Difesa confermata, Gineitis e Vlasic certezze: D’Aversa cerca gli ultimi punti salvezza

Non sarà stato uno spot per il calcio italiano quello andato in scena a Pisa la domenica di Pasqua. Di certo, ha assunto una certa importanza in termini di raggiungimento dell’obiettivo minimo: quella salvezza che, fino a cinque giornate fa, appariva tutt’altro che scontata. Ora il Toro ha un gran bel cuscinetto: 9 punti di vantaggio sul terzultimo posto. Ma c’è ancora spazio per infilare qualche piuma. Tradotto: non è il momento di sentirsi già in vacanza. Servono le conferme dell’aritmetica e, indipendentemente da tutto, non è intenzione del gruppo squadra sedersi da qui ai restanti sette incontri. Il messaggio di D’Aversa è chiaro: “Avere l'ambizione di fare più punti possibili e riportare il Torino dove è giusto che sia”. E lo stesso pensa anche Gineitis: “Noi vogliamo fare meglio dell'anno scorso. Il nostro obiettivo non è ancora raggiunto”. Ed eccoci all’incontro con il Verona, in un contesto simile a Pisa: contro l’altro fanalino di coda del torneo. Vediamo quali potrebbero essere le scelte di D’Aversa in vista del secondo atto del trittico cruciale (c’è ancora Cremona) per ufficializzare la permanenza in Serie A.

Toro, la difesa non si tocca

“In questo mondo non vi è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse” e, se Benjamin Franklin fosse stato tifoso del Toro in questo periodo storico, avrebbe aggiunto anche il terzetto difensivo Coco-Ismajli-Ebosse al suo celebre aforisma. Dal cambio in panchina è inamovibile: cinque su cinque, ed è difficile immaginare che qualcuno possa scalzarli. “Da quando è arrivato D’Aversa siamo cambiati”, ha detto l’MVP di Pisa, Ardian Ismajli. È stato proprio il suo tecnico all’Empoli a riportarlo al centro dopo un lungo trascorso come braccetto di destra. È adesso che sta trovando continuità di rendimento, anche se proprio da quella posizione aveva servito un assist a Njie, lanciandolo in campo aperto per il tris definitivo. La partita era quella di Verona ed Enzo Ebosse aveva assistito a tutto dalla panchina… avversaria. Sotto la guida di Paolo Zanetti, appena 4 presenze su 23 a disposizione, per un totale di 214 minuti. Al Toro (419') ha già raddoppiato il suo minutaggio scaligero, diventando un perno per D’Aversa, e a Pisa ha anche dato il via al gol vittoria con il cross dall’out mancino per Pedersen. Inaspettatamente centrale, ma mai quanto Saul Coco che, con 2520 minuti, è il giocatore più impiegato della stagione. Ha saltato solo tre gare, due per la Coppa d’Africa. Un’esperienza conclusa il 31 dicembre contro l’Algeria e, appena quattro giorni dopo la sfida di Rabat, è partito titolare contro il Verona: da allora non ha più lasciato il campo. Coco dovrà però farsi perdonare la sbavatura che domenica ha rischiato di costare caro ai granata. Per fortuna Tramoni non è riuscito ad approfittarne, altrimenti i giudizi sull’ex Las Palmas sarebbero stati certamente più severi.

Confermati anche Pedersen e Obrador

Il discorso difesa è analogo anche per quanto riguarda gli esterni. Rafa Obrador si gioca in queste ultime sette uscite gran parte del suo futuro. A gennaio era arrivato in prestito con diritto di riscatto fissato a 9 milioni. Nonostante sia stato il primo acquisto del mercato invernale, il 4 gennaio al Bentegodi non era ancora un giocatore del Torino. Baroni sperimentava per la prima volta Aboukhlal a sinistra, poi l’assenza prolungata del marocchino gli ha permesso di guadagnare spazio e fiducia. Tranne contro il Bologna ha sempre giocato titolare e anche con l’Hellas dovrebbe partire dal 1’. Lo stesso vale per Marcus Pedersen che, a Pisa – al di là dei dubbi sulla volontarietà – ha fornito il suo primo assist in campionato. Fino a domenica se ne registrava solo uno, a Kulenovic in Coppa Italia. Non proprio l’ideale per chi, sulla carta, era arrivato come sostituto di Bellanova, capace di offrirne addirittura sette in una sola stagione. D’Aversa, giorni fa, ne aveva lodato le qualità fisiche, mentre su quelle tecniche ci sarebbe ancora molto da discutere: rappresentano il suo limite principale. Tuttavia sembra aver vinto il ballottaggio con Lazaro: dopo Napoli è stato sempre lui il titolare a destra e va verso la conferma anche contro il Verona, contro cui all’andata era assente per una contusione al ginocchio.

Centrocampo: il solito ballottaggio, Gineitis e Vlasic le certezze

“Voglio ripagare la fiducia del club”, aveva affermato Matteo Prati a poche ore dalla partenza per Pisa. La sensazione emersa da queste prime uscite dell’ex Cagliari è che serva maggiore brillantezza per convincere il Torino a esercitare il diritto di riscatto. All’Arena Garibaldi è stato sostituito all’ora di gioco, così come a San Siro, dove aveva ritrovato la titolarità dopo il quarto d’ora concessogli contro il Parma. Proprio contro i ducali aveva avuto la meglio Emirhan Ilkhan e, in vista del Verona, si riaccende il consueto ballottaggio. Quasi paradossale che il turco, dopo aver siglato il suo primo gol in campionato con la maglia del Torino, abbia racimolato appena 27 minuti nelle ultime due gare, di cui zero sotto la Torre Pendente. Tuttavia, contro la squadra con cui a gennaio aveva riconquistato una maglia da titolare dalla prima giornata contro l’Inter, ha buone possibilità di partire dal 1’. Diverso il discorso per Gvidas Gineitis: cinque su cinque con D’Aversa. Il lituano sta vivendo una centralità mai conosciuta a Torino. Non gli era mai capitato di giocare da titolare otto gare consecutive: tra novembre e dicembre 2024 si era fermato a sei. Ora è uno dei perni del Toro e avrà ancora continuità. Sulla trequarti, l’intoccabile Nikola Vlasic. Nella sua miglior stagione in granata, gli si può concedere anche una giornata sottotono come quella di Pisa: sarà stato il jet lag, ma è apparso meno ispirato del solito. Il croato cerca un gol in casa che manca da due mesi, contro il Bologna. E contro il Verona ha già saputo colpire, con quella gran botta di sinistro per lo 0-1 del maggio 2023.

Toro, in attacco Simeone e Adams

Dopo Pisa, un nuovo viaggio sentimentale per Giovanni Simeone, questa volta in prima persona. Ha già colpito all’andata la squadra con cui ha realizzato la sua migliore stagione in carriera: 17 reti che spinsero il Napoli a investire su di lui. Spezia, Lazio e Juventus non sono nomi casuali, ma le squadre che colpì per tre gare consecutive in quella stagione tra le mura amiche. Il Cholito, da quando è arrivato D’Aversa, ha già segnato contro Lazio e Parma e ora, al Grande Torino, ha l’occasione di riallacciarsi a quel periodo prolifico. Chi giocherà al suo fianco? Con ogni probabilità Ché Adams, con cui ha giocato titolare solo contro il Parma nella nuova gestione. A causa degli impegni in nazionale, D’Aversa aveva deciso di preservarlo, premiando il lavoro al Filadelfia di Kulenovic. Il tecnico ha poi scelto il momento giusto per inserirlo, portandosi a casa i tre punti grazie all’ex Southampton, tornato al gol come non accadeva da un altro 1-0 decisivo in chiave salvezza contro il Lecce (1° febbraio). A Verona, lo scorso anno, aveva segnato il suo primo gol in trasferta, mentre in casa si era macchiato di un errore dal dischetto. Un motivo in più per cercare continuità realizzativa.

SSC Napoli v Torino FC - Serie A

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