Idea ed essenza

di Silvia Lachello

 

Giovedì 20 agosto 2009

Caro Diario,

che cosa è l’identità? Me lo sono chiesta durante il viaggio che mi ha portata in Inghilterra, Galles, Irlanda e Bretagna.
Lascio momentaneamente da parte l’Inghilterra, che merita un ampio discorso a parte, un discorso che per quanto mi riguarda…

di Redazione Toro News

di Silvia Lachello

 

Giovedì 20 agosto 2009

Caro Diario,

che cosa è l’identità? Me lo sono chiesta durante il viaggio che mi ha portata in Inghilterra, Galles, Irlanda e Bretagna.
Lascio momentaneamente da parte l’Inghilterra, che merita un ampio discorso a parte, un discorso che per quanto mi riguarda si svolge prevalentemente tra Liverpool e Londra.

Il Galles intimorisce per le scritte ricche di Y, LL e W, per la parole che non hanno appiglio alcuno con le conosciute sonorità inglesi.
Non sono parole, quelle gallesi: sono colpi d’accetta. Credo che non litigherò mai con un gallese… anche la mia prosopopea ha dei limiti.
Smarrimenti linguistici a parte, i gallesi sono orgogliosi ed ospitali.
Orgogliosi.
Come gli Irlandesi.

L’Irlanda.
Oh, be’, sì… mentre ero là Mauro mi ha chiesto via sms come fosse.
“E’ verde” gli ho risposto.
Credo che non mi abbia voluto bene in quel momento… e mi sono resa conto che parlare dell’Irlanda è un po’ come parlare del Toro: si sa bene che cosa e come sia in termini di IDEA ma spiegarlo a parole diventa difficile.
Impossibile, oserei dire, soprattutto ora.
Ora.
Domani.
Ieri.
Era ieri  quando ci siamo ritrovati al Fila a disperarci per la caduta in B.
Era ieri e domani ci saremo davvero.
Vabbe’, tacuma… la testa è già al secondo turno di campionato, alla prima partita che giocheremo in casa. Sarà di lunedì, che stupidaggine giocare di lunedì… vabbe’…

In Irlanda, come in Galles, i segnali stradali sono scritti in due lingue: una è l’inglese, l’altra è quella locale.
Tanto per ribadire l’identità, la storia che ci si porta sulle spalle e dentro al cuore e allo stomaco.
E’ un’identità non urlata, sempre ribadita in ogni dove ma mai urlata.
Perché LORO sanno chi sono.
Lo sanno così profondamente da non avere bisogno di bussole per sapere dove sia il Nord. Senza incertezze procedono.
Essere privi di incertezze non significa scansare rabbie, delusioni, paure, moti di ribellione.
Sicuramente essi vacillano qua e là, sempre mantenendo la direzione.

Mentre ero in Irlanda mi è stato raccontato che NOI abbiamo fatto diversamente, che NOI abbiamo urlato quando non era il momento per farlo, e ciò mi ha fatto dubitare della NOSTRA identità: da troppo tempo troppe persone si ergono ad unici custodi del vero granatismo.
Ne comprendo tutte le ragioni ed il retroterra di logoramento, non ne comprendo modi né tempi.
Ma è un mio limite e i conti, in ultima analisi, devo farli solo ed esclusivamente con me stessa. Che tristezza, però… anzi, no: che noia…

Vabbe’, domani inizia il campionato: qualche cosa succederà.
Intanto FORZA TORO… si parte da qui e qui si torna… il nostro Alfa ed il nostro Omega. E’ un punto fermo, è IL punto fermo. Almeno c’è.

Venerdì 21 agosto 2009, pomeriggio

Caro Diario,
è tutto irreale.
Ci sono ancora l’odore delle creme solari e il sale sulla pelle. Fa un caldo senza senso. Ci siamo.
Tra un po’ vado a vedere la partita a casa della Nonna Olga insieme con la Stefi.
Ci saranno profumo di pulito, di abitudini consolidate e di caffè.
La Bandiera è nello zainetto… oh, come vorrei che potesse sventolare un po’…

Venerdì 21 agosto 2009, quasi sabato

Caro Diario,
un-due-tre, forza Toro alé!!!
Buonabuonabuonanotte!!!

Sabato 22 agosto 2009

Caro Diario,
ho faticato a prendere sonno.

Ieri, prima della partita, parlavo con Marco. Si discuteva del fatto che se da un lato come si diventa del Toro non si diventa di nient’altro, dall’altro il granatismo si intensifica con il trascorre del tempo.
E’ come con la rigidità interiore: più si invecchia e più si diventa marmorei.
Più passa il tempo e più l’essere granata s’arricchisce di colore.
E’ come se la consapevolezza di ciò che si è, quella consapevolezza che solo tempo ed esperienza formano, ci restituisse un’immagine sempre più nitida di quanto il Toro sia saldamente intrecciato nella catena del nostro DNA.

A proposito… ai signori commentatori della partita di ieri sera vorrei fare un piccolo appunto.
Signori commentatori: vi ho sentito ad un certo punto nel secondo tempo parlare di Stile Torino.
No, Signori, avete errato.
La parola ‘stile’ non ci appartiene e non ci riguarda, potete tranquillamente associarla ad altra ‘roba’ che non è sicuramente il Toro.
Il Toro, tanto per ribadire, è IDEA, il Toro è IDENTITA’ (anche quando la si ritiene perduta o in parte lesa… c’è).
Gli STILI passano di moda, le IDEE esistono, si rinnovano, si rinforzano, hanno odore di immortalità (e non, come certi stili, puzza di… te lo dico un’altra volta, tanto lo sai già).

Ma ritorniamo al DNA.
Siamo o non siamo costrutti che gettano le fondamenta nei cromosomi ed anche nell’ambiente in cui ci è stato dato di crescere?
Noi Bimbi dello Scudetto abbiamo, in un certo senso, accorciato la nostra distanza dal cielo in ambiente favorevole ed invecchiamo (ué! calma eh?) trainati dalla spinta di quegli anni gioiosi.
Quelli che sono venuti dopo, quelli che io chiamo “i Post Atomici” radicano la loro tenacia nei misteriosi meandri della genetica e basta.
Ecco la forza dell’IDEA, ecco perché NOI non abbiamo nulla a che fare con lo STILE.
D’altra parte si affida ad uno STILE chi di ESSENZA è privo.
E questo è quanto.
Un funghetto trallallà, due funghetti trallallà, tre funghetti trallallà, un-due-tre, forza Toro alé!!!

E ti dico anche un’altra cosa anche se è un segreto… ma nemmeno troppo… cioé… uh, come spiegarti?
Ci provo.
Si dice spesso che noi Granata siamo malati di nostalgia (anche se la nostra, in realtà, è saudade ma te ne parlo un’altra volta).
Be’, io venerdì sera non ho avuto nostalgie.
Di alcuna sorta.
Per nessuno.
La gratitudine c’è sempre ma nella vita si DEVE voltare pagina e quando lo si fa e si leggono pagine che vanno a colmare i vuoti del passato è un bene, capisci ammé…

Poi ti devo raccontare dello stralunatissimo fratello granata incontrato a Galway e ti devo anche raccontare della Bretagna, terra forte e bella (a parte la sua discutibilissima bandiera…) ma non adesso, non adesso…

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