Il Granata della Porta Accanto / Se il tecnico vuole rimanere immortale nella storia di questo club vinca il derby all'ultima giornata ed esca di scena in maniera trionfale

Sono molto contento per due cose: la prima è che il Toro si sia salvato (ormai anche quasi matematicamente) anche quest'anno e la seconda è che D'Aversa abbia dimostrato ciò che la stragrande maggioranza dei tifosi pensava già da quella notte di agosto a San Siro quando si presero cinque pappine dall'Inter e cioè che il Torino di quest'anno è mediocre come tutti i Torino degli ultimi anni, ma il fatto di rischiare la serie B è stato imputabile per il 90% a Marco Baroni e a chi l'ha scelto. Un tecnico inadeguato per la nostra realtà, fatta di nessun investimento e nessun progetto tecnico, non poteva supportare un allenatore caratterialmente dimesso e tecnicamente propenso a fare del bel gioco. L'arrivo di D'Aversa, invece, non Klopp, né Ancelotti e neppure Mourinho, ha certificato che bastava mettere i giocatori al posto giusto ed avere un minimo di polso e concretezza per normalizzare il rendimento di questa squadra. Perché diciamocelo francamente, il Toro di D'Aversa non gioca bene, non fa nulla di speciale e nulla di esaltante, ma in un campionato livellato verso il basso come la nostra Serie A, fare le cose "semplici", stare compatti ed avere quei due/tre giocatori capaci di fare la differenza sotto porta ti permette di mettere in saccoccia i punti necessari per navigare in acque tranquille.

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Le quattro vittorie su sei partite di D'Aversa sono un bottino ragguardevole e sebbene tre di queste siano maturate con squadre di pari livello, non era così scontato che in queste partite si facesse bottino pieno. Ora per, pur sperando che il finale di stagione dei nostri segua questo andazzo, non vorrei che si generasse un terribile equivoco: quello di pensare che D'Aversa sia la soluzione giusta per la panchina del futuro. Nulla contro la persona che si sta dimostrando intelligente, umile e parecchio rispettosa della storia del nostro club, ma il D'Aversa tecnico è una non soluzione se vogliamo immaginarci un futuro migliore. Non ci sarebbe, quindi,errore più grande che confermarlo anche per la prossima stagione. O meglio sarebbe la soluzione più "comoda" per Cairo per "tirare a campare" una stagione di più senza dover investire. Chiaramente tutti ci auguriamo che i fondi o i soggetti imprenditoriali che si stanno interessando al Torino FC in queste settimane trovino la quadra con il presidente e, portando a buon fine l'acquisto della società, lo sollevino dall'onere di fare scelte per il futuro del Torino nella prossima stagione. Vista anche la attuale contestazione, che per fortuna prosegue ad oltranza e non si ferma di fronte a quest' inversione (benedetta) di tendenza di risultati, se Cairo mai dovesse rimanere presidente del Torino non farebbe altro che fornire ulteriore legittimazione ai suoi detrattori nel momento in cui optasse per la conferma di D'Aversa sulla panchina granata.

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Dal canto suo, il buon D'Aversa comincia invece a crederci seriamente in una riconferma insperata al momento della firma per subentrare a Baroni e le sue dichiarazioni in conferenza stampa corroborano sempre di più questa tesi. Però Cairo non può permettersi l'ennesimo progetto -"non progetto" e la piazza non può tollerare l'ennesima stagione interlocutoria se dietro non c'è un piano di vero rilancio. Piano che ovviamente ci sarebbe se arrivasse un nuova proprietà alla quale potremmo concedere un paio di stagioni anonime se fossero propedeutiche ad uno slancio più importante di medio/lungo periodo. Dall'altro lato invece il tempo e la credibilità di Cairo sono scaduti da un pezzo. Spiace per D'Aversa che ripete come un mantra il concetto di voler riportare allo stadio i tifosi come se questa contestazione fosse solo legata ai meri risultati di campo e spiace che il tecnico ex Empoli stia cercando a tutti i costi una riconferma arrivando persino ad elogiare la presenza del presidente in tribuna a Pisa. Se D'Aversa vuole rimanere immortale nella storia del Toro vinca il derby all'ultima giornata ed esca di scena in maniera trionfale: tutti si ricorderanno di lui in maniera positiva perché se per caso al contrario dovesse ritrovarsi a Pinzolo questa estate con Cairo sempre presidente non farebbe che finire nel tritacarne in cui sono finiti tutti gli allenatori sedutisi sulla nostra panchina nell'ultimo ventennio. Il Toro ha bisogno di altro: in primis di un nuovo futuro che, ahimè, non è rappresentato da D'Aversa sulla panchina e neppure da Cairo alla presidenza.


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ALESSANDRO COSTANTINO

Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

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