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Gli italiani dicono ''sì pagamento per web di qualità''

Redazione Toro News
Di informazione raccogliticcia, fatta di notizie prese a mani basse dai veri media con operazioni che potrebbe fare chiunque grazie a semplici ricerche e copincolla, é piena la rete; ma, con un certo ritardo rispetto al resto dei Paesi avanzati, i naviganti italiani della Rete si stanno raffinando.Sempre meno visitano questi siti, sitarelli etc, cercando un'informazione di qualità, di prima mano, una vera fonte. E sono anche...

Di informazione raccogliticcia, fatta di notizie prese a mani basse dai veri media con operazioni che potrebbe fare chiunque grazie a semplici ricerche e copincolla, é piena la rete; ma, con un certo ritardo rispetto al resto dei Paesi avanzati, i naviganti italiani della Rete si stanno raffinando.
Sempre meno visitano questi siti, sitarelli etc, cercando un'informazione di qualità, di prima mano, una vera fonte. E sono anche disposti a pagare per questo, come per qualsiasi servizio che ritengono meriti la loro spesa: la quota di chi accede al web a pagamento sale al 25% degli italiani, secondo la ricerca conclusa dal Censis-Ucsi (si tratta del nono rapporto "I media personali nell'era digitale").

Il web é percepito come "più libero e disinteressato", mentre nel giro di due anni la carta stampata ha visto globalmente scendere del 7% i propri consultatori, ed il dato più allarmante per i "vecchi" media, visti come obsoleti, in ritardo (rispetto alla rete, certamente) e legati a lobby e finanziamenti, non é nemmeno questo: é quello che dice come almeno il 50% dei giovani ignori completamente il mondo dei giornali cartacei.

La webtv cresce nel numero di consultatori, mentre rimane ferma a numeri bassi la mobiletv. E la tv "classica"? E' sempre centrale nella vita degli italiani, così come vantano numeri importanti i telegiornali, per quanto salga il digital divide (chi non accosta più televisione e web), anche qui specialmente tra i giovani, che in generale preferiscono sempre più farsi il proprio palinsesto, andando a guardare le porzioni di trasmissioni tv che interessano in un secondo momento, su YouTube o sui siti degli stessi canali televisivi.

Per concludere, la risposta della crescente quota di italiani disposta (anzi, soddisfatta) di pagare per i contenuti informativi sul web é: "E' giusto pagare i contenuti di qualità per non sottrarre risorse alla professionalità", come ha avuto modo di sottolineare nel corso della presentazione dei risultati anche lo stesso presidente del Censis-Ucsi, Giuseppe De Rita.