Lettera alla redazione, il pensiero di Nicola Perrotta: "Cairo ha provincializzato il Toro facendolo diventare una piccola squadra di Serie A"
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Oggi l'autore è Nicola Perrotta che da Caserta analizza la situazione del Torino e la presidenza di Urbano Cairo.
Ormai parlano tutti del Toro, tema a dir poco nazionale, e dico la mia essendo stato responsabile dell'area sud dei tifosi del Toro per 15 anni. Quando non c'è la società non ci sono obiettivi. La cosa che più mi pesa è che Cairo ha provincializzato il Toro facendolo diventare una piccola squadra di Serie A, gestita in modo dilettantistico. Vedi le convocazioni a luglio, le situazioni che riguardano Perciun e Cacciamani, i litigi di Vagnati e Juric ripresi dai cellulari, la segretaria dell'hotel in ritiro che conta i calciatori e le camere, la mail sbagliata per vendere Sazonov, gli esami sbagliati ad un calciatore che stava bene, una sede senza foto senza ricordi con i mobili Ikea. Insomma uno squallore. Un DS che compra Warning, Popa, Zima, Karamoh, Pellegri, Biraghi , Israel, Tameze, Pedersen, Coco, Seck, Lovato, Okereke, Soppy e Salama è a dir poco vergognoso. La Primavera che fino a due anni fa andava a giocare a Biella con i ragazzi che andavano con le proprie auto mentre ora la contestazione e lo stadio senza tifosi, senza incassi e Cairo parla ancora. Dopo 20 anni di plusvalenze, vende a titolo definitivo Bremer per 50 milioni, 42 milioni Buongiorno, a 25 Bellanova e Ricci. Questi solo per citarne alcuni. Poi compra sistematicamente in prestito con diritto. Solo per questo i bilanci sono attivi. Con gli sponsor più gli incassi dello stadio con una media spettatori di 25'000 a partita in casa prima della contestazione, più i diritti tv. Lui gestisce il Toro senza soldi. Anzi ci guadagna tanto: la scalata a La7, La Gazzetta dello Sport e gli utili di RCS, ma ora credo che sia arrivato il momento che vada via senza conseguenze perché non posso immaginare che succederà a giugno se si dovesse andare in Serie B.
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