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A Pescara e La Spezia è rabbia ultras: tafferugli e minacce per la retrocessione

Andrea Croveri
Il Pescara retrocede, i tifosi non ci stanno. Notte da horror

La retrocessione in Serie C manda in frantumi la stagione del Pescara e scatena una notte di tensione altissima. Fuori dallo stadio Adriatico la contestazione di una parte della tifoseria biancazzurra degenera in guerriglia: scontri con le forze dell’ordine, almeno dieci agenti feriti, mezzi della polizia danneggiati e momenti di paura anche per i residenti.

Secondo le ricostruzioni, i facinorosi avrebbero utilizzato un arsenale improvvisato fatto di pietre, petardi e fumogeni, arrivando a lanciare anche cassonetti contro gli agenti. L’episodio più grave quando un razzo ha colpito il balcone di un’abitazione privata, provocando un principio d’incendio. Durissimo il sindacato: “Dispositivo inadeguato, con sole quattro squadre”, denuncia il segretario Giampaolo Guerrieri, che parla di 126 bombe carta lanciate e 72 lacrimogeni impiegati per disperdere i gruppi più violenti. Ora la Digos passa al setaccio i filmati per risalire ai responsabili. E l’onda lunga della rabbia non si ferma e si sposta da Pescara alla città della squadra ospite: nella notte è comparso anche uno striscione minaccioso rivolto ai giocatori dello Spezia, appeso nei pressi della cattedrale di Cristo Re (Spezia), con la scritta choc: “Hobby estivo: caccia al giocatore!”. Un messaggio inquietante, rimosso all’alba. Una retrocessione amara, che lascia ferite dentro e fuori dal campo.