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Silvio Baldini: "In Nazionale solo ragazzi dell'Under 21" e Cacciamani spera...

Andrea Croveri
Le dichiarazioni del tecnico dell'Italia in merito alle prossime amichevoli

Al Premio Maestrelli, il CT della Nazionale in carica Silvio Baldini ha spiegato la sua decisione in vista delle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, chiarendo fin da subito la linea che intende seguire nella gestione del gruppo. In un momento di transizione dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso, il tecnico ha annunciato una scelta netta: “Essendo l'allenatore dell'Under 21 e con mister Gattuso che si è dimesso, per le due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia convocherò solo giocatori dell'Under 21. È un atto con una logica, non di coraggio.” Baldini ha poi motivato ulteriormente la sua impostazione, sottolineando anche l’obiettivo di lungo periodo e il ruolo di questa fase di lavoro: “Il CT che verrà dopo il 22 giugno deve sapere il livello di questi ragazzi. È inutile che metta insieme tante persone, tra cui i calciatori che non hanno centrato la qualificazione al Mondiali, poiché non avranno le motivazioni e vorranno staccare la spina. Bisogna saper scegliere le persone giuste. Al momento della proposta, ho detto al presidente Gabriele Gravina 'Accetto, ma porto l'U21'. Voglio valorizzare il mio lavoro e far vedere chi sono questi ragazzi”. La scelta del tecnico mette in vetrina molti Azzurrini già chiamati in causa dal tecnico, tra questi c'è anche Cacciamani, esterno granata oggi in prestito alla Juve Stabia di Abate e deciso a tornare alla base.

Il tecnico ha poi allargato il discorso alla crescita dei giovani e alla mentalità necessaria per competere ad alti livelli, tra collettivo e cultura del risultato: “Tutti questi ragazzi hanno bisogno di capire che per essere giocatori completi si deve giocare per il collettivo, bisogna essere gruppo. Per essere un gruppo bisogna avere e rispettare le regole, non sono imposizioni ma disciplinare le persone. Parliamo tutti che bisogna far giocare i giovani, avere coraggio, ma poi dicono che conta il risultato. Se non vinci, il percorso non conta. È dura insegnare che non si gioca solo per il risultato. Sapete bene che conta vincere, non partecipare, il secondo è il primo dei perdenti: se andiamo avanti con questo pensiero ditemi voi come facciamo a far crescere i giovani, ad avere coraggio, a non avere paura e ad accettare in quel momento lì di non fare una bella partita, non è facile coniugare le due cose. Sono tanti anni che alleno e sono capitato in un posto dove non mi sarei mai aspettato di capitare”.