Toro News Altre News Il modello Spagna, l'ennesima lezione di calcio: Italia cos'hai imparato?

Il modello Spagna, l'ennesima lezione di calcio: Italia cos'hai imparato?

Andrea Novello
La Spagna vince il suo secondo Mondiale e conferma l'efficacia di un modello che parte da lontano

Nel calcio italiano si continua a discutere, spesso inutilmente, tra "giochisti" e "risultatisti", come se le due cose fossero destinate a escludersi a vicenda. La Spagna, invece, sceglie una strada diversa: non alimenta il dibattito, ma risponde sul campo. Gioca bene, domina le partite e, soprattutto, vince. Così arriva nella finale vinta ai supplementari per 1-0 contro l'Argentina il secondo Mondiale della sua storia, sedici anni dopo quello conquistato in Sudafrica, confermando ancora una volta che dietro ai successi non ci sono improvvisazione o casualità, ma un progetto costruito negli anni. Un modello che produce spettacolo, risultati e continuità. Un modello da studiare, più che da invidiare.

Giovani, collettivo e continuità: i dogmi della Roja

Quando Luis de la Fuente si è presentato al Mondiale, la sua Spagna era tra le candidate al titolo, ma non la favorita. Davanti alla Roja molti indicavano Francia, Inghilterra e Portogallo, nonostante anche queste arrivassero con diversi punti interrogativi. Gli spagnoli, inoltre, dovevano fare i conti con le condizioni non ottimali di Yamal, Nico Williams, Pedri, Gavi e Rodri. Il pareggio all'esordio contro Capo Verde sembrava confermare i dubbi. Invece è stato soltanto il punto di partenza. La Spagna non ha cambiato nulla. Ha continuato a giocare il proprio calcio, fedele a un'identità costruita negli anni: possesso, pressione, organizzazione e collettivo. Si attacca e si difende insieme, con il pallone sempre tra i piedi. I numeri parlano da soli: 14 gol segnati, uno soltanto subito e mai uno svantaggio nell'intero torneo. Nessuna squadra è riuscita davvero a mettere in difficoltà la Roja. Dietro questo successo, però, c'è soprattutto un progetto. La Spagna continua a puntare sui giovani, come dimostra il premio di miglior giovane del torneo assegnato al classe 2007 Pau Cubarsí, ma soprattutto sulla continuità e sulla collettività. De la Fuente conosce gran parte dei suoi giocatori fin dalle Nazionali giovanili: Unai Simón, Rodri, Cucurella, Fabián Ruiz, Dani Olmo, Mikel Merino, Oyarzabal e molti altri sono cresciuti all'interno dello stesso percorso tecnico. Cambiano gli interpreti, non i principi. È questa la vera forza della Spagna. E forse anche la lezione più importante per un'Italia che, per la terza Coppa del Mondo consecutiva, è rimasta soltanto a guardare. I Mondiali, in fondo, non si vincono ogni quattro anni: si costruiscono nei quattro anni precedenti.

La Nazionale più vincente del secolo: un sistema che funziona

E così sia. La Spagna non solo gioca a calcio, ma soprattutto vince. Con il trionfo mondiale appena conquistato, la Roja si conferma non soltanto la Nazionale che esprime il calcio più bello da vedere, ma anche la più vincente del XXI secolo. Dal 2000 a oggi nessuno ha saputo alzare così tanti trofei. Un dominio costruito in due cicli diversi, ma uniti dalla stessa filosofia. Il primo porta la firma di Luis Aragonés e Vicente del Bosque: l'Europeo del 2008, il Mondiale del 2010 e il secondo Europeo consecutivo nel 2012 hanno cambiato per sempre la storia del calcio. Il secondo nasce con Luis de la Fuente e riporta la Spagna sul tetto del mondo attraverso la Nations League del 2023, l'Europeo del 2024 e il Mondiale del 2026. Due generazioni profondamente diverse: la prima composta da una squadra di fenomeni praticamente imbattibile, la seconda forse meno appariscente, capace di fare del collettivo la propria forza. Il filo conduttore, però, è sempre lo stesso. Principi di gioco riconoscibili, tiki taka, coraggio, il falso nueve - alla faccia di chi criticava Oyarzabal e Ferran Torres, entrambi decisivi durante il torneo - e soprattutto un sistema che continua a produrre talenti. Nei club spagnoli trovano spazio calciatori cresciuti nelle rispettive cantere e la formazione dei giovani resta il pilastro del movimento. Un modello che affonda le proprie radici nel Barcellona di Pep Guardiola e che, quasi vent'anni dopo, continua a dare i suoi frutti. Proprio Guardiola è oggi il sogno di Paolo Maldini e Leonardo per rilanciare una Nazionale italiana reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva al Mondiale. Ma prima ancora del nome del prossimo ct, l'Italia dovrebbe chiedersi quale calcio vuole diventare. La Spagna la risposta l'ha trovata quasi vent'anni fa. E da allora continua semplicemente a vincere e a dar spettacolo.