Analizziamo i numeri del 2025 tra ricavi in calo, plusvalenze in ridimensionamento e un equilibrio economico sempre più dipendente dal mercato in uscita
Il Torino ha chiuso il 2025 con ricavi totali pari a €122,5 milioni, un calo di quasi €12 milioni rispetto all’anno precedente. La variazione è riconducibile in larga parte alla dinamica delle plusvalenze da cessione dei calciatori, scese da €58,5 a €43,0 milioni. Ricci al Milan e Milinkovic-Savic al Napoli hanno fruttato rispettivamente €15,1 e €17,8 milioni di plusvalenza. Cifre importanti, ma inferiori a quelle generate nel 2024. Il problema principale che emerge dall'analisi è che senza quelle vendite i conti non tornano. Le cessioni pesano per il 35% sull'intero valore della produzione e incidono in modo determinante sulla formazione dell'EBITDA, che quest'anno si è quasi dimezzato, da €52,6 a €26,5 milioni. Il quadro che emerge è quello di un modello fortemente ancorato alla capacità di trasformare il patrimonio tecnico in risorse economiche. Un meccanismo che consente equilibrio nel breve periodo, ma che rende la traiettoria dei ricavi strettamente dipendente dall’andamento del mercato in uscita e dalla continuità di operazioni ad alto impatto.
Il paradosso più bizzarro dell'anno: guadagnare dagli infortuni
C'è un numero nel bilancio 2025 che lascia interdetti: €9,7 milioni di rimborsi assicurativi per gravi infortuni ai calciatori, contro appena €0,7 milioni nel 2024. Senza quella voce straordinaria, la perdita netta non sarebbe stata di €13,1 milioni, ma sarebbe stata di circa €23 milioni. Il paradosso è straniante: lo stesso bilancio stima in circa €13 milioni l'impatto negativo complessivo degli infortuni, tra stipendi corrisposti a giocatori fermi, ammortamenti dei cartellini e svalutazioni. In sostanza, il Torino ha recuperato dalle polizze più di quanto abbia perso in costi diretti per quei giocatori fuori uso.
Diritti TV in calo, stipendi in su: la forbice che preoccupa
I ricavi da diritti audiovisivi, la voce che dovrebbe rappresentare il cuore pulsante di ogni club, sono scesi da €48,5 a €42,0 milioni, per effetto dei risultati sportivi e della debolezza di alcuni mercati internazionali. Quella singola voce vale oltre il 53% di tutti i ricavi operativi: una dipendenza enorme da una fonte che il Torino non controlla, o controlla solo in parte. Nel frattempo, dall'altra parte del conto economico, i costi del personale sono saliti a €68,9 milioni, il 17% in più rispetto al 2024, portando il rapporto stipendi/ricavi totali al 56,2%, dal 43,7% dell'anno prima. Sponsor e botteghino crescono, rispettivamente del 3% e del 16%, ma in termini assoluti sono variazioni di pochi milioni: non abbastanza da compensare una struttura di costi che si espande mentre i ricavi si contraggono.
Un modello che regge, ma non decolla mai
Nonostante i numeri negativi bisogna chiarire che il Torino non è assolutamente sull'orlo del precipizio. Il debito netto è stabile intorno a €42,6 milioni, la liquidità è migliorata sensibilmente da €3,7 a €14,5 milioni e la controllante U.T. Communications ha già confermato il proprio supporto finanziario per la stagione 2026/27. I conti sono tenuti e la struttura regge. Ma il bilancio 2025 racconta qualcosa di più sottile e più preoccupante: un club intrappolato in un equilibrio precario, che sopravvive grazie a un flusso continuo di cessioni eccellenti e che non riesce mai ad agganciarsi alle coppe europee, l'unico vero moltiplicatore di ricavi capace di cambiare le proporzioni del modello. Quando le cessioni rendono meno, si finisce in perdita. Quando gli infortuni si moltiplicano, si conta sulle polizze. È una gestione che tiene la barca a galla, ma che non osa mai spiegare le vele.© RIPRODUZIONE RISERVATA