rete l’unico gesto da vero eroe granata rispettoso delle gerarchie e del bene del Toro, sarebbe stato quello di correre dal tuo allenatore, abbracciarlo, portarlo in trionfo, suggellando un vero momento di svolta, trasformando il tuo goal e la vittoria in un esempio catartico di ritrovata logicità nelle idee dell’allenatore, nella volitività ed unità della squadra e soprattutto nelle scelte societarie, presente finalmente in settimana al tavolo della fondazione Filadelfia.
E si perché la settimana appena conclusa può essere davvero catartica.
Ci attendevamo l’aiuto impossibile di un mito scomparso da decenni, il giorno di San Valentino, sbagliando ancora una volta nel confondere il doveroso ricordo della nostra storia e della nostra leggenda da cui trarre energie per la ricostruzione, con la speranza in miracoli impossibili ed improponibili. Cinque giorni dopo ci siamo resi conto che questa è stata la settimana del futuro, con le giovanili che hanno ancora una volta suggellato la loro incredibile crescita semplicemente grazie al duro lavoro, ed il popolo granata che ha vinto una nuova ed importante battaglia per ricostruire il Filadelfia, semplicemente con l’umiltà, l’unità, la perseveranza.
Marco Montiglio ha detto una banale verità di fronte alle telecamere, finalmente visibili in tutta Italia: “ sono quindici anni che non godiamo e sono quindici anni che il Filadelfia è stato distrutto….”.
Ed ecco che lavorando per il futuro anche la prima squadra si è svegliata ed ha concretizzato in vittoria sonante come mai visto prima di sabato, una superiorità invece già vista varie volte sul campo in altre partite, a volte anche perse. E’ stata finalmente la settimana del futuro e non del passato.
Questo, capitano mio capitano, devi comprendere, insieme con i tuoi compagni e tutti noi.
Muto devi stare tu come muti tutti i deficienti che da anni, convinti di essere unici tenutari dell’essenza granata, la insudiciano con i loro stolti atteggiamenti immaturi e controproducenti, spesso reiterati.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, capitano!
Non farti rovinare da chi si schiera dalla tua parte anche quando sbagli, perché non vuole il tuo bene ma intende semplicemente adularti e sfruttare la tua compagnia, togliendoti la lucidità e l’eroismo di un vero grande capitano granata.
Al tuo goal Stefano ormai quasi quattordicenne, come me tuo immenso ammiratore, è saltato più in alto che mai, al settimo cielo, ma mentre ti correva simbolicamente in contro per manifestarti tutta la sua gioia si è improvvisamente arrestato notando la strana esultanza, si è girato verso di me con gli occhi spalancati, attoniti, improvvisamente delusi, dicendomi “ ma è deficiente?”.
Ecco, capitano mio capitano, domandati se è lui a dover subire un condanna, e con lui se lo domandino tutti i sepolcri imbrattati di granata.


* presidente Toro Club CTO "C.Sala"

http://www.torinoclubcto.com
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