Finalmente la stagione è ricominciata! Finalmente si inizia di nuovo a respirare un po di Toro. Ieri sera, infatti, all'Art Hotel si è radunata la squadra (ancora priva di alcuni elementi come Alessio Cerci o come l'ormai granata Immobile) e l'evento ha portato numerosi tifosi a presenziare con grande entusiasmo ed euforia. I miei pazienti hanno potuto vedere da vicino per la prima volta i nuovi acquisti come Bellomo, El Kaddouri, Moretti, Bovo, Farnerud e Padelli, hanno potuto rivedere lo zoccolo duro della squadra (non sono mancati cori di affetto per il nuovo probabile capitano Kamil) ed hanno anche potuto esprimere tutto il loro dissenso nei confronti dell'ex vice-capitano Ogbonna il quale non era ovviamente presente.
Insomma è stata una serata in cui è emersa tutta l'essenza del “torinismo. Infatti il tifoso del Toro, ancor più di quello di una qualsiasi altra squadra, è capace di innamorarsi immediatamente e incondizionatamente dei nuovi giocatori. Essei sono quasi sempre accolti con affetto spesso più dal lato umano che dal lato calcistico, quasi come se fossero arrivati dei compagni di battaglia, non dei semplici calciatori. Ma di questo aspetto vi ho già ampiamente parlato nei miei precedenti articoli. Se però da un lato è capace di tanto affetto, qualora si senta tradito, il soggetto è capace di tramutare questo affetto in odio e disprezzo che a volte sfocia in dichiarazioni di intenti o atti non proprio ortodossi. Il caso Ogbonna (coperto di cori e striscioni di insulti) non è certo il primo caso di quello che i miei pazienti considerano un vero e proprio tradimento. E poco importa se il calciatore in questione non aveva mai giurato amore eterno ai colori granata, o se in questo calcio “denarodipendente” non esistono più le bandiere, quello che ha fatto è un'onta incancellabile che non potrà mai più essere risanata.
Questo suo amplificare i propri sentimenti all'inverosimile (sia nel bene che nel male) è un altro aspetto che caratterizza il tifoso granata e per cui forse, vale la pena di continuare a studiarlo.
Riccardo Agnello
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