Un punto a Roma contro la Lazio fa morale sebbene guardando la classifica si comincia a tremare un po’. In casi come questi si fa fatica a giudicare se il bicchiere è mezzo pieno oppure mezzo vuoto.

Un punto a Roma contro la Lazio fa morale sebbene guardando la classifica si comincia a tremare un po’.
In casi come questi si fa fatica a giudicare se il bicchiere è mezzo pieno oppure mezzo vuoto.
Certo che se Cerci avesse raddoppiato a fine primo tempo, oppure se gli altri attaccanti avessero sfruttato le occasioni avute, probabilmente adesso staremmo parlando di una vittoria clamorosa, ma ormai è ufficiale: la porta, di fronte ai nostri attaccanti, tende a rimpicciolirsi!
E’ altrettanto vero che per lunghi tratti dell’incontro la Lazio è stata padrona del campo e solamente grazie ad una difesa quasi perfetta si è potuto evitare che i biancocelesti passassero in vantaggio.
Gran merito per aver impedito guai maggiori va a due operai specializzati, due onesti mestieranti del calcio a cui la dea Eupalla non ha donato piedi squisiti e classe cristallina, ma che sopperiscono alle lacune tecniche grazie a grinta, concentrazione ed abnegazione, anche a costo di qualche rudezza nei confronti degli avversari.
Per chi ancora non avesse capito sto parlando di Kamil Glik e di Guillermo Rodriguez.
Cerchiamo di conoscerli un po’ meglio.
Kamil Glik, classe 1988, inizia a giocare in squadre minori polacche, nel 2006 notato dagli osservatori del Real Madrid, si trasferisce in Spagna, dove rimane per due stagioni militando nella terza squadra delle Merengues. Nel 2008 il ritorno in patria nelle file del Piast Gliwice, dove in due stagioni colleziona 54 presenze e 2 reti.
Ad agosto del 2010 è ingaggiato dal Palermo di Zamparini, ma non trova modo di esordire in serie A, racimolando soltanto due presenze in Europa League, a gennaio va quindi in prestito al Bari dove incontra Ventura, prima che quest’ultimo rassegni le dimissioni. Con i pugliesi ormai orfani del tecnico genovese e condannati alla B, viene impiegato in 16 occasioni.
Nell’estate 2011 Ventura approda al Toro e si ricorda di questo ragazzone polacco, tanto da richiederlo esplicitamente. Giunto in granata fra la diffidenza generale, Kamil ha saputo pian piano conquistarsi un posto al sole, diventando un pilastro della difesa ed un beniamino della Maratona.
Il suo gol, mercoledì sera, ha permesso alla squadra di avere spesso la possibilità di ripartire in contropiede, sfiorando più volte il raddoppio.
Guillermo Rodriguez nasce nel 1984 a Montevideo in Uruguay, cresce calcisticamente nel Danubio esordendo in prima squadra nel 2002, due anni dopo si trasferisce in Messico all’Atlas di Guadalajara. Nel 2006 arriva l’occasione di giocare in Europa, nel Lens in Ligue 1 , ma l’esperienza transalpina si conclude dopo pochi mesi.
Ritorna così in Sudamerica, questa volta in Argentina nelle file dell’Independente dove rimane due stagioni, prima del ritorno in patria, ingaggiato dalla squadra più blasonata dell’Uruguay, ovvero il Penarol. Nel 2011, nel pieno della sua maturazione calcistica, arriva la seconda chiamata dall’Europa, è il Cesena a farsi vivo. Con i romagnoli Guillermo gioca 28 partite, dimostrando le sue qualità di tenace difensore.
Con la retrocessione dei bianconeri, viene acquistato dal Toro, che vede in lui il naturale sostituto di Ogbonna, e proprio grazie all’infortunio del vicecapitano ha modo di esordire nella trasferta di Palermo, non facendo rimpiangere l’Angelone granata.
Ma è mercoledì sera a Roma che Rodriguez dimostra a tutti di che pasta è fatto. A metà del secondo tempo si compie il suo capolavoro: tiro al volo di Rocchi, Guillermo si immola in tuffo, deviando la conclusione a colpo sicuro dell’attaccante avversario.
In quei frangenti si percepisce la differenza fra un giocatore che svolge diligentemente il suo compito ed un altro che ci mette quel qualcosa in più, chiamato Cuore!
Ebbene in poco più di due mesi Rodriguez ha dimostrato di aver capito perfettamente cosa pretendiamo noi tifosi granata, da chi indossa la nostra gloriosa maglia.
Concludendo si può tranquillamente affermare che questi due difensori, al pari di Valerio Di Cesare, ripercorrono il solco tracciato dai vari Cereser, Giacomo Ferri, Ezio Rossi, Bruno, Annoni, atleti non particolarmente dotati tecnicamente, ma che hanno incarnato perfettamente il cosiddetto tremendismo granata.
Quel tremendismo che è venuto a mancare troppo spesso negli ultimi anni, ed anche in questa stagione in alcune occasioni, basti pensare alla sfida col Cagliari oppure alla partita contro il Parma, dopo essere rimasti in inferiorità numerica.
Se tutti i giocatori, in futuro, dimostreranno la stessa grinta, concentrazione e lo stesso furore agonistico che hanno dimostrato questi due ragazzi a Roma, si potrà vincere come perdere, ma sono sicuro che verranno sempre applauditi dai veri tifosi del Toro.
Beppe Pagliano
Twitter @beppepagliano
Foto M. Dreosti
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