False apparenti partenze
Nella storia del Torino calcio le false partenze in campionato sono state più abbondanti delle vittorie iniziali che, come due anni fa, hanno fatto cullare per qualche settimana sogni di gloria. Eppure, a riguardare attentamente l’esordio stagionale, nonostante la netta superiorità dell’avversario per due terzi di gara, la prima di campionato si sarebbe potuto anche pareggiare se avessimo avuto dalla nostra parte un pizzico di fortuna e di precisione in più.
Ma ormai è meglio guardare avanti. Anzi indietro. Perché c’è stata una stagione significativa dell’andirivieni dei risultati del Toro e fu proprio quella che segnò il cammino leggendario del Grande Torino iniziato, dopo l’estate del 1942 caratterizzata da trasferimenti limitati, con una doppia sconfitta: a Milano contro l’Ambrosiana, di misura, il 4 ottobre e in casa, per 1-2, la domenica seguente, ad opera del forte Livorno che sarebbe giunto secondo. Il 18 ottobre si ebbe la svolta nel derby, con i granata che s’imposero per 5-2: quando gli strisciati segnarono il primo gol, al 79’, il Toro aveva già segnato quattro reti con Ferraris II (24’), doppietta di Menti II (29’ e 52’) e Loik (61’); all’82’ si aggiunse una rete di Mazzola, mentre gli avversari chiusero le reti al 90° minuto su rigore.
La gara andò in scena di fronte a una «imponente cornice di folla» (35.000 spettatori), come scrisse Pozzo che criticò gli attacchi di entrambe le formazioni: «Quello del Torino non fa ancora quanto dovrebbe fare — ben lontano — ma ha sostanza, ha contenuto intrinseco, ha capacità e possibilità: è bastato che i suoi componenti corressero un po’ e si dessero un po’ d’attorno, perché il risultato prendesse la forma che ha preso e perché la difesa che teoricamente deve essere infrangibile, crollasse. La differenza è un po’ tutta lì».
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Quanto ai singoli giocatori: «Da parte granata, passo lungo in avanti per tutto; l’attacco come velocità, fiato, impegno. Dovrebbe essere la spinta morale che mancava. Specialmente per Mazzola, il migliore fra gli avanti. A posto Grezar. Buon difensore Ellena. Potente ed energico negli interventi Cassano, che aveva dei motivi personali per sfoderare ogni risorsa, nell’occasione».
Strana storia quella di Luigi Cassano (1920-48), nato a Litta Parodi, piccolo paese nell’Alessandrino, e scoperto dal conterraneo Baloncieri che lo volle con sé al Liguria e lo fece esordire in Serie A nella stagione 1938-39; nel ’42 ci fu il trasferimento al Toro dove giocò due stagioni e vinse altrettanti scudetti; nel dopoguerra giocò come terzino con l’Alessandria, in serie B, e poi nella Lazio e nella Sampdoria, morendo per un attacco di tifo che fece seguito a un’infezione da cozze avariate ingerite durante la trasferta di Bari, l’11 gennaio 1948, sua ultima partita. Aveva 27 anni e lasciò la moglie e una figlia di due mesi.
Tornando a quel campionato conclusosi 83 anni or sono – attenzione a preferire ‘fa’ a ‘orsono’: si rivelò un lungo testa a testa tra Torino e Livorno, risolto solo all’ultima giornata, grazie al gol decisivo di Valentino Mazzola che andò a segno sul campo del Bari, all’86° minuto. Enzo Arnaldi commentò sulla Stampa che aveva vinto «a tre minuti dalla fine» (in realtà quattro) la formazione «più forte» che si meritava lo scudetto «per il suo valore di squadra, per la sua organizzazione sociale, per la passione del suo pubblico». Tre elementi per noi granata tutti ancora dirimenti.
Se il Torino trionfò, nel capoluogo pugliese, il 25 aprile 1943, portando a casa il suo secondo scudetto, il concetto di falsa partenza ha continuato a caratterizzare per quasi un secolo le cronache sportive; ma i granata devono subito riprendersi e dimostrare sul campo di potersi conquistare il sostegno del 12° uomo in campo: questo, in fin dei conti, conta molto più delle statistiche, delle strategie di mercato e dei commenti del giorno dopo.
Possiamo solo augurarci che l’inciampo di domenica scorsa si riveli solo una apparente falsa partenza, come quella della stagione 1942-43. Con buona pace del sommo poeta Virgilio che con il classico Si parva licet componere magnis, si chiedeva «se [fosse lecito] paragonare le cose piccole alle grandi».
MARCO SEVERINI - Storico contemporaneista dell’Università di Macerata, è autore di importanti volumi, per lo più di storia politica e storia delle donne, presentati in Italia, Europa e negli Stati Uniti. Nel 2016 ha pubblicato Senso di appartenenza granata (Edizioni Zefiro, due edizioni), che coniuga la storia del Toro con quella della sua famiglia, partendo da suo nonno paterno, Virgilio, classe 1906, che ha giocato nelle Giovanili granata. Lo scorso maggio è uscito 120 anni (e motivi) per tifare Toro (1797 edizioni), presentato al recente Salone del Libro di Torino e la cui prima edizione è già esaurita. La seconda è stata presentata venerdì 26 giugno 2026 all’Hotel Raffaello di Senigallia. Per acquistarlo, si può contattare la distribuzione nazionale e direttamente l'editore, scrivendo ad ascontemporanea@gmail.com
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