Percentuali simili all’era Baroni, ma più xG, più tiri e una fase difensiva più solida

Il rapporto del Torino con il possesso palla non ha subito grandi stravolgimenti dal cambio in panchina. I granata, infatti, sono riusciti a chiudere con una percentuale superiore rispetto agli avversari soltanto in 8 partite di campionato. Certo, nel calcio non è tutto: non è una statistica che influisce direttamente sul risultato, ma può spiegare una tendenza, il carattere di una squadra. L’ex tecnico del Torino, Marco Baroni, aveva detto la sua in merito qualche mese fa. Erano i primissimi giorni del 2026 e, nella Sala Conferenze del Grande Torino, presentava la sfida con il Verona. “Il possesso è un dato particolare, ma in campionato ci sono due squadre che hanno lo stesso possesso: una è prima, l’altra è ultima. Le partite in cui abbiamo avuto meno possesso, alcune le abbiamo vinte. Non c’è nulla di marginale nel calcio, ma a volte non ha un’incidenza specifica”.

GettyImages-2269361702

Il Toro di Baroni

Durante la gestione del tecnico toscano, la media del Torino si attestava attorno al 44,5%. Un dato sicuramente basso, ma a preoccupare, nel precedente interregno baroniano, era la produzione piuttosto limitata con il pallone tra i piedi. I granata tiravano mediamente 11,3 volte a partita, generando circa 1,20 xG: numeri discreti in assoluto, ma poco incisivi, soprattutto perché dipendenti dall’avversario. Contro le big, infatti, il dato offensivo calava sensibilmente. Un Toro incapace di controllare la partita, sia con la palla che senza. Sarebbe quasi ridondante ricordare i 47 gol subiti in campionato: una media di 1,8 reti e 13,5 conclusioni concesse a gara. Numeri che non hanno dato scampo a Baroni che, dopo l’ennesimo tracollo — l’ultimo a Marassi contro il Genoa — è stato allontanato dalla società.

Il possesso secondo D'Aversa

Al suo posto è arrivato Roberto D’Aversa. Il suo impatto è stato sicuramente positivo: da allenatore a tempo, con il contratto in scadenza già a giugno, ha raccolto tre vittorie in cinque partite. Doveva trascinare il Toro fuori dalle sabbie mobili della retrocessione e ci sta riuscendo. Anche D’Aversa, prima dell’impegno di Pasqua con il Pisa, si è espresso sul tema: “Dipende da come vogliamo considerarlo: il possesso orizzontale, sterile, non dà vantaggi. Nel calcio conta fare gol; se il possesso ti porta a creare i presupposti, allora migliorarlo è un bene. Anche perché è un modo per migliorare la fase difensiva: puoi costringere gli avversari a giocare una partita diversa”. D’Aversa, dunque, non nega quanto già affermato in precedenza dal collega, ma ne offre una lettura diversa. A fare la differenza non è il dato in sé, ma la sua qualità: se porta a creare occasioni e aiuta anche a difendere, può diventare utile.

Ora, con D'Aversa...

La percentuale, con la nuova gestione, è rimasta praticamente identica: 43,6%. La prima indicazione è che il cambio non ha inciso su questo aspetto, ma, a parità di valore, il Toro crea di più e meglio. Senza diventare una squadra dominante, è però sicuramente più efficace. I tiri salgono a 13,4 a partita, mentre gli xG arrivano a 1,53, con picchi significativi come i 2,20 contro il Parma e i 2,25 contro il Milan. Soprattutto, i granata difendono meglio: 10,8 conclusioni concesse e 1,2 gol subiti. Ed è stata proprio questa, fin da subito, la principale prerogativa del nuovo staff tecnico. Finora, quindi, quanto affermato da D’Aversa trova riscontro nei fatti. Certo, il campione è ancora ristretto rispetto alle 26 partite sotto la guida Baroni. Ma un primo bilancio si può fare: il Toro non ha ancora cambiato il suo rapporto con il pallone, ma ha cambiato ciò che riesce a farne.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta Continua la lettura
Commenti
Tutti
Leggi altri commenti