Ieri l’evento più importante della giornata del tifoso granata (oltre all’addio del capitano) , si è svolto a partire dalle 14:30 da piazza Solferino con trasferimento in via Filadelfia angolo via Giordano Bruno. Ed è proprio questo il luogo più rappresentativo della malattia...
Ieri l’evento più importante della giornata del tifoso granata (oltre all’addio del capitano) , si è svolto a partire dalle 14:30 da piazza Solferino con trasferimento in via Filadelfia angolo via Giordano Bruno. Ed è proprio questo il luogo più rappresentativo della malattia chiamata torinismo: il Filadelfia (o quello che tristemente ne resta…). Passare di lì e vedere lo stato di degrado e abbandono in cui giace quel luogo è davvero avvilente per ogni tifoso del Toro; è come se lo spegnesse.
Riavere il Fila significherebbe, non solo avere un posto decente in cui la squadra si allena e in cui la primavera gioca le sue partite, ma più di tutto riavere una casa e un luogo di ritrovo, un luogo in cui ogni mio paziente possa identificarsi con i suoi giocatori e che dia continuità alla storia granata.
Da psicologo sono convinto che, anche se non sarà un grande vantaggio oggettivo per la squadra (cosa da verificare dato che le squadre che vincono hanno tutte un centro sportivo di proprietà), un’ eventuale ricostruzione del Filadelfia sarebbe un grandissimo aiuto psicologico per i miei pazienti. Penso che in loro si ridesterebbe un ardore che in questi ultimi 16 anni si era, forse, un po’ sopito. Da allora, infatti, i tifosi granata si sono sentiti presi in giro dalle varie giunte comunali che hanno elargito mille promesse e pochissimi fatti: prima c’erano i soldi ma il terreno era soggetto a ipoteche, poi le ipoteche sono state estinte ma a quel punto mancavano i soldi e via dicendo, per non parlare della quantità immensa di progetti che sono stati presentati… spero vivamente che questa volta si vada fino in fondo, anche se con un progetto che magari non è il massimo, ma comunque che ridia dignità a quel luogo, perché l’ennesima promessa non mantenuta potrebbe essere davvero difficile da sopportare per la già provata psiche del torinista.
Riccardo Agnello
(foto Fornero)
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