Tiro? Cross? Il norvegese incide sul risultato di Pisa e si prende la fascia destra

Fino alla domenica di Pasqua trascorsa a Pisa, due soli highlights avvicinabili alla parola “assist” e associabili al nome di Marcus Pedersen. Il primo, il cross col mancino all’indirizzo dello sfortunato Sabelli contro il Genoa, il 26 ottobre, comunque decisivo a innescare la rimonta poi completata da Maripan. Il secondo, in Coppa Italia contro l’Inter: il traversone, questa volta per un compagno, trasformato in gol della speranza da Kulenovic. Nessuno nella stagione passata, decisamente deludente, vissuta con quell’etichetta scomoda di sostituto di Raoul Bellanova, che in una sola stagione di assist ne aveva addirittura dispensati 7. Un confronto impietoso, ma non è una novità il tema delle fasce tutt’altro che fruttuose per i granata. E probabilmente in estate Petrachi proverà a fare tabula rasa. Ieri, dall’uovo di Pasqua, è uscito anche il primo vero assist in Serie A del norvegese. Ma anche su questo passaggio vincente c’è chi storcerebbe il naso per la sua natura.

GettyImages-2269943902

Tiro, cross… basta che funzioni

“Penso che sia stato uno dei primi assist, ma penso anche che abbia provato a calciare. Alla fine va bene così”, è stato il commento del post partita di chi, come Ché Adams, quel pallone lo ha ricevuto e, di certo, di fronte all’opportunità di spingerlo in rete non ha fatto lo schizzinoso. Soprattutto quando anche tu non metti il tuo nome a tabellino da due mesi. Quando una partita condizionata, soprattutto per gli spettatori, da qualche sbadiglio – senza dare la colpa al pranzo pasquale – pendeva verso lo 0-0, a dieci dalla fine Ebosse trovava Pedersen completamente perso dalla difesa avversaria (e sì, come ha detto poi Leris nel post partita, a questi livelli gli errori si pagano). Ed ecco il norvegese toccare col piatto, perdendo anche l’equilibrio. Il corpo è rivolto verso la porta e probabilmente Adams non si sbaglia. Ma a lasciare il sorriso è più quello che è accaduto una volta assicuratisi del gol, con Pedersen che, zoppicante, si accascia e viene sommerso dagli abbracci e dall’affetto dei compagni, tra pacche sulla schiena e sulla nuca.

Pedersen, vinto il ballottaggio con Lazaro?

L’assist di Pedersen arriva in una partita da sufficienza. Come sempre, non si può discuterne l’impegno. La sua è stata una prestazione solida per spinta e corsa. E lo ha riconosciuto anche D’Aversa nella conferenza di presentazione del match: “Dal punto di vista atletico ho visto pochi giocatori raggiungere picchi di velocità come i suoi di 38 km/h”. Ma è ovviamente la qualità tecnica il suo limite, con cui lui e il Toro devono convivere. Intanto Pedersen, dopo essersi fatto apprezzare all’inizio della stagione e aver vissuto un’altra crisi di rendimento, ora sembra essere diventato ufficialmente il detentore della fascia destra. “Uno è biondo e l’altro no…” aveva detto scherzando D’Aversa parlando della differenza tra lui e il suo competitor, Valentino Lazaro. “Dipende dall’avversario che ha in fascia, ma in questo momento Pedersen sta molto bene”. E con il nuovo tecnico è già la terza gara consecutiva cominciata dal primo minuto, dopo la panchina con la Lazio (successiva al brutto errore di Genova) e i 33 minuti di Napoli. E, come si dice, tre indizi iniziano a fare una prova.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta Continua la lettura

Commenti

Tutti

Leggi altri commenti