Torna "Lasciarci le penne", la rubrica di Marco Bernardi: "Tra pochi giorni inizierà la Coppa d'Africa. Noi granata non possiamo dimenticare l'edizione 1996 con Abedi Pelé, leader del Toro e della nazionale ghanese"

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La mia AfricaKaren Blixen
1937

Karen Blixen visse per diciotto anni in Kenya, nella fattoria acquistata insieme al marito, nobile svedese, con il quale si era trasferita. Di quell'esperienza raccontò nel noto romanzo La mia Africa. La scrittrice danese amò l'anima antica del continente africano e sviluppò con essa un legame saldo, tramite il quale riscoprì le proprie radici profonde, quelle che affondano nella natura e nella terra e accomunano tutti gli uomini. Pur avendo fatto ritorno in Danimarca, Karen ricordò il Kenya con dolorosa e implacabile nostalgia per il resto della vita, vittima del mal d'Africa, il rimpianto che non lascia più chi visse in quei luoghi. Nel 1985 dal libro venne tratto un film pluripremiato diretto da Sydney Pollack e interpretato da Meryl Streep e Robert Redford, vincitore di sette premi Oscar e capace di far sognare l'Africa al mondo intero.

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Tra pochi giorni, sabato 13 gennaio, inizierà in Costa d'Avorio la Coppa d'Africa, e quando si parla di quel continente il rimando alla Blixen è automatico perché, che ci sia stati oppure no, siamo inconsapevolmente vittime del mal d'Africa sedimentato nel nostro immaginario e che ci attrae, come la calamita il ferro, verso tutto ciò che ha a che fare con quel sogno. Sarà l'occasione per fare una bella scorpacciata di calcio, augurandoci di assaporare uno spettacolo meno inflazionato e di ritrovare un po' dello spirito libero delle origini del gioco più amato, ormai in gran parte perduto nel resto del pianeta. Magari tra i calciatori in campo ci saranno futuri fenomeni da scoprire, prima che lo show business li fagociti e li trasformi nei soliti supereroi patinati del calcio moderno. E altri, altrettanto meritevoli e dotati, che non faranno mai il grande salto e che avremo l'occasione di ammirare solo su questo palcoscenico.

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Noi granata non possiamo, ahimè, dimenticare l'edizione 1996 della manifestazione, quella che si svolse in Sudafrica. Abedi Pelé, leader del Toro e della nazionale ghanese, affrontò brillantemente la competizione, segnando un gol per partita nei primi tre match della fase a gironi, ma tornò a Torino malconcio, dopo aver preso un sacco di botte, soprattutto durante i quarti di finale contro lo Zaire dai quali uscì con la caviglia sinistra fuori uso, e non si riprese. Chi ha avuto la fortuna di assistere, tra il 1994 e il 1996, alle imprese di quel giocatore talmente forte da meritarsi il nome di Pelé come il campione dei campioni, non avrà dimenticato l'entusiasmo che riusciva a trasmettere e l'allegria del suo gioco.

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Durante la sua prima stagione nelle nostre file ci fece togliere delle gran belle soddisfazioni, prima tra tutte quella di vincere entrambi i derby. Lui e Rizzitelli segnarono in quell'anno grappoli di goal. Era forte tecnicamente, imprevedibile e trascinante: non per niente Pelé, quello vero, anni dopo lo inserì nella FIFA 100, la lista dei più grandi calciatori viventi. Nella seconda stagione giocata in Piemonte, che coincise con la Coppa d'Africa durante la quale lo massacrarono, le cose andarono molto peggio e finimmo mestamente in serie B, anche perché il Ghana ci restituì il campione spremuto come un tubetto di dentifricio e logorato dagli infortuni: Abedi non fu più lo stesso e non bastò il suo contributo menomato per mantenerci in linea di galleggiamento. Sprofondammo e fu l'inizio degli anni bui.

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Ma bando ai tristi ricordi… Quest'anno non abbiamo campioni da rischiare sui campi della Costa d'Avorio e potremo divertirci a guardare le partite senza preoccupazioni e coinvolgimenti emotivi, con l'occhio critico e disinteressato dei cercatori di talenti. E potremo illuderci che, tra gli astri nascenti di quel calcio, ci sia anche un nostro futuro trascinatore, erede di Abedi e in grado di rinverdirne le gesta.

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Autore di gialli, con "Cocktail d'anime per l'avvocato Alfieri" ha vinto l'edizione 2020 di GialloFestival. Marco P.L. Bernardi condivide con il protagonista dei suoi romanzi l'antica passione per il Toro e l'amore per la letteratura e la canzone d'autore.
Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo Disclaimer: gli opinionisti ospitati da Toro News esprimono il loro pensiero indipendentemente dalla linea editoriale seguita dalla Redazione del giornale online, il quale da sempre fa del pluralismo e della libera condivisione delle opinioni un proprio tratto distintivo.

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