Toro e Fiorentina, la rivoluzione non paga: come si traduce il mercato in campo?
Cambiare non sempre garantisce un effetto positivo, almeno non nell'immediato. È proprio quello che sta capitando a Fiorentina e Torino, le due squadre che fin qui hanno mandato in campo più nuovi acquisti (includendo riscatti e rientri dai prestiti) di tutta la Serie A: rispettivamente 16 e 15. Alle loro spalle ci sono Cagliari, Monza e Sassuolo, tutte ferme a 13. Un dato che fotografa bene due estati vissute all'insegna del cambiamento, con rose profondamente ritoccate e tanti volti nuovi chiamati a inserirsi in tempi inevitabilmente stretti.
L'avvio in salita è un segnale
Eppure, dopo cinque giornate, la rivoluzione non si è trasformata in una partenza brillante. Il Toro ha raccolto 4 punti, grazie alla vittoria proprio sul campo della Fiorentina e al pareggio di Bologna, mentre sono arrivate le sconfitte contro Milan, Sassuolo e Roma. Abate, però, ha dato spazio a tutti i nuovi acquisti: dal primo arrivato, Oristanio, fino all'ultimo, Rodriguez, tutti hanno avuto almeno qualche minuto a disposizione. Esattamente lo stesso bottino per i viola, con una vittoria, un pareggio e tre ko, ma con un dato che rende ancora più pesante l'avvio: 6 gol segnati e 12 subiti. A Firenze, inoltre, la rivoluzione non si è fermata alla rosa: dopo appena tre giornate è saltata anche la panchina, con l'esonero di Grosso e il ritorno di Vanoli. I risultati, dunque, non condannano ancora le scelte estive, ma pongono una domanda inevitabile: la rivoluzione ha davvero alzato il livello o ha soltanto cambiato le facce?
Cambiare ha un costo
Il dato, naturalmente, non dimostra necessariamente che il mercato sia stato sbagliato. Dimostra però che cambiare tanto ha un costo, almeno nella fase iniziale: nuovi giocatori, nuove gerarchie, nuovi automatismi e, nel caso della Fiorentina, persino due allenatori. Toro e viola sono due esempi quasi speculari della stessa scelta: provare a cambiare pelle per alzare il livello, accettando però il rischio di perdere qualcosa in termini di continuità. Anche perché è molto più semplice, per chi arriva da una stagione vincente, e soprattutto da un progetto ben più collaudato e delineato, come l'Inter, limitarsi a puntellare una rosa già collaudata e conservarne l'ossatura. Non sorprende, allora, che i nerazzurri siano ultimi in questa statistica, con appena quattro nuovi giocatori utilizzati da Chivu, ma allo stesso tempo primi, seppur a pari merito, in classifica. Dopo cinque giornate, il campo non ha ancora restituito il dividendo della rivoluzione. E per entrambe, adesso, il lavoro di chi deve trasformare i nuovi acquisti in una squadra vera diventa persino più importante del mercato che li ha portati lì. Ma quanto tempo possono ancora permettersi Toro e Fiorentina di aspettare che questa rivoluzione cominci a funzionare?© RIPRODUZIONE RISERVATA