In esclusiva le parole dell'ex portiere granata che ha vissuto con il Torino la magica stagione 1984/1985 conclusa al secondo posto
Chi riscattare al termine della stagione? (VIDEO)
Silvano Martina ha difeso la porta granata in quella magica stagione del 1984/1985, quella conclusa al secondo posto. Resta un portiere molto ricordato sotto la Mole ed è un doppio ex della sfida di domenica contro l'Hellas Verona perché proprio con gli scaligeri ha chiuso la carriera nella stagione 1990/1991. In esclusiva su Toro News ci racconta un po' del Toro del passato e di quello di oggi.
Buongiorno Silvano. Come vede la stagione del Torino? "Con il cambio dell'allenatore c'è stata una ripresa. La realtà del Torino è questa: fare un campionato discreto, togliersi ogni tanto qualche soddisfazione e rischiare il meno possibile la Serie B. Il cambio di allenatore ha riportato in bolla il Torino ed è tornato a essere il solito campionato tranquillo".
Alberto Paleari la miglior sorpresa dell'annata granata? "Sì, molto. Sta dimostrando di valere il posto da titolare. Ha fatto recuperare per strada diversi punti al Torino. Una piacevole sorpresa in questa stagione".
Quando pensa al Toro, cosa le viene in mente? "Ho fatto parte del miglior Toro dopo lo Scudetto. Nel mio primo anno arrivammo secondi e mai il Torino si è ripetuto su simili livelli nei successivi quarant'anni. Vestire la maglia del Toro è stato un onore perché quella casacca è stata indossata da grandi leggende. Sono molto contento di annoverare una settantina di presenze con il Toro".
Chi erano i più forti di quel Toro? "I due più grandi di quello spogliatoio erano Beppe Dossena e Renato Zaccarelli, poi è chiaro che c'era anche Leo Junior. Erano tutti e tre dei fuoriclasse assoluti, parla la loro storia nel calcio".
Su Zaccarelli ha sempre speso belle parole. "Beh, se devi far vedere a un ragazzino com'è fatto un calciatore, prendi Renato Zaccarelli e lo mostri perché sapeva far tutto, era di una completezza imbarazzante".
Servirebbe uno Zaccarelli nella società granata di oggi? "Guardi son cambiati i tempi, è anche difficile sostenere una cosa così. I giocatori sono questi, il calcio è diventato così e quindi o ti piace e vai a vederlo oppure non ci vai e non lo segui. Una volta l'Italia aveva il campionato numero uno al mondo, oggi se va bene la Serie A è il quarto o il quinto campionato al mondo".
A proposito di cambiamenti, anche il ruolo del portiere è cambiato e non poco rispetto agli anni Ottanta. "Direi che è stato rivoluzionato, oggi il portiere non deve più soltanto parare, deve impostare e costruire. Deve saper leggere l'azione e la partita. Oggi i portieri hanno un grande vantaggio: sono alti due metri e giocano nella stessa porta che difendevamo noi che se andava bene eravamo alti 1 metro e 80. Capite che è una bella differenza. Proprio per questo quando mi chiedono chi è stato il portiere più forte del mondo rispondo sempre Franco Luison, portiere del Vicenza in Serie A, alto 168 centrimetri. Per fare ogni parata doveva sempre sfornare un grande gesto tecnico, oggi i portieri moderni non sai se sono davvero abili perché sono talmente grandi che vengono centrati il più delle volte".
In questi anni non ha abbandonato l'ambiente, vero? "Sì, confermo. Sono sempre rimasto nel mondo del calcio come procuratore, oggi ho un po' allentato la pressione. Resto comunque nell'ambiente e ancora mi diverto".
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