Torino, 4 Maggio 1949 Alle ore 17.15 l’aereo che riportava il Torino dalla trasferta di Lisbona...
Torino, 4 Maggio 1949
Alle ore 17.15 l’aereo che riportava il Torino dalla trasferta di Lisbona è atterrato all’aeroporto di Corso Marche. Nonostante l’ultima parte del viaggio sia stata funestata dalle cattive condizioni atmosferiche che circondavano il capoluogo piemontese, la squadra granata, i dirigenti ed i giornalisti presenti sul trimotore Fiat 212 hanno toccato terra.
Mazzola e compagni da domenica prossima potranno concentrarsi sulla prossima sfida di campionato contro la Fiorentina con l’obiettivo di difendere i quattro punti di vantaggio sull’Inter, in modo da confermarsi quanto prima per la quinta volta consecutiva Campioni d’Italia.
Chi di noi almeno una volta nella vita non ha immaginato come sarebbe stata la Storia, se quel maledetto pomeriggio di maggio le cose fossero andate realmente così. Purtroppo invece sappiamo tutti perfettamente come si siano svolti gli avvenimenti.
Cosa sarebbe stato del Toro se Mazzola e compagni quel pomeriggio fossero tornati dalle loro famiglie, dalle loro mogli, dai loro figli, dai loro genitori, dai loro amici.
Il Toro avrebbe continuato a dominare la scena calcistica nazionale ancora per molto?
Forse sì, a quanto pare Di Stefano non sarebbe diventato il grande campione del Real Madrid, ma sarebbe probabilmente sbarcato sulle rive del Po per vestire la maglia granata.
Gradualmente ci sarebbe stato il ricambio dei vari Campioni che sarebbero stati sostituiti da altri giovani promettenti calciatori.
Forse negli anni le nascenti multinazionali avrebbero sostituito Ferruccio Novo alla guida della società torinese, ed il Toro avrebbe continuato ad essere una delle società di calcio più importanti del mondo.
Oppure chissà, forse gradualmente il meraviglioso fiore creato da Novo sarebbe a poco a poco appassito ed il Toro avrebbe iniziato a vivacchiare nell’anonimato dopo pochi anni.
Tutte domande che non possono avere una risposta.
Invece quel 4 maggio 1949, il Toro ha deciso di smettere di essere solamente una squadra di calcio, per diventare una leggenda, una favola triste, ma così bella da sentire raccontare e da raccontare poi a nostra volta. Il Toro ha deciso di diventare un’idea, forse un ideale di quello che poteva essere e non è stato, il Toro è diventato quel 4 maggio 1949 un legame indissolubile fra la maglia granata e chi di quella maglia granata ne è irrimediabilmente innamorato.
E sapete una cosa: non me ne importa nulla se qualcuno che legge queste righe pensa che queste siano parole mielose. Questo è il mio sentimento di tifoso e sono e sarò sempre orgoglioso di essere del Toro, nonostante una squadra debole ed una dirigenza inadeguata e non innamorata del Toro. Essere critico non vuol dire essere contro, vuol solamente dire una cosa sola: tutto è migliorabile. Motivo per cui chi ha in mano questa società dovrebbe ricordarsi le promesse fatte e tenere fede a quelle parole.
Il compito di questa società è di battersi con ogni mezzo perché la casa, il tempio dove ebbero luogo le gesta sportive di quegli uomini periti sul Colle, rinasca al più presto in modo che il Toro possa veramente rinascere.
Sabato saranno trascorsi sessantaquattro anni da quel pomeriggio, naturalmente saremo in molti a salire a Superga, vorrei che noi tifosi mantenessimo un atteggiamento composto, vorrei che i cori da stadio per una volta venissero accantonati, vorrei che si avesse rispetto per coloro che saranno presenti a Superga avendo perso non un Campione, ma un genitore, un marito, un fratello e quindi rispettare con la compostezza il loro dolore, anche a sessantaquattro anni di distanza.
Vorrei inoltre che noi tifosi ci stringessimo intorno ai nostri giocatori, facendo capire loro ancora una volta che non siamo noi a dover idolatrare loro, ma loro che devono sentirsi orgogliosi di vestire la nostra maglia e di fare parte di una Storia con la esse maiuscola.
Non vorrei assolutamente sentire insulti verso nessuno, verso dirigenti o giocatori accusandoli di non avere a cuore la maglia che indossano, in fondo non si può obbligare nessuno ad amare qualcuno o qualcosa se non se la sente.
Vorrei infine, cadendo ancora una volta nel mio essere mieloso, che a Superga succedesse un miracolo, vorrei che società, giocatori e tifosi tornassero ad essere una cosa sola unita ed indissolubile.
Forza Vecchio Cuore Granata!
Beppe Pagliano
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