Toro News Columnist Claudio Sala: nel momento più difficile

Claudio Sala: nel momento più difficile

Francesco Bugnone
Culto / Quando il gioco si fece duro, il Toro si aggrappò al suo Capitano

Nel momento più difficile ci si appende alle proprie certezze e quando quel momento capita al Toro 1975/76 è proprio il caso di aggrapparsi al Capitano, al Poeta, a colui che ha appena compiuto settantanove anni portandoli da Dio (a proposito, tanti auguri): Claudio Sala.

Il momento più difficile del cammino scudetto arriva il ventidue febbraio 1976, terza giornata del girone di ritorno. Sette giorni prima il Toro ha subito la sua seconda sconfitta in campionato dopo quella immeritata all’esordio contro il Bologna. Al Comunale di Perugia, ignari che di lì a qualche mese anche le notizie provenienti da quello stadio contribuiranno ad accendere una gioia unica, il Toro perde 2-1 pur passando in vantaggio con Pulici. Fortunatamente la Juventus non va oltre il pareggio interno con il Como limitando il vantaggio sugli uomini di Radice a quattro lunghezze.

Il tecnico di Cesano Maderno ha preso la sconfitta con dispiacere, senza rimproverare nulla dal punto di vista dell’impegno e della determinazione ai suoi, ma dispiacendosi della reazione più legata alla giocata del singolo che alla forza del collettivo dopo il vantaggio umbro. La determinazione del mister nell’inseguire Juventus e sogno tricolore non cambia di una virgola alla vigilia di un turno in cui i bianconeri andranno a Firenze e il Toro ospiterà l’Ascoli, ma alcune parole suonano profetiche se riferite all’avvio del match interno della domenica successiva: “Abbiamo sempre vinto fino a ora con pieno merito. Speriamo adesso che la fortuna ci dia una mano, un piccolo aiuto se ci troveremo in circostanze poco favorevoli”. Pulici invece teme un mancato vantaggio nei primi minuti che porterebbe gli ascolani a fare le barricate per il punto: andrà addirittura peggio.

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Le circostanze poco favorevoli iniziano a farsi vive nella seconda parte della settimana. Castellini si procura una distorsione al ginocchio durante la partitella, mentre Zaccarelli viene fermato dall’influenza. Romano Cazzaniga, dopo aver disputato uno spezzone a Cesena, esordisce in granata dall’inizio al posto del Giaguaro e Giuseppe Pallavicini si mette il dieci di “Zac” sulle spalle. Non è nulla rispetto a ciò che succede dopo 4’ dal fischio d’inizio: Massimo Silva approfitta di un mancato intervento aereo di Mozzini e sfrutta al meglio la possibilità di attaccare in velocità la difesa granata mal posizionata, concludendo l’azione con un diagonale rasoterra vincente. È la prima volta che il Toro va sotto davanti al proprio pubblico in campionato e sarà anche l’unica. Come se non bastasse all’11’ Nello Santin è costretto a lasciare il campo per infortunio, sostituito da Fabrizio Gorin. In quei minuti non facili il Toro affida la reazione a Claudio Sala che, come puntualizza Beppe Barletti nel servizio per la Domenica Sportiva, è “presente sia in fase di raccordo che nel suggerire i temi d’attacco”. Nel mentre le radioline portano la notizia del gol di Bettega contro la Fiorentina e i granata sembrano impantanati in una giornata in cui forse sarebbe stato preferibile non scendere dal letto, poi cambia tutto.

Al 27’ Pecci si incunea fra i difensori con l’eleganza che lo contraddistingue e apre all’accorrente Gorin la cui conclusione di sinistro colpisce il gomito di Scorsa in un’azione che, riguardo il discorso volontarietà, volume del corpo aumentato e simili, è in grado di creare dibattito ora come allora. Gialluisi da Barletta indica il dischetto e Scorsa protesta in maniera talmente veemente da venire espulso. Pulici è la solita sentenza dagli undici metri con palla mandata da una parte e portiere dall’altra.

A questo punto colui a cui il Toro si è aggrappato in questa prima mezzora complicatissima decide di smettere per un attimo di fare segnare gli altri e mettersi in proprio. Basta cross perfetti da incornare o dribbling per creare superiorità numerica prima di sfornare assist: è ora di sistemare le cose in prima persona. Claudio Sala caracolla sulla destra sfidando Perico poi, come sempre, decide lui quando partire perché è quella la grande caratteristica del suo gioco che lo rende imprendibile: farà un certo movimento, tu sai che lo farà, ma quando l’ha fatto è già tardi, non puoi più opporti perché è il Poeta che decide e che dà le carte, una specie di prestigiatore che ti fa il suo numero sotto il naso e per quanto tu possa essere attento non capirà mai il trucco.

Sala converge a testa bassa, senza bisogno di guardare la porta perché sa perfettamente dove si trova anche se lascia spesso agli altri il compito di gonfiare la rete dopo i suoi passaggi. Poi lui è il Poeta del Gol, anche se sarebbe filologicamente più corretto definirlo Poeta degli assist, ma Claudio sa segnare eccome: sinistro di potenza inaudita a incrociare che va a finire la sua corsa sotto il “sette” più lontano. Sarà l’unico gol dell’anno dello scudetto, ma è di un peso inusitato. Sandro Ciotti in radiocronaca dirà “il vessillo granata che dai popolari centrali saluta Sala come Poeta del Gol aveva in effetti ogni motivo per garrire festosamente”.

Il Capitano è scatenato e a soli 2’ dalla sua prodezza viene servito da un filtrante godurioso di Eraldo Pecci e calcia prontamente di sinistro. La conclusione non è particolarmente angolata, ma è forte e sfugge al portiere Grassi che prega rapidamente qualche santo con successo visto che la sfera carambola sul palo e gli torna tra le braccia. Quando tutto sembra avviarsi verso un tranquillo prosieguo di gara, Pecci viene espulso per doppia ammonizione e il Toro si ritrova nuovamente in parità numerica, ma con un centrocampo completamente da reinventare. Ancora una volta Claudio Sala si mette a disposizione della squadra, arretrando leggermente il raggio d’azione per aiutare l’omonimo Pat e Pallavicini che deve richiedere a sé stesso uno sforzo supplementare essendo reduce da una partita al Torneo di Viareggio.

Nonostante qualche compito di copertura in più, Claudio Sala non pensa neanche lontanamente di smettere di far impazzire la difesa avversaria. La fascia sinistra è il suo regno, i difensori dell’Ascoli affaticate comparse e quando a inizio ripresa giunge verso il fondo scoccando un traversone perfetto sembra fatta, ma il colpo di testa di Graziani deve ancora fare i conti con qualche energia negativa visto che sbatte contro la traversa.

L’Ascoli può rifarsi vivo con un gran tiro di Ghetti che trova Cazzaniga pronto ad alzare sopra la traversa quasi in contemporanea alle buone notizie che arrivano dal Comunale di Firenze con il pareggio di Bresciani sulla Juventus, grazie a una conclusione spettacolare pochi istanti dopo essere stato mandato in campo da Mazzone. Al 64’ Graziani colpisce il terzo legno di giornata per il Toro con un bel diagonale quasi a colpo sicuro, ma sarà proprio lui a chiudere il discorso nel finale di partita con quella che lui stesso definisce la rete più bella della carriera, sebbene anche in quel caso il diavolo che ha messo più volte lo zampino in questo Toro-Ascoli non si esima dal combinare l’ennesimo dispetto: non esiste un’inquadratura che renda realmente giustizia all’azione clamorosa di Ciccio, ma soltanto le immagini dal basso che catturano la pur stupenda parte finale.

La rete viene descritta come “il manuale del perfetto slalomista” da La Stampa e Graziani viene accostato al mago Silvan per quello che si è inventato. Dopo avere seminato Castoldi, il numero nove entra in area da sinistra, fa fuori per ben due volte Perico e quando Castoldi tenta ancora di intervenire su di lui lo elude. Siamo nei pressi della linea di fondo e davanti a Ciccio c’è solo il portiere Grassi che viene steso con una finta beffarda. La porta vuota è lì, ma un disperato intervento del baffuto Logozzo sembra poter rovinare tutto e allora Graziani si porta in un amen il pallone dal sinistro al destro per metterlo in rete cadendo. Il Toro vince 3-1 e si porta a tre lunghezze dalla Juventus che torna da Firenze con un punto.

La domenica successiva il Toro perderà nella San Siro nerazzurra, che saprà farsi abbondantemente perdonare nel giorno del sorpasso, dopo lo 0-0 di Napoli alla ventunesima i punti di svantaggio dal primo posto saranno addirittura cinque, ma è indubbio che il momento più difficile della stagione sia stato proprio in quel pomeriggio di fine febbraio contro l’Ascoli con l’italia turbata dallo scandalo Lockheed. Non è un caso che proprio in quel momento, col gioco che si era fatto duro, sia stato Claudio Sala a togliere le castagne dal fuoco.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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