Ennesimo scandalo di uno sport malato!
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In principio fu il calcio scommesse degli anni '80, poi ''calciopoli'' nei primi anni 2000, poi di nuovo il calcio scommesse (forse in dimensione maggiore), e ora è la volta di ''contrattopoli''.
D'accordo, quest'ultima inchiesta non sarà nulla di che, e probabilmente si risolverà tutto in una bolla di sapone, come speso accade in questo paese, ma ancora una volta la credibilità del nostro calcio ne esce demolita, calpestata. Si ha quasi la sensazione che gli addetti ai lavori di questo pseudo-sport agiscano infischiandosene delle regole e lo facciano alla luce del sole, convinti che, tanto, non pagheranno.
Ebbene, in tutto questo, come reagisce il tifoso granata? Da quello che ho potuto riscontrare dalle prime sedute a caldo, la maggioranza dei miei paziente appare quasi disillusa, come se si aspettasse la solita ''novità'' giudiziaria dell'estate (ormai divenuta un classico...) e non ha dato più di tanto peso alla vicenda. Qualcuno di loro, però, si è dimostrato davvero deluso dall'ennesimo tradimento di uno sport, a cui, purtroppo il suo Toro prende parte e mi ha detto che, se potesse, smetterebbe all'istante di seguirlo, ma purtroppo non può, perché il suo ''torinismo'' è ad uno stadio troppo elevato perché venga curato. In particolare mi ha colpito una considerazione di un paziente il quale, sedutosi sul lettino del mio studio virtuale, ha detto: ''Come poso insegnare i valori dell'esser granata a mio figlio, se il Toro fa parte di questo mondo così corrotto?''. In una frase così semplice racchiude, a mio giudizio, quello che molti pensano.
A mio parere si può essere malati di ''torinismo'' anche senza per forza amare il calcio, infatti la malattia, come più volte ho spiegato in passato, va oltre l'aspetto calcistico, e finisce col diventare un modo di vivere. Cari pazienti, se vi dovessero chiedere ''Ti piace il calcio?'' voi rispondete: ''No, io tifo Toro!''
Riccardo Agnello
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