Cristiano Ronaldo lascia la Nazionale: l'addio al Portogallo dopo 23 anni
Cristiano Ronaldo dice addio alla Nazionale portoghese. Dopo Lionel Messi, anche CR7 chiude il proprio percorso con la maglia del proprio Paese. L'annuncio è arrivato attraverso un lungo video pubblicato sui social, nel quale il numero 7 ripercorre le tappe più significative della sua avventura con il Portogallo, tra gol indimenticabili, vittorie, delusioni e sacrifici. A 41 anni, Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro lascia la Nazionale dopo 23 anni, 234 presenze e 146 reti. È la fine di un'era.
Le parole d'addio
Nel video, Ronaldo ha voluto salutare i tifosi portoghesi con un messaggio lungo ed emozionante, ripercorrendo il significato di una maglia indossata per oltre due decenni. Queste le sue parole: "Ai portoghesi, è arrivato il giorno di restituire la maglia numero 7 della nazionale di tutti noi. Non l'ho mai sentita come esclusivamente mia. Ma per 23 anni ho avuto il privilegio e la responsabilità di indossarla. Di difenderla e di portarla con me negli stadi di tutto il mondo. Oggi è arrivato il momento di consegnarla al futuro. Non è stata una decisione facile. Perché ci sono decisioni che non si prendono solo con la testa. Si prendono anche con il cuore. Concludo un cammino iniziato nell'agosto del 2003 e che ha cambiato la mia vita per sempre".CR7 ha poi ripercorso le emozioni vissute con la maglia del Portogallo, andando oltre i numeri e i successi personali: "Penso a tutto ciò che ho vissuto in Nazionale, non vedo solo partite, gol, record o trofei. Vedo persone. Vedo immigrati che per 90 minuti sentivano il Portogallo un po' più vicino. Vedo milioni di portoghesi che non ho mai conosciuto personalmente, ma che hanno fatto parte della mia vita. Perché alla fine di tutto, il calcio è molto più di una partita. Il calcio sono le persone. Durante tutta la mia carriera in Nazionale, ho cercato di superare i miei limiti. Ho voluto vincere, ho voluto essere il migliore, ho voluto fare la storia. Sono sempre stato esigente con me stesso. Ho sempre voluto di più, ho sempre creduto che potessimo arrivare più lontano. E ho dato tutto ciò che avevo per questa maglia".
Nel suo messaggio non sono mancati i ricordi delle sconfitte e dei momenti più difficili, accanto alla consapevolezza di aver sempre dato tutto per la propria Nazionale. "Ci sono stati pomeriggi e notti perfette, ci sono state vittorie che non dimenticherò mai, ci sono state sconfitte che ancora oggi mi costa ricordare. Ho anche fallito, ho anche sofferto, ci sono stati anche momenti in cui non sono stato capace di dare ai portoghesi ciò che desideravano tanto. Ma non ho mai mollato. E soprattutto, non ho mai smesso di provare orgoglio nel rappresentare il Portogallo. Nel corso di questi anni, ho imparato cose molto semplici. I gol passano, le coppe restano nei musei, i record finiscono per essere battuti. Ma c'è qualcosa che il tempo non riesce mai a cancellare: il posto che occupiamo nel cuore delle persone. Se vi ho mai reso felici, se un mio gol vi ha mai fatto abbracciare qualcuno, dimenticare una difficoltà o semplicemente provare orgoglio per il nostro Paese, allora tutto è valso la pena. Perché essere portoghesi è anche questo. Soffriamo insieme, ci rialziamo insieme. Torniamo a credere. Il Portogallo avrà sempre bisogno di giovani che sognano, di giocatori che non mollano mai, di nuove generazioni che credono sia possibile arrivare dove nessuno è mai arrivato. Perché un Paese che continua a creare nuovi eroi è un Paese che non smette mai di credere in se stesso".
Poi, il ringraziamento ai suoi compagni: "Ai miei compagni di Nazionale, voglio lasciare una parola speciale. Grazie per ogni corsa, per ogni abbraccio, per ogni discussione, per ogni silenzio prima di entrare in campo. Per ogni vittoria che abbiamo festeggiato insieme e per ogni sconfitta che ci ha reso più forti. Ho avuto il privilegio di essere il vostro capitano, ma nessun capitano cammina da solo. E voi fate parte della mia storia. A tutti gli allenatori, dirigenti, medici, fisioterapisti, magazzinieri, dipendenti e a tante persone che hanno lavorato con me in questi anni, il mio grazie. Molti di voi non sono mai apparsi nelle foto. Ma senza di voi, nessuna di queste foto sarebbe stata possibile. Alla mia famiglia, grazie per aver condiviso questo sogno con me. Grazie per aver compreso le assenze, i sacrifici e i momenti in cui la Nazionale ha dovuto occupare uno spazio che apparteneva anche a voi. Se sono arrivato così lontano, è perché siamo sempre stati mano nella mano".
E un messaggio ai propri tifosi portoghesi: "Ai portoghesi, a tutti i portoghesi sparsi nel mondo, voglio dire un'ultima cosa. C'è un'immagine che porterò sempre con me: il momento in cui inizia l'inno nazionale. Mi guardo intorno, vedo i miei compagni, vedo le tribune, vedo bambini, madri, padri e nonni, vedo portoghesi venuti da così lontano solo per essere lì. E durante quei minuti smettiamo di essere diversi. Non esistono club, non esistono colori, non esistono classi, non esistono professioni, non esistono opinioni. Esiste solo una passione: il Portogallo. Porterò questo sentimento con me per il resto della vita. Oggi finisce il mio percorso in campo con la Nazionale, esco a testa alta, con orgoglio per il cammino fatto e con la consapevolezza di aver dato tutto ciò che avevo per il Portogallo. Ma non smetterò mai di essere uno di voi, continuerò a soffrire, a esultare e a celebrare ogni vittoria del Portogallo. Ho passato la mia vita a lavorare per essere il miglior giocatore del mondo. Oggi capisco che la vittoria più grande è stata aver meritato di rappresentare il Paese più bello del mondo. Grazie per questi 23 anni. Grazie per aver creduto in me. Grazie per avermi permesso di vivere un sogno iniziato quando ero solo un bambino, a Madeira, a correre dietro a un pallone. La maglia numero 7 resta, l'orgoglio di averla indossata sarà mio per sempre. Il Portogallo sarà sempre dentro di me. A presto"
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