Toro News Campionato Sudamericani in Serie A? Lo stanno facendo di nuovo

Sudamericani in Serie A? Lo stanno facendo di nuovo

Davide Bonsignore
Che rapporto ha la Serie A con il calcio sudamericano?

Dalla "Garra Charrua" a "Joga Bonito", dal "Dio del futbol Messi" al "Principe O'Ney", passando per "L'Apache", la "Joya" e il "Frasquito", il nostro calcio ha sempre vissuto quel sogno americano. Che non è, però, un sogno a stelle e strisce. È un sogno Sud, Americano. E se vi abbiamo presentato i "colpi" - parola che vale per alcuni e molto meno per altri - di Petrachi dalla parte meridionale del continente occidentale, vale la pena considerare che il resto del calcio italiano non resta immobile. Anzi. Il resto della Serie A, in Sud America, ci guarda eccome.

Sud America: dal passato al presente

Certo che vivere l'M-S-N non è da tutti, e a Barcellona possono dire di aver visto uno dei tridenti più forti, magici e romantici della storia del calcio. Almeno, di quello moderno. Ma in Italia combattiamo con grande qualità: Inter e Juventus sono state sempre destinazioni di punte d'oro argentine, partendo da Milito e passando per Tevez, da Higuain a Icardi e oggi Lautaro Martinez. Senza dimenticare i pezzi da 90 come Batistuta e Crespo. O lo stesso Francescoli, passato per la piazza granata, anche se il meglio di sé l'ha dato in Argentina. E questo solo per le punte, perché tra Falcao, Maradona e chi più ne ha, più ne metta ci sarebbe da creare un saggio per ogni ruolo. Alcuni profili sono stati talmente validi da passare da una piazza all'altra: da poco è stato il turno di Dybala, oggi potrebbe toccare a Dodo, corteggiato dalla Roma di Gasperini. Insomma, questa terra che due secoli fa ha visto tanti dei propri cittadini salpare alla volta dell'Argentina, oggi, calcisticamente, vede spesso un percorso contrario. E con questo, il nostro spettacolo non può che giovane.

Nessuno è qui a discutere se sia giusto o meno. In questo momento, di grande crisi e profonda ricerca di una soluzione per il nostro calcio e la nostra Nazionale, certo che privilegiare gli Azzurri sarebbe cosa buona e giusta. Ad oggi, però, non si può non considerare il grande valore che certi elementi proveniente dal Sud America hanno dato, danno e daranno al nostro calcio. Recentemente Alisson Santos è arrivato con poche pretese e ha dato prova di grande talento, Wesley si è affermato come uno degli esterni più di valore e continuità, Perrone un metronomo e di Nico Paz è anche complicato parlare.

Per dare qualche numero, basti pensare che il 15% dei giocatori stranieri nel nostro campionato sono sudamericani. Il 10%, quindi una grande fetta del primo numero, brasiliani e argentini, che sono rispettivamente la terza e la quarta (alla pari con l'Olanda) nazionalità straniera rappresentata in Serie A. Insomma, un apporto non indifferente da parte del Sud America al nostro calcio. E, negli ultimi anni, tra i vari Bremer, Peres e Ansaldi, anche il Torino ha saputo dare il proprio contributo. Talvolta non è stato in grado di farlo, ma alcuni pescaggi da parte del club granata sono stati interessanti.

E oggi?

Il punto di tutto? Lo stanno facendo di nuovo. Le notizie delle ultime ore vogliono un Como - e chi, se non loro - in chiusura per Bruno Kaiki, terzino sinistro brasiliano, classe 2003, cresciuto nel Cruzeiro. Dal Brasile ne parlano come di un talento di grande livello: è pronto a sbarcare in Italia con un'operazione da 15 milioni complessivi. Non sono pochi soldi, ma d'altro canto non è neanche più il 2015 e i prezzi si sono alzati anche nel calcio. Anzi, forse soprattutto nel calcio. A lui potrebbe aggiungersi un altro elemento interessante: la Fiorentina ha messo gli occhi su Giovanni Baroni. A discapito di quanto possa far pensare il nome, è argentino - anche se a breve prenderà anche il passaporto italiano. È cresciuto nelle giovanili del Talleres e ha già esordito in prima squadra. Perché "già"? Perché è un classe 2009. Un profilo che può crescere davvero tanto. E anche in Argentina se ne sono accorti: la sua clausola è di 25 milioni, anche se si può ipotizzare di poter chiudere un'eventuale trattativa con una decina di milioni in meno.

Insomma, il calcio sudamericano e quello italiano sono sempre stati legati e, storicamente, questo affetto reciproco dal Brasile all'Italia, dall'Argentina all'Italia, dall'Uruguay all'Italia, dalla Colombia all'Italia, è sempre stato molto proficuo. Certo, guardare al benessere collettivo, anche nazionale, è cosa giusta: occorre pensare ai giovani italiani e a come farli crescere. Non ci si può dimenticare, però, di paesi che, con i loro talenti, hanno aiutato il calcio italiano a diventare uno dei più belli del mondo e della storia. Per questo quando sentite che un direttore sportivo ha messo gli occhi su un giovane sconosciuto del Brasile o dell'Argentina con il nome corto e bizzarro, fatevi venire il dubbio se possa essere un fuoriclasse. Perché in molti casi, in effetti, è così.