Nel segno del Toro / Torna l'appuntamento con una nuova puntata della rubrica di Stefano Budicin
Cos'hanno in comune le due partite del 4 marzo 1928 e del 2 maggio 1948? Oltre al fatto di capitare a distanza di vent'anni l'una dall'altra, per quale particolare hanno saputo distinguersi e rimanere nella storia della nostra squadra?
Nel panorama calcistico granata sono molti gli avvenimenti che potremmo considerare miracolosi. Giochi fatti di momenti esaltanti, scontri e colpi di scena a non finire, talmente straordinari da farci dubitare di averli vissuti davvero. Nel caso delle due partite di cui sopra, l'eccezionalità è data da qualcosa di curioso. Partiamo con il match del 4 marzo 1928. Per l'occasione il Torino affronta il Napoli. Parlare di debacle partenopea non sarebbe abbastanza, perché la pioggia di gol granata è tale da portare i nostri in vantaggio di 10 a 0.
Dell'attacco del Toro, in pratica, segnano tutti. Manca solo l'ala destra Vezzani. Il pubblico di tifosi torinisti, preso dall'entusiasmo, incalza Vezzani e lo incita a portare il pallone in rete. I compagni accettano di aiutarlo e Vezzani va in gol. Siamo all'88' e il Toro ha portato a casa una vittoria stratosferica.
Dopo due decenni il Filadelfia rivive la medesima situazione. Il Grande Torino sta vincendo 9 a 0 contro l'Alessandria. Anche in questo caso hanno già segnato tutti gli attaccanti: Fabian, Ossola, Mazzola e Loik. Manca solo Gabetto. E il pubblico che fa? Incita a tutto volume "Gabe Gabe", pestando i piedi come per ritmare la richiesta. Da quel momento i compagni giocano affinché il barone vada in gol, e così avviene! E si badi, anche quest'ultimo gol viene fatto all'88'.
Se non è un miracolo questo!
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