Toro News Columnist Il Granata della porta accanto 100 di Fila. Il Fila (purtroppo) non è ancora tornato ad essere IL Fila...

100 di Fila. Il Fila (purtroppo) non è ancora tornato ad essere IL Fila...

Alessandro Costantino
Il Granata della Porta Accanto x 100 di Fila / La squadra e il suo popolo dovrebbero essere un tutt'uno e il Fila dovrebbe tornare ad essere quel naturale luogo di incontro tra tifosi e giocatori

Il Fila compie cento anni, ma è un compleanno agrodolce. La buona notizia è che c'è e la cosa non è stata così scontata per lungo tempo. Per quanti anni, infatti, ne siamo stati senza dopo l'abbattimento voluto da Novelli nel 1997? Chi ricorda i teloni di Torino 2006 a coprirne le macerie durante le Olimpiadi invernali, nascosto allo sguardo della gente come qualcosa di cui vergognarsi? Ferite indelebili e mai del tutto rimarginate nel cuore di chi è davvero tifoso del Toro. Perché il Filadelfia è "casa" nel senso più stretto del termine per il Torino. Da sempre. Lo volle e lo fece costruire il Conte Marone di Cinzano nel 1926 e lì vi si celebrò il primo scudetto della storia granata. Novo ci costruí in quel fantastico teatro e con la colonna sonora del trombettiere Bolmida, l'epopea del Grande Torino e con essa il legame indissolubile e leggendario tra il Fila e gli Invincibili. Fu al Fila che si tornò a giocare in campionato, stagione '59-'60, quando, dopo il tormentato decennio post Superga, il Torino visse per la prima volta l'onta della Serie B: abbandonato il Comunale, al Filadelfia capitan Bearzot e compagni ritrovarono lo slancio giusto e riconquistarono immediatamente la Serie A che sarà mantenuta ininterrottamente per i successivi trent'anni.

Nel mezzo generazioni di "ragazzi del Fila" che crebbero nell'allora migliore vivaio di Italia respirando la leggenda del Grande Torino e affacciandosi al grande calcio attraverso le porte del Tempio Granata. La ricostruzione del 2017, sotto l'egida della Fondazione, ha in parte sanato un ventennio di mancanza del Filadelfia nella storia del Torino e, non a caso, parliamo del periodo più nero della ultracentenaria storia granata: tanti anni di B, tanti cambi di proprietà, tanta dispersione di valori e passione. Ad oggi, però, il cerchio non si è ancora chiuso. È vero, il Fila è tornato in qualche maniera ad esistere e credo che tutti noi ne siamo profondamente sollevati e grati. Ma la forza evocativa del Fila, la sua quotidianità che da sempre ne faceva punto di incontro e di contatto tra la squadra e i suoi tifosi, non è ancora pienamente ripristinata. L'apertura centellinata delle sue porte (quest'anno un paio di volte con Abate finora, più il "regalo" gradito dell'amichevole estiva con il Vado) è un limite enorme alla funzione intrinseca di aggregatore di "forza granata" di questa mitica struttura e al tempo stesso è una cosa lontana anni luce da ciò che ha contribuito a rendere il Fila, IL Fila. Accedere al piazzale e almeno ad una parte dell'allenamento dovrebbe essere la regola e non l'eccezione. I giocatori dovrebbero vivere il piazzale mischiandosi ai tifosi come una cosa naturale non come un evento dove loro sono le star e la gente fans a cui gettare briciole di considerazione: la squadra e il suo popolo dovrebbero essere un tutt'uno e il Fila dovrebbe tornare ad essere quel naturale luogo di incontro tra tifosi e giocatori come è sempre stato fino agli anni inizi degli anni Novanta.

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In secondo luogo, dopo quasi dieci anni dalla ricostruzione, è inaccettabile che il Filadelfia non sia ancora completato e che il Museo della Storia e della Leggenda Granata non vi abbia ancora trovato posto. Il Torino FC dovrebbe essere in prima fila a spingere in ogni modo affinché ciò avvenga e, purtroppo, non mi pare che così sia. Il Presidente in prima persona dovrebbe occuparsi di reperire i fondi per completare il progetto del terzo lotto, quello museale, il cui beneficio, è bene ricordarlo, ricadrebbe in toto sul Torino stesso. Non mi pare che neanche ciò stia avvenendo ed è molto triste.
Infine, secondo me c'è un terzo punto della situazione attuale che mal si concilia con la funzione storica dello stadio Filadelfia. Il Tempio è sempre stato la casa della Primavera e delle sue partite casalinghe. Per un breve periodo post inaugurazione così era tornato ad essere ed infatti erano tornati anche i successi e i trionfi in questa categoria.

È vero adesso c'è il Robaldo, il nuovo centro sportivo delle giovanili, ma la Primavera dovrebbe giocare comunque al Fila! Quella è la sua casa e quello è il luogo in cui i giovani che si affacciano al salto coi "grandi" dovrebbero frequentare per assorbire la magia e lo spirito della maglia granata. C'è un problema di manto erboso? La spesa in più da sostenere per la manutenzione aggiuntiva causata da un paio di partite al mese non dovrebbe essere così ingente da sostenere per le casse di un club di serie A in confronto al beneficio "immateriale" che da ciò ne deriverebbe. Ci raccontiamo tante cose in nome della "modernità", dei "tempi che cambiano", della "comodità organizzativa", ma la realtà è che un club che non cura le proprie radici e non alimenta ciò che da esse può crescere, è un club destinato a rimanere nell'anonimato, a non distinguersi più dagli altri come in passato. E non vi è delitto più grande che trasformare in una "pianta di plastica" una storia speciale e secolare come quella del Torino e della sua casa, il Filadelfia.


ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.

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