Torna l'appuntamento con la rubrica di Stefano Budicin: "Chi sono Cisco e Ciccio? A unirli sono le imprese compiute con la maglia granata"
Chi sono Cisco e Ciccio? A quali giocatori del Torino si riferiscono? Partiamo subito col dire che si tratta di due diminutivi di Francesco. Il primo è di ascendenza spagnola, il secondo è laziale-campano. Avete capito quali giocatori designano? Un aiutino: sono due calciatori separati l'un l'altro da più di mezzo secolo. A unirli sono le imprese compiute con la maglia granata. Cisco e Ciccio sono Francesco Mosso e Francesco Graziani!
Mosso è italiano di nascita, ma cresce in Sudamerica assieme a molti fratelli. Quando la famiglia torna a Torino, Cisco ottiene la possibilità di giocare nella squadra guidata da Vittorio Pozzo. Ruolo: centravanti. Innumeri i gol fatti. Grandioso il bagaglio tecnico. A un certo punto della sua carriera Mosso finirà a giocare in porta a causa di un infortunio a un ginocchio che non gli permette più di scattare come una volta. Il soprannome rimanda al suo passato in Argentina.
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Graziani nasce a Subiaco, e arriva al Torino nell'estate del 1973. Ha appena ventun anni e si fa subito notare come attaccante completo e potente. Assieme a Paolo Pulici forma la famosa coppia di gemelli del gol, e nel campionato 1976-77 registra 21 reti. In totale, nel Torino i suoi gol sono stati 122, permettendo a Graziani di classificarsi al settimo posto nella classifica dei marcatori del club granata.
Una curiosità: come Mosso anche Graziani ha sperimentato il privilegio di giocare tra i pali. Era il 3 novembre 1976, a Düsseldorf, in occasione del match di ritorno degli ottavi di finale di Coppa dei Campioni contro il Borussia. A causa dell'espulsione del portiere Castellini, Graziani fu scelto a presiedere in porta. Resistette venti minuti, senza subire gol, mantenendo il risultato di 0-0.
Laureato in Lingue Straniere, scrivo dall’età di undici anni. Adoro viaggiare e ricercare l’eccellenza nelle cose di tutti i giorni. Capricorno ascendente Toro, calmo e paziente e orientato all’ottimismo, scrivo nel segno di una curiosità che non conosce confini.
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