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Gravina, dura relazione sui mali e problemi del calcio italiano

Redazione Toro News
Il presidente in uscita della FIGC si è espresso sul settore attaccando club e politica

"Ho deciso di pubblicare lo stesso la relazione. Se vogliamo il bene del calcio italiano, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei club) e delle istituzioni". Così Gabriele Gravina, presidente uscente della Figc nella sua dura relazione sul calcio italiano. Il documento è stato sviluppato in tre sezioni: la prima è dedicata ad un'analisi delle criticità del sistema; la seconda si concentra su ciò che ne limita la crescita; infine, la terza tratta le proposte mosse a riguardo. Come riporta il Corriere della Sera, tra i problemi principali dell'Italia calcistica catalogati da Gravina si possono ritrovare la percentuale di minuti giocati dagli stranieri in Serie A (il 67,9%), divari infrastrutturali, la posizione bassa nelle classifiche sull'investimento sui giovani, l'età media di 27 anni nel campionato italiano e le perdite di 730 milioni di euro l'anno generate dal sistema professionistico.

Cosa limita lo sviluppo del calcio italiano secondo Gravina

In merito ai vincoli che frenano l'evoluzione del sistema calcio, il presidente dimissionario della Federcalcio Italiana ha acceso i riflettori sull'abolizione del vincolo sportivo, materia del decreto legislativo 36/2021, e sui suoi danni sui vivai ai quali non si può porre rimedio. Ma non solo. Ha speso parole anche per l'emendamento Mulè, secondo il quale le leghe professionistiche possiedono una sostanziale autonomia sia nell'organizzazione della propria attività, sia di un "diritto d'intesa" su temi fondamentali, scrivendo: "Ha determinato l'impossibilità di mettere mano alle riforme dei campionati" - trasformando così il diritto di intesa in diritto di veto. Sempre secondo la testata del Gruppo RCS, ne ha avute anche per il Ministro per lo Sport Andrea Abodi, sottolineando: "L'impossibilità di rafforzare gli indicatori di ammissione ai campionati, uno dei punti fondanti del programma elettorale 2017 proprio di Abodi, allora presidente di Serie B candidato alla presidenza federale". Riguardo alla proposta di Luciano Spalletti sull'utilizzo degli italiani, ha definito impossibile l'attuazione per il suo essere in controtendenza rispetto al principio della libera circolazione dei lavoratori. Infine, ha tirato una frecciatina anche alla politica, sostenendo che: "Gli investimenti in nuovi impianti sono a carico dei club e dei loro proprietari, nessun sostegno da parte delle istituzioni, neanche in previsione di Euro '32".

E le proposte?

Gravina nell'ultima parte della relazione ha poi citato le proposte fatte finora per migliorare l'apparato calcistico nazionale, tra le quali il ripristino del Decreto Crescita, le riforme dei campionati e del sistema arbitrale, la destinazione dell'1% dei proventi del betting al calcio italiano, le azioni di sostegno per la creazione di nuovi stadi, la riduzione del credito d'imposta ed il progetto per il rilancio del sistema calcistico giovanile. Ha evocato, infine, la necessità di una radicalità d'intervento e di un'unione di intenti degli organi federali, chiamati a far passi avanti, con il Governo, perché il rilancio italiano non può essere determinato da un singolo individuo.