Il centrocampista non ha ancora trovato centralità nei granata: servono altre prestazioni per entrare nel progetto Made in Italy di Petrachi?
TN Radio: "D'Aversa, bene l'atteggiamento. Ma occhio al gioco..." (VIDEO)
“Io ho cercato di creare innanzitutto un blocco italiano. Ogni tanto, è vero, ho pescato in Sud America o da altre parti: è un mercato aperto, ampio, ma l’idea di creare un gruppo di italiani è una cosa che mi piacerebbe fare”. Queste sono le dichiarazioni del ds granata Gianluca Petrachi che hanno accompagnato la transizione tra la sosta per le nazionali e una nuova giornata di campionato. Nei giorni precedenti, l’Italia aveva mancato il Mondiale per la terza volta consecutiva. Il tema era e resterà di attualità, nell’ottica, più marginale, di fornire un contributo nel ricreare un clan azzurro nuovamente competitivo, ma soprattutto di instillare un senso di appartenenza più marcato all’interno del mondo Torino. Su questo ha concordato, seppur parzialmente, anche l’attuale tecnico granata Roberto D’Aversa: “Può essere un vantaggio inserire italiani per questo senso di appartenenza, ma è tutto il contorno che ti porta poi a farlo”. A gennaio, un primo messaggio in questo senso, con la direzione sportiva passata da Vagnati a Petrachi, si è tradotto in un fatto: “A gennaio, per esempio, ho preso Prati, un ragazzo con prospettive”.
Prati e il Toro: "Una scelta importante"
Il nome di Matteo Prati non è sicuramente cascato dal cielo, né è stata una mossa improvvisata. Da tempo gravitava attorno al pianeta Toro. Davide Vagnati lo aveva già sondato negli anni scorsi e, nell’ultima estate, era tra i candidati più quotati per sostituire Samuele Ricci. È stato però un precampionato turbolento quello dei granata. Il lavoro di sartoria di Marco Baroni si è concentrato su un 4-2-3-1 che non aveva i presupposti per esistere, con una mediana prettamente box to box e poco funzionale in entrambe le fasi. Dopo un preoccupante esordio in Coppa Italia con il Modena – dove ben figurò Emirhan Ilkhan – arrivò comunque il play a lungo trascurato. Peccato che l’uomo individuato, a gennaio, abbia dovuto preparare in fretta i bagagli per andare al Besiktas. Come a dire: “Ci siamo sbagliati di grosso”. Asllani out, dentro subito Prati. Immediatamente, dopo appena due giorni dalla firma, in una partita tutt’altro che semplice. Giusto la giornata precedente il Toro ne prendeva sei dal Como e, contro il Lecce, tutti si giocavano qualcosa in più di tre punti salvezza. Una sgambata di 20 minuti, sul terreno in cui due giorni dopo Natale aveva colpito i granata e, dopo la doccia, la linea da seguire da lì al resto della stagione: “È una scelta importante per me il Torino. Voglio rimanere qui, ma dovrò meritarmelo e dare il meglio”.La fiducia di Baroni e D'Aversa
In quella ventina di minuti, un cartellino giallo lo ha obbligato a saltare l’appuntamento di Firenze. Nel mezzo, però, c’è stato l’esordio da titolare contro l’Inter e le parole di fiducia di Baroni: “Crediamo in lui, l’abbiamo aspettato, bene averlo insieme a Ilkhan perché può fare sia il vertice basso sia la mezzala”. Lo ha poi schierato titolare con il Bologna, dalla panchina con il Genoa, ma quello più in bilico tra i due era sicuramente il tecnico. Dopo il tracollo di Marassi, ecco Roberto D’Aversa. Di certo, un passaggio di consegne tra allenatori, in un ambiente depresso dalla classifica e dalla contestazione, non rappresentava lo scenario migliore per inserirsi con serenità. D’Aversa lo ha mandato subito in campo con la Lazio e a Napoli, rispettivamente per 85’ e 78’. Una fase però condizionata anche dalla crescita di Emirhan Ilkhan, in un ballottaggio vinto dal turco solo con il Parma. Quattordici minuti contro i ducali, prima di riprendersi la maglia da titolare contro Milan e Pisa. L’ultima partita disputata dal Torino e da Prati, all’Arena Garibaldi, può essere lo specchio dei suoi primi mesi trascorsi all’ombra della Mole. Finora ha collezionato 418 minuti in 8 presenze, di cui 5 da titolare, con una media di circa 52 minuti a partita. Pur avendo saltato soltanto una gara, il suo utilizzo resta comunque parziale. Eccetto il quarto di Coppa Italia con l’Inter, non ha ancora giocato una partita per intero. La sua è, per il momento, una gestione progressiva del minutaggio. Piano piano lo si sta imparando a conoscere.Prati, per ora poco incisivo
Per ora, il suo contributo offensivo è nullo (0 gol, assist e tiri in porta), nonostante un dato di 1.72 tiri nei 90 minuti. Manca però di reale pericolosità. Nulla di nuovo rispetto alla prima parte di stagione al Cagliari, dove aveva fatto registrare un solo tiro in porta su 19 tentativi. Non è questa la sua caratteristica principale.Il dato più significativo riguarda dunque il suo coinvolgimento nella costruzione. Da quando è al Torino, Prati si attesta su circa 23 passaggi a partita (fonte: WhoScored), un volume piuttosto contenuto per un centrocampista centrale. Inoltre, emerge un approccio perlopiù conservativo: 16.5 passaggi corti completati a partita contro 1.6 lunghi, con una precisione del 79.3% (fonte: Sofascore). Tende dunque a giocare semplice, senza forzare la giocata, ma senza essere ancora un punto di riferimento nella costruzione. Dati che non differiscono molto da quelli del Cagliari, dove viaggiava a 27.6 passaggi a partita, pur mantenendo uno stile poco rischioso. Al momento, sembra essere cambiata soprattutto la centralità e il peso all’interno dell’undici. Anche in fase di non possesso il suo impatto è limitato: 2 intercetti e 2 contrasti vinti (fonte: FBref) in oltre 400 minuti. A Cagliari, con un minutaggio più elevato (1268 minuti, 15 partite da titolare), aveva prodotto numeri più consistenti: 15 intercetti e 12 contrasti vinti. La tendenza sul rendimento del giocatore si è riflessa anche a Pisa. Prati è rimasto in campo per 62 minuti, completando il 71% dei passaggi (22 su 31): un volume in linea con la sua media stagionale, ma con una precisione leggermente inferiore rispetto al suo standard (79%, fonte Sofascore). Il dato più interessante riguarda però la partecipazione nei duelli: 7 quelli vinti, di cui 5 a terra. In questo caso, una presenza più attiva rispetto alle medie stagionali. Ma siamo ancora lontani da una vera centralità nel gioco.
I dati SofaScore su Matteo Prati
Finale di stagione cruciale
Nel complesso emerge un centrocampista di equilibrio, il cui impatto è ancora piuttosto timido. Peccato che il tempo e la sua situazione contrattuale non siano dalla sua parte. Prati è infatti arrivato in prestito oneroso da circa 500.000 euro e il Torino, per acquisirne il cartellino, dovrà sborsare circa 6.5 milioni di euro. In caso di riscatto, si legherà al club fino al 2031. Solo allora si porrebbero le basi per dare forma al piano “made in Italy” di Petrachi. Ma non è affatto certo che Prati farà parte di questo progetto. Al momento, il centrocampista romagnolo non sembra ancora fondamentale per l’economia di gioco granata. Il suo impatto racconta il minimo indispensabile, più che l’effervescenza di un ragazzo di 22 anni voglioso di emergere. “Voglio ripagare la fiducia del club”, ha dichiarato prima della gara con il Pisa. Le prossime e ultime settimane di campionato saranno decisive per il suo futuro.© RIPRODUZIONE RISERVATA