Chiamato a rilanciarsi, arrivò nel 2003 come rinforzo per la salvezza. Ma a fine anno fu retrocessione e un addio indolore

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Il 13 gennaio il Toro è penultimo, non vince da 69 giorni e rischia la quarta retrocessione negli ultimi quindici campionati. Servono rinforzi e il primo acquisto del mercato di riparazione porta il nome e cognome di Alex Manninger. Ha 25 anni, è alto 189 centimetri per 85 chili e ha vissuto esperienze all’Arsenal e alla Fiorentina. In viola, nonostante sia uno dei pochi a non aver sfigurato, ha vissuto l’onta di una retrocessione. L’ultima sua squadra è stata l’Espanyol e non è andata benissimo: nessuna presenza per il portiere austriaco e ritorno a casa, a Salisburgo, in attesa di una nuova chiamata. Lo scenario, anche per motivi di classifica, al Torino non è comunque dei più invitanti. Partirà come secondo: davanti a lui Luca Bucci. I granata hanno poi in rosa un altro portiere: Stefano Sorrentino, che nelle intenzioni della società di Cimminelli è da dirottare in Serie B. Manninger firma un contratto da 300 mila euro per 6 mesi, con opzione per le prossime 3 stagioni.

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Manninger è considerato un buon portiere, ma non certo il giocatore che i tifosi si aspettavano per risalire la china. “Manninger è importante per il presente ma soprattutto per il futuro, spiega Tilli Romero, il presidente granata, fornendo l’interpretazione societaria dell’acquisto. Gli fa eco il direttore sportivo Sandro Mazzola: “Pensavamo di non avere bisogno di un portiere, ma Sorrentino ci ha chiesto di partire: vuole giocare, ma con Bucci non trovava spazio. Così, ci siamo guardati intorno”. E in dieci giorni la trattativa è andata a buon fine.

Manninger, dal canto suo, vuole rilanciarsi, mettersi in discussione. Ha il viso giovane, i capelli biondo chiaro, lisci, pettinati all'indietro con una riga laterale. Il giorno della presentazione indossa un maglione scuro sopra una camicia dal colletto verde oliva. Mostra ai fotografi la maglia numero 22. “La concorrenza con Bucci? Penso possa far bene a entrambi. E poi, a me la competizione piace”, afferma, cogliendo l’occasione anche per fornire rassicurazioni sulle sue condizioni: “Sto bene, ma per essere davvero me mi servono 2-3 settimane: devo conoscere la squadra”.

In quei primi giorni di allenamenti e amichevoli settimanali, Lido Vieri, il preparatore dei portieri, non lo vede ancora pronto: “Gli manca il colpo d’occhio e deve lavorare parecchio sulle uscite, mentre tra i pali è molto bravo”. Ma il 9 febbraio accade qualcosa di imponderabile. Il Toro perde da tre gare consecutive lontano dal Delle Alpi e il tecnico Renzo Ulivieri – subentrato a Giancarlo Camolese – attua dei cambiamenti. Bucci non viene nemmeno convocato contro la Lazio e spazio tra i pali a Manninger. Si tratta della prima bocciatura per il numero uno granata dal 1998, per via di qualche prestazione incerta. “Per lui è venuto il momento di tirare un po’ il fiato. Io e Vieri – dice Ulivieri – gli abbiamo parlato: gli farà bene. Non è una punizione, sia chiaro. Non c’è niente da pagare, qui”.

Il Toro riesce a uscire indenne dall’Olimpico: Ferrante risponde al gol del Cholo Simeone. La prestazione di Manninger è sufficiente, mostrandosi anche decisivo nel secondo tempo sui tentativi di Lopez e Simeone. “Mi sembra che se la sia cavata – è il giudizio di Ulivieri sulla sua prestazione – a ogni modo con Bucci è rivalità aperta, andrà in porta chi lo merita”. “È chiaro che posso migliorare ancora – dice invece Manninger – però lo ritengo positivo proprio perché è arrivato prima di quanto pensassi. D’altra parte, dopo quattro mesi di inattività agonistica, anche per un portiere possono esserci dei problemi”. Manninger si mostra comunque sicuro su quello che sarà l’epilogo della stagione:Credo al cento per cento nella salvezza, questa è la mia missione. Altrimenti non sarei venuto”.

Peccato che la sua esperienza in granata si racchiuda in altri 153 minuti. Gioca l’intero deludente pareggio interno contro il Modena, chiuso sull’1-1, e i 63 minuti di Torino-Milan del 22 febbraio 2003, sospesa a causa della rabbia incontenibile della Curva Maratona, esplosa in lanci di oggetti, seggiolini e vetrate infrante. Una contestazione verso la società, rappresentata dal duo Cimminelli-Romero, che condannerà il Toro a giocare le gare casalinghe a Reggio Emilia (a Parma solo con il Piacenza). Dalla partita successiva, contro il Chievo, con Zaccarelli - in tandem con Giacomo Ferri - che prende il posto in panchina di Ulivieri, Manninger non viene nemmeno più convocato. “L’esperienza e i trascorsi di Bucci possono darci qualcosa di più rispetto all’esuberanza di Manninger”, spiega Zac. “Finché avremo speranze il posto sarà di Bucci”. Quando Bucci subisce una squalifica, che gli fa saltare la partita con il Piacenza, a difendere i pali ci va Stefano Sorrentino, che a gennaio non aveva trovato squadra. Così, fino a fine campionato. E no, il Toro non riuscirà a salvarsi: il 3 maggio 2003, con ancora tre partite da giocare, la Serie B diventa aritmetica.

A giugno, l’austriaco è libero di accordarsi con il Bologna. Non gioca nemmeno lì, come anche a Brescia. È a Siena, dove è compagno di Roberto D’Aversa, che inizia a trovare continuità. Un ritorno in patria al Salisburgo, di nuovo in Toscana e poi il ritorno a Torino, sponda bianconera. Nel suo palmarès, lo scudetto del 2012, senza però essere sceso in campo. L’esperienza in Germania, all’Augsburg, fino al passaggio al Liverpool, dove al termine della stagione 2016-2017 annuncia l’addio al calcio. “Oggi mi sento libero e mi sto riprendendo tutto quello che il calcio mi ha tolto”, racconterà in un’intervista rilasciata a Toro News nel 2018. Giovedì 16 aprile, la tragica notizia della sua scomparsa a 48 anni, mentre era alla guida della sua auto, in corrispondenza di un passaggio a livello. Una morte improvvisa, scioccante, che lascia senza parole.

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