C'era il suo ritratto fra i defunti di casa, era lí, col suo sguardo fiero fra bisnonni e zie, come se per noi fosse uno di famiglia.
C'era il suo ritratto fra i defunti di casa, era lí, col suo sguardo fiero fra bisnonni e zie, come se per noi fosse uno di famiglia. E invece nessuno l'aveva mai incontrato di persona fra quanti popolavano quelle stanze e quei corridoi, semplicemente tutti ne avevano sentito parlare in racconti e cronache che, purtroppo, sapevano inevitabilmente di passato.
Valentino Mazzola se n'era andato il 4 maggio di troppi anni prima insieme a tutti i suoi compagni su quella maledetta collina, e di lui non mi restava che quello sguardo fiero, forse persino qualcosa di piú... Direi quasi sfrontato, di chi ha una maglia granata addosso con uno Scudetto enorme cucito sul petto, consapevole di essere il Capitano di quella che, semplicemente, é stata la squadra piú iconica e leggendaria di tutti i tempi.
Capitan Mazzola forse non era neppure simpatico, se in quell'accezione vogliamo intendere un personaggio cordiale e alla mano, con la battuta pronta. Il Capitano era, anzi, un uomo che forse oggi sarebbe stato massacrato dai gossip, e che, mi azzardo a dirlo, non escludo che qualcuno di noi tifosi granata sarebbe addirittura giunto a contestare, ritenendolo vanaglorioso e magari pure un po' avido, col suo ingaggio superiore a tutto il resto della rosa e con quelli che oggi sarebbero stati i suoi sponsor multimilionari.
Il Capitano, peró, tutto questo non lo puó sapere, e in questi 64 anni se ne é rimasto lí, col suo sguardo fiero da giovanotto che tutto puó conquistare con quella maglia granata addosso, condottiero di una formazione che non sapeva cosa fosse la sconfitta ma che, forse, avrebbe saputo anche come affrontarla con estrema dignitá.
Quella foto, in quella casa, non c'é piú. Purtroppo, e mi vergogno un po' a dirlo, é andata persa quando ero ancora troppo piccolo per accorgermene davvero, proprio come la persona che me l'aveva mostrata per prima, e proprio come il Grande Torino per un'Italia che ne avrebbe avuto ancora un immenso bisogno. Peró di una cosa sono sicuro: quel signore con quello Scudetto cucito sul petto, da chi sarebbe venuto dopo di lui non avrebbe voluto essere rimpianto, ma solo ricordato, forse anche emulato, senza essere considerato una fine, bensí una nuova partenza. In questi (troppi) anni trascorsi, il suo proposito non si sará forse realizzato appieno, ma c'é qualcosa in quel suo sguardo, una cosa che quando conosci non puoi piú dimenticare, un po' come scrivere in stampatello ed andare in bicicletta, che é e sará sempre dentro il mio (nostro) cuore.
E' quel qualcosa che, talvolta, mi fa nascondere il volto sotto la sciarpa quando non riesco a controllare una lacrima, in Maratona, al risuonare di quella canzone: "di questa squadra io sono il Capitano, undici cuori tenuti per la mano". Chi ancora crede che il Torino sia una buona maniera per farsi un gruzzoletto, per darsi visibilitá o per seminare discordia, marciando sul malcontento e sulla diffidenza ormai imprescindibile per chi da troppo tempo non vede risultati tangibili, e non parlo di Presidenti ma di piani molto piú bassi, forse non si ricorda il volto del Capitano. Ma chi ce l'ha dentro, lo porterá sempre con sè, e le emozioni che questa maglia trasmette, in A, in B, in Lega Pro, in Interregionale che sia, sono invincibili e immortali, proprio come lui.
Buon compleanno, eterno Capitano.
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