“Cercherò di fare più gol possibili per aiutare la squadra. Speriamo che col prossimo arrivi una vittoria”, aveva detto Cesare Casadei al Maradona, dopo aver riacceso una flebile speranza sulle sorti di una partita in cui il Toro era uscito a mani vuote. Ci sono voluti esattamente 36 giorni prima che le intenzioni si traducessero in una realizzazione dal peso specifico non indifferente.
Fino a sabato, i suoi gol avevano accompagnato due ko contro Udinese e Napoli e un pareggio contro la Fiorentina. Solo in due occasioni Casadei ha contribuito alle vittorie dei granata: la squadra è sempre la stessa, quel Verona colpito il 4 gennaio e, dopo quattro mesi, in un pomeriggio primaverile, nel rush finale della stagione. Un cerchio che si chiude con una rete, il tap-in vincente sul tiro-cross di Obrador, che rappresenta un’ulteriore conferma della permanenza in Serie A del Torino, in attesa del verdetto ufficiale dell’aritmetica.
D'Aversa non molla: "Il talento non basta"
Sembrava quasi un’aspirazione troppo ambiziosa, fino a qualche settimana fa, ritrovarsi con l’obiettivo minimo stagionale praticamente già alle spalle in così poco tempo. Merito di un Roberto D’Aversa che ha trasformato la negatività, il letame - che non lo riguardava direttamente – con cui è stato accolto al Filadelfia, in terreno fertile per poter ambire a una conferma. Sta lavorando duramente e pretende che chi è sotto la sua guida lo segua fino in fondo, anima e corpo. Per questo il tecnico è stato, ed è, anche più severo con chi, secondo il suo giudizio, indossa una maglia pesante come quella granata con troppa leggerezza. Il bastone e la carota per Cesare Casadei, rivolti a chi, giunto a un’età da “se non ora, quando?”, deve acquisire la consapevolezza e l’esperienza necessarie per arrivare dove le sue caratteristiche fisiche e tecniche gli permettono: in alto. “Ha dimostrato di saper risolvere le partite anche cambiando posizione. Sa segnare, e non è da tutti per un centrocampista. E le prende tutte di testa. Ha qualità importanti. Deve avere anche l’abnegazione, la voglia di migliorare: il talento non basta. Ha bisogno di crescere per consacrarsi: può farlo”, è stato infatti il commento del tecnico dopo la quinta rete in campionato dell’ex Chelsea, che prima di sabato non aveva mai giocato dal primo minuto sotto la sua gestione.
La partita di Casadei
D’Aversa, prima del Verona, gli aveva infatti concesso soltanto spezzoni, fino a quest'ultima chance, arrivata anche per affrontare una partita che si prestava bene alla fisicità del centrocampista romagnolo. Non è un caso che Casadei abbia chiuso con il dato più alto nei duelli, 22 totali, risultando anche il più pericoloso offensivamente con 0,68 di expected goals. Eppure, nel primo tempo, su sua stessa ammissione, è sembrato un po’ sulle gambe. D’Aversa non lo ha mollato un attimo: lo ha incitato nei momenti di difficoltà per tenerlo in partita e, dopo l’intervallo, si sono visti i frutti. Ecco quindi il quinto centro nel 2026: un dato che lo accomuna al protagonista assoluto del Toro di D’Aversa, Giovanni Simeone, pur con un minutaggio ridotto. La media, in questo anno solare, è di un gol ogni 122 minuti: uno score invidiabile, considerando le condizioni precarie che lo riguardano.
Meglio di Casadei soltanto Mandragora
In più, ci sono due dati da considerare. Il primo è a tinte azzurre: tra i centrocampisti italiani, soltanto Mandragora (6) ha segnato più di Casadei, che ha gli stessi gol di Zaniolo. Non male in ottica di un ritorno in una Nazionale da ricostruire, che non lo ha più richiamato dopo la convocazione di marzo 2025. Il secondo dato, invece, è a tinte granata, pur con uno sfondo tricolore. Casadei è infatti il primo italiano a realizzare cinque reti in un singolo campionato dai tempi di Benassi e Baselli. E se questa è la versione depotenziata, sarebbe interessante capire cosa aspettarsi da un Casadei pienamente coinvolto nei progetti tecnici e con una collocazione tattica finalmente definita. “Deve dare di più” è il mantra, che sia con Baroni o con D’Aversa, ed è una delle missioni dell’attuale tecnico. “Mi ha tenuto sul pezzo durante la partita? Perché non lo senti in allenamento… Il mister è così con tutti, ci tiene sempre sotto pressione”. Ora tocca a lui trovare dentro di sé quello che serve per spiccare il volo una volta per tutte.