Le dichiarazioni dell'ex tecnico granata, numero uno dell'AIAC: "Una riunione triste, siamo in difficoltà dal 2006"

Dopo quanto accaduto a Zenica, con la vittoria della Bosnia ai rigori che ha sancito la terza esclusione consecutiva dell'Italia dai Mondiali, oggi — 2 aprile 2025 — è stata una prima giornata di resa dei conti in Federazione. Due i risvolti emersi da via Allegri: Gabriele Gravina ha presentato le dimissioni da presidente della FIGC e, a cascata, ha fatto lo stesso Gianluigi Buffon, che non sarà più il capodelegazione azzurro. Questo quanto emerso successivamente al vertice che ha coinvolto i presidenti delle componenti del Consiglio federale. Oltre a Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete e Umberto Calcagno, rispettivamente alla guida di Serie A, B, Lega Pro, LND e AIC, era presente anche Renzo Ulivieri. L'ex allenatore del Torino nella stagione 2002-2003, a capo dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC), ha offerto il proprio commento al termine dell'incontro"Le dimissioni sono state una scelta personale, ne abbiamo preso atto con dispiacere. È stata una riunione molto triste e molto tranquilla, però molto triste" — racconta Ulivieri. "Triste perché si chiude un percorso, triste anche per i risultati. Ho letto dispiacere nelle facce e nelle dichiarazioni, anche perché con il tempo era nato un rapporto personale. Siamo in difficoltà, ma non da ora: dal 2006. È una difficoltà lunga e quindi vedremo. Non credo che queste difficoltà abbiano causato queste dimissioni".

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Uliveri: "Nuovo presidente? Andrà chiesto cosa vorrà fare"

Ulivieri si è poi soffermato sulle dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa post partita con la Bosnia dall'ormai ex numero uno della Federazione, Gabriele Gravina, inerenti alla differenza tra il calcio professionistico e gli altri sport, specie quelli dilettantistici. Parole che non hanno fatto altro che gettare benzina sul fuoco, con la stragrande maggioranza del popolo italiano che invocava le dimissioni: "Dichiarazioni che spiegavano il professionismo e il dilettantismo, ma non erano offensive". Ora non resta che guardare al futuro, a un calcio italiano da rifondare con un nuovo presidente: "Andrà chiesto a chi si candida cosa vorrà fare, vedremo il programma e valuteremo. Sceglieremo in base al programma e alla persona", ha aggiunto Ulivieri.

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