Un figlio bianconero? Come comportarsi? In questi giorni si parla solo di mercato e la mente dei tifosi ne è completamente immersa, ma vorrei usare la mia rubrica per staccare un po’ la spina da questo tema e fare una piccola...
Un figlio bianconero? Come comportarsi?
In questi giorni si parla solo di mercato e la mente dei tifosi ne è completamente immersa, ma vorrei usare la mia rubrica per staccare un po’ la spina da questo tema e fare una piccola riflessione.
Un paziente, ieri, si è presentato nel mio studio chiedendomi consigli su un argomento piuttosto singolare. Mi ha infatti chiesto se sia il caso di indirizzare al figlio di quasi 5 anni verso il granatismo dato che ultimamente, avendo iniziato a capire un minimo di calcio ha chiaramente manifestato tendenze bianconere. Sono rimasto piuttosto sorpreso dalla richiesta del mio paziente e devo dire che non ho saputo dargli una risposta. Da un lato la tentazione è stata quella di metterlo in guardia su quelle che sono le conseguenze di questa patologia (domeniche sofferte, continue delusioni, cambi di idoli come fossero t-shirt…) e che forse, per il bene del bambino sarebbe stato meglio invogliarlo a tifare un’altra squadra (ecco magari non proprio quella bianca e nera…) leggermente più ‘’normale’’ e vincente del nostro amato Toro.
Ma sinceramente non me la sono sentita, forse perché per un genitore affetto da granatismo, un figlio non granata potrebbe essere un vero e proprio psicodramma, specie se l’infante parteggia per l’latra squadra della città; già mi immagino quando a 10 anni chiederà al padre di portarlo al ‘’Supermercato Area12’’ a vedere una partita. Ebbene l’unico consiglio che ho potuto dare al mio paziente è stato di lasciare scegliere liberamente al bambino, magari mettendolo al corrente piano piano sia su quello che il Toro è stato in passato, sia su quello è ora sperando che, come viene detto in uno dei nostri inni, chi vince sempre non gli va…
Cari granata come vi comportereste voi al posto del mio paziente? Vorreste che vostro figlio tifasse Toro o che fosse ‘’libero’’ da questa malattia e che si godesse il calcio in maniera leggermente più serena? Scrivete al vostro personalissimo psicologo del Toro.
Riccardo Agnello
(foto M.Dreosti)
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