In esclusiva su Toro News le parole dell'ex giocatore granata, cresciuto al Filadelfia. Entrò anche lui il 15 aprile 1992 della vittoria per 2 a 0 sul Real Madrid al "Delle Alpi"

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Gianluca Sordo c'era quella notte del 15 aprile 1992 contro il Real Madrid al "Delle Alpi". Seguì la partita dalla panchina, al fianco del "Mondo", poi entrò per blindare la finale e in quella finale ebbe anche lui voce in capitolo con la traversa finale che grida ancora vendetta. A distanza di 34 lunghi, lunghissimi anni in esclusiva su Toro News l'ex granata ci racconta quelle emozioni, fresche come fossero di oggi.

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Buongiorno Gianluca. Entrò anche lei il 15 aprile 1992 in quella notte incredibile al Delle Alpi contro il Real Madrid... "Tornano sempre grandi emozioni perché è stata una partita storica per il popolo granata. Ci siamo riusciti a raggiungere una finale importante al termine di un grande ciclo, fatto di risultati e gruppo. Ci siamo tolti enormi soddisfazioni perché c'era qualità e perché c'era un gruppo di primo piano. Diciamo che abbiamo raggiunto gli obiettivi perché tutte le componenti erano favorevoli e remavano dalla stessa parte".

Cosa deve a Emiliano Mondonico? "Al mister devo tanto, non lo nascondo. Mi ha fatto esordire in Serie A dopo aver vinto la Serie B con mister Fascetti. Debuttai in Serie A contro l'Inter e tra l'altro vincemmo quella partita. Mondonico è stato importante per la crescita di noi ragazzi del settore giovanile. Ci ha fatto coesistere con gli anziani e i grandi campioni. Ha allestito un grandissimo gruppo".

Quanto era bello essere calciatore in Italia negli anni '90? Eravamo proprio all'apice del sistema... "Era un altro sistema, forse gestito diversamente. Bisognerebbe tornare su quei livelli. Il Torino raggiunse la finale di Coppa Uefa nel 1992 e vinse la Coppa Italia nel 1993 senza avere in rosa chissà quanti stranieri. Ovviamente dobbiamo dare merito anche ai ragazzi non italiani. Vorrei però sottolineare che non c'era tutto questo caos di stranieri che rappresentano le squadre italiane ai nostri giorni. Direi che questi fatti hanno messo in difficoltà il nostro sistema. I calciatori italiani hanno dimostrato di essere i più bravi nel corso della storia. Non ci sarebbe stato bisogno di uno svilimento così ampio del nostro calcio dal settore giovanile in avanti".

Quanto ha inciso nella sua vita professionale essere figlio del Filadelfia? "Personalmente il Filadelfia mi ha cresciuto come giocatore e uomo. Devo ringraziare il Toro sotto ogni punto di vista. Ho giocato anche due anni al Milan con grandissimi campioni, però i ricordi più vividi ed emozionanti sono quelli in granata. Nel settore giovanile ho vinto di tutto e di più, poi sono arrivato in Prima Squadra e anche lì ci siamo tolti grandi soddisfazioni. L'unico rimpianto è quella traversa all'ultimo minuto in finale di Coppa Uefa. Resta famosa quella traversa, è la ciliegina mancata sulla torta. Fummo sfortunati e rappresentammo anche quella volta la storia del Toro. Speriamo che il registro cambi perché il popolo granata si merita di più".

Una domanda sull'oggi. Cosa pensa di questo Torino? "Per noi tifosi e simpatizzanti del Torino è chiaro che l'andamento di questo campionato e degli ultimi campionati non è soddisfacente. Ci aspetteremmo sempre qualcosa in più da questa società e da questa squadra. La situazione era degenerata nel corso della stagione, il cambio in panchina ha avuto risvolti positivi, però il risultato che sta maturando non può dirsi soddisfacente. Non c'è stato il salto di qualità nemmeno in questa stagione, quello necessario per portare il Torino nelle prime cinque, sei e sette posizioni della classifica. Il Torino dovrebbe stare lì, sempre e costantemente. Invece, vive nell'anonimato e deve esultare per una salvezza. Credo che il tifoso del Torino non ne possa più di questa situazione, meriterebbe altre gioie, soddisfazioni e altre felicità".

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