Fino ad oggi svolgendo i miei compiti da psicologo ho analizzato la mente dei tifosi del Toro, oggi invece vorrei fare una cosa diversa e provare ad analizzare la mente dei giocatori. Quello che è emerso dalle prime 12 giornate di campionato (tralasciando episodi di sfortuna, arbitraggi, errori individuali eccetera) è una squadra che perde spesso...
Fino ad oggi svolgendo i miei compiti da psicologo ho analizzato la mente dei tifosi del Toro, oggi invece vorrei fare una cosa diversa e provare ad analizzare la mente dei giocatori. Quello che è emerso dalle prime 12 giornate di campionato (tralasciando episodi di sfortuna, arbitraggi, errori individuali eccetera) è una squadra che perde spesso la consapevolezza dei propri mezzi, quasi come se avesse una sorta di paura di rovinare tutto: L’esempio forse più lampante è Livorno, dove in vantaggio di 2 gol, ma soprattutto dopo aver dominato i primi 20 minuti dando la sensazione di essere nettamente superiore all’avversario, si è assistito ad una progressiva presa di campo da parte dei giocatori avversari che hanno saputo approfittare di un black-out totale di diversi nostri giocatori fino addirittura a ribaltare la partita. Anche nella partita di Cagliari, una volta raggiunto il pareggio a inizio ripresa, invece di sfruttare i problemi dei rossoblù e di provare a vincerla, il Toro ha inspiegabilmente rinunciato a rischiare qualcosina in più, per paura di perdere un punto che comunque sarebbe servito a poco nulla, con il tragicomico epilogo di vedersi pure rifilare l’ennesimo schiaffo da Conti junior. Vedendola dall’esterno sembra quasi di vedere 11 pulcini impauriti che non vedono l’ora di liberarsi del pallone per non prendersi la responsabilità di un eventuale errore, come se quel pallone scottasse; è inquietante la rassegnazione che si legge sui volti dei difensori dopo un gol subito, quasi come se fosse una prassi. Personalmente ritengo che l’unico fattore che può aver scatenato questa paura nella squadra si può ricercare nel finale di campionato dello scorso anno in cui in troppe occasioni i ragazzi hanno subito delle rimonte inspiegabili dopo aver disputato partite davvero spettacolari; questo ha indubbiamente minato molte certezze, ma ritengo che i giocatori dovrebbero prendere spunto da questi episodi e farne tesoro per evitare che ricapitino, senza giocare con l’ansia continua degli ultimi 5 minuti. Non c’è avversario più forte della paura di perdere una partita, specialmente contro avversari meno forti (come Livorno) o in netta difficoltà (come il Cagliari). Da qui in avanti mi piacerebbe vedere un Toro intraprendente che commette errori, perché non sbagliare è impossibile, ma che li commetta per la troppa foga di voler vincere e non per la stessa paura di commetterli…
Riccardo Agnello
(foto M.Dreosti)
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