Torna "Il Granata della Porta Accanto" di Alessandro Costantino / La più grande plusvalenza al mondo sull'acquisto e rivendita di palloni da calcio
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Ci sono due sole buone notizie in questo momento che farebbero felici i tifosi del Toro: quella di una vittoria a Pisa che chiuderebbe al 99% il discorso salvezza e quella della cessione del Torino (a chiunque). Sulla prima dobbiamo aspettare la vigilia di Pasqua sperando che D'Aversa riesca a chiudere nella città della torre pendente la pratica per la quale è stato chiamato a sostituire Baroni. Sulla seconda invece pare che finalmente qualcosa si stia realmente e "ufficialmente" muovendo creando i prodromi affinché un giorno, spero non così lontano, si possa finalmente leggere la madre di tutte le notizie, il D-day granata, la Pasqua di Resurrezione di tutto il nostro mondo granata.
Autorevoli testate giornalistiche economiche hanno infatti lasciato trapelare in questi giorni che Cairo avrebbe dato mandato alla prestigiosa Bank of America di muoversi per cercare un investitore disposto a rilevare il Torino FC. Una non notizia, se vogliamo essere onesti, ma che in realtà ribalta quella che fino a ieri era stata la condotta del presidente Cairo che a parole invocava qualcuno "più bravo e capace di lui" a bussare alla sua porta per poi di fatto nemmeno ascoltare chi aveva provato a presentarsi a quella porta. Con l'apertura del dossier in Bank of America il patron granata muove concretamente il primo passo per una o più future trattative per l'acquisto del suo pacchetto di maggioranza. Da qui a concludere davvero una cessione passerà di mezzo un mare, anzi un oceano, soprattutto se il prezzo che Cairo fisserà sarà palesemente fuori mercato. Proprio in questi giorni, tra l'altro, il presidente dell'Udinese Pozzo ha dichiarato che il valore stimato della sua società ammonterebbe a circa 300 milioni di euro: una valutazione forse un tantino alta, ma che tiene in considerazione anche lo stadio di proprietà come asset fondamentale del club. Facendo un parallelo è chiaro che il valore del Torino, club che, palloni a parte, non possiede nulla di proprio, è sicuramente di almeno un terzo più basso. Se davvero, quindi, nei prossimi mesi qualcuno si presentasse a Masio con una cifra oscillante tra i 150 e i 200 milioni, al netto della posizione debitoria del club che ammonta a circa 100/110 milioni, il presidente Cairo realizzerebbe una plusvalenza tra i 40 e i 90 milioni di euro: la più grande plusvalenza della storia sull'acquisto di palloni da calcio! Fa ridere pensare che il presidente, se davvero è ormai giunto alla conclusione che la cessione del club non sia più rimandabile, possa fare una selezione di "merito" sul futuro compratore.
Come ha sempre fatto nella vita baserà la sua scelta sull'unico drive che lo ha sempre guidato nella sua attività imprenditoriale: guadagnarci il più possibile. In vent'anni e più di presidenza ha dimostrato ampiamente di non avere alcun altro interesse in ogni mossa che ha fatto: mai un gesto di cuore, mai una spesa o, magari ancora meglio, un investimento dettato da un motivo nobile o di mera soddisfazione personale. Minimizzare i costi e massimizzare i profitti, sempre e comunque. Non si è mai tolto uno sfizio, non hai mai realmente seguito le orme del suo mentore Berlusconi per il quale il calcio è stato, sì un affare, ma anche e soprattutto un giocattolo col quale dare sfogo al suo innato desiderio di primeggiare in ogni ambito. Cairo al contrario ha solo alimentato il suo ego personale cercando visibilità (ottenuta a palate) ma mai vera gloria. Non gli è mai interessato essere "amato" portando in dono vittorie e successi che lo avrebbero reso "immortale" agli occhi di un popolo e sui libri di storia del club. Ha cercato semplicemente il proprio personale tornaconto con arroganza e cocciutaggine senza nemmeno provare a dare un'apparente facciata di comodo per mascherare i propri interessi ed obiettivi. Con fastidio sempre più evidente e crescente verso chi lo inchiodava alle proprie responsabilità, ha tirato ostinatamente avanti per la sua strada, vendicandosi colpo su colpo, dopo ogni critica o contestazione.
Ha ceduto gli idoli dei tifosi, ha spaccato la curva Maratona, ha influenzato l'informazione, ha depurato il club di ogni figura legata alla storia ed al passato glorioso del Torino. È perfino arrivato ad usare la passione (vera) di sua mamma per il Torino come foglia di fico per darsi un pedigree granata e coprire la sua anaffettività verso questi colori dal momento che è milanista sin da bambino. Ora, però, se il Dio denaro farà allineare i pianeti e metterà in fila gli zeri giusti dopo la prima cifra per convincerlo a dire sì, Cairo concluderà la sua lunga carriera da peggior presidente della storia granata con l'unica gloria che ha sempre ricercato: un enorme guadagno fatto sulla pelle di noi tifosi ai quali rimarranno le macerie emotive e generazionali di un ventennio devastante per quella che oggi quelli bravi chiamano "fan-base" (persi praticamente metà dei tifosi), ma che forse sarà capace di riportare entusiasmo e speranza ormai perduti e sepolti da troppo, troppo, tempo, a tutti noi. Che si prenda i suoi soldi e lasci finalmente a noi quello che non potrà mai capire: di sentire nuovamente pulsare il cuore per undici uomini vestiti di granata su di un rettangolo verde.
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