Il Torino torna da Pisa con i tre punti, fondamentali, e la prima vittoria in trasferta per D’Aversa con i suoi, ciò non toglie una prestazione decisamente migliorabile

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Il Torino torna da Pisa con una vittoria che pesa, e non poco. Per classifica, per morale e anche per il contesto in cui è arrivata: dopo le trasferte contro Milan e Napoli, questa era la prima uscita davvero abbordabile fuori casa per D’Aversa e i suoi, e portarla a casa era fondamentale. La gara, però, è stata per lunghi tratti bloccata, sporca, quasi trattenuta dalla paura reciproca di sbagliare. Non è stata una partita spettacolare né particolarmente ricca di occasioni limpide, ma piuttosto una classica sfida di medio-bassa Serie A in cui entrambe le squadre hanno provato prima di tutto a restare compatte e a non concedere. Dentro questo equilibrio un po’ teso, però, il Toro ha avuto quantomeno il merito di provarci e di restare mentalmente dentro la partita anche nei momenti in cui il ritmo si abbassava e il match sembrava scivolare verso il solito 0-0 piuttosto grigio. Il primo tempo ha raccontato proprio questo: poche vere occasioni, tanta attenzione, qualche buona pressione dei granata capace di forzare il Pisa a cercare spesso il lancio lungo, e una sensazione generale di gara ancora tutta da scrivere. C’è stato qualche spunto interessante, qualche buona lettura, ma anche la conferma di una squadra che deve ancora crescere parecchio nella gestione di certi momenti e nella capacità di trasformare il possesso o le riconquiste in occasioni davvero pulite. Più volte è capitato di costruire tutto bene ma come sempre mancare l’ultimo step o il passaggio per arrivare a tale. Nella ripresa la partita si è aperta un minimo, anche se non sempre in modo ordinato. Il Toro ha avuto il merito di restare vivo, di continuare a provare a riempire l’area e di restare comunque presente. Ed è proprio così che nasce il gol che decide la partita. Magari non sarà una rete costruita in modo scolastico, magari dentro c’è anche una spizzata quasi fortunosa come spesso capita in gare di questo tipo, ma il punto è proprio questo: nel calcio la fortuna raramente arriva da sola. Te la costruisci insistendo e continuando a portare palloni e uomini in zona pericolosa. Se lo fai con continuità, basta anche solo una deviazione, una spizzata, un rimpallo a farti trovare il varco giusto. E il Toro, stavolta, ha avuto il merito di farsi trovare pronto.

Immagine in evidenza Lavagnetta granata

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Questo non significa, naturalmente, che la prestazione sia stata convincente in tutto e per tutto. Anzi, resta una prova migliorabile, con più di qualche difficoltà in diversi aspetti e la sensazione generale che la squadra debba ancora trovare una fisionomia più definita. Però, in partite del genere, imparare a vincere anche senza brillare è comunque un passaggio importante.

Qualche spunto degno di nota

Tra gli spunti più interessanti emersi dalla gara c’è sicuramente il rendimento di Vlašić all’interno di questo 3-4-1-2. Il croato, in questa struttura, sembra sentirsi molto più libero e a proprio agio. Ha modo di svariare, di abbassarsi quando serve, di legare il gioco e poi di riapparire tra le linee con tempi e letture che migliorano il rendimento collettivo. È un aspetto importante, perché non si tratta solo di valorizzare il singolo: quando Vlašić riesce a muoversi con questa libertà, tutto il Torino ne beneficia. La squadra trova più connessioni, più qualità nelle rifiniture e soprattutto una presenza tecnica che mancava in altri assetti più rigidi. È probabilmente una delle indicazioni migliori lasciate dalla serata di Pisa, ma soprattutto dalle indicazioni del nuovo tecnico. Altro tema molto interessante è quello legato a Rafa Obrador. Anche stavolta il suo apporto è stato positivo, e ormai non è più un dettaglio isolato. Lo spagnolo sta facendo vedere qualità evidenti, sia per corsa sia per letture, ma anche per la capacità di dare al Torino una soluzione credibile e viva sulla corsia. La sua presenza si sente, e si sente in positivo. Proprio per questo, però, è inevitabile che accanto al discorso tecnico se ne apra uno economico: il tema del riscatto, attorno ai 9 milioni, non è per nulla secondario. Obrador sta dimostrando di essere un giocatore valido e potenzialmente molto utile per i granata, ma sarà fondamentale capire se il suo rendimento saprà confermare nel tempo la bontà di un investimento così importante per le casse del Toro, e soprattutto se si deciderà in società o meno di riscattarlo...

Alla fine, quindi, la domanda del titolo resta più aperta che mai. Conta di più il risultato o la prestazione? Stavolta, inevitabilmente, il risultato. Perché serviva, perché dà ossigeno e perché permette al Torino di tornare da Pisa con qualcosa di concreto in mano. Ma sarebbe sbagliato fermarsi lì e raccontarla come una serata pienamente convincente. I granata portano a casa tre punti pesanti, trovano indicazioni interessanti soprattutto nel ruolo di Vlašić e nell’apporto di Obrador, ma confermano anche alcune difficoltà già viste: una manovra ancora a tratti macchinosa, un centrocampo che cerca ancora risposte e singoli che devono crescere. Vincere così può essere utile, persino necessario. Adesso, però, il passo successivo dovrà essere trasformare un successo pesante in un punto di partenza vero, perché il Torino non può accontentarsi di avere solo il risultato se vuole iniziare davvero a costruire anche la prestazione.


RICCARDO LEVI

Riccardo è più che un semplice studente con il calcio nel cuore perché ha sangue granata nelle vene. Appassionato da sempre del Toro, coltiva il sogno di diventare match analyst grazie al suo entusiasmo per schemi e tattiche calcistiche. Analitica, dettagliata e mai scontata, nella sua rubrica Riccardo offre analisi tecniche e tattiche approfondite delle partite del Toro, esplorando oltre il risultato e mostrando ciò che sfugge a un occhio superficiale.


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