Meno male che Adams Che! E anche Mandragora...
Il calcio è una scienza talmente inesatta che qualunque teorema le si voglia applicare è destinato ad essere smentito dall'oggi al domani. Un Toro morto e sepolto dopo la lisergica prestazione di Coppa Italia contro il Monza si presenta come vittima sacrificale a Firenze al cospetto di una Fiorentina desiderosa di riscatto in nome e per "diritto" acquisito con il faraonico mercato condotto in estate. Una partita, quella del Franchi, sulla carta da 1 fisso, nemmeno quotabile dai bookmakers che invece finisce con un'inaspettata quanto goduriosa vittoria portata a casa dalla truppa di Abate. Spiegazioni logiche a questo cambiamento radicale dal martedì sera al sabato pomeriggio? Nessuna. O forse una sì, con un nome ed un cognome: Rolando Mandragora. Il centrocampista, "figliol prodigo" che fino a 72 ore prima vestiva i colori viola, si presenta per uno scherzo del destino subito avversario in terra toscana e diventa trascinatore e protagonista con un gran gol della vittoria della sua nuova/vecchia squadra. Storie che solo il calcio ci sa regalare e che esulano da qualunque spiegazione razionalmente sostenibile.
Mandragora è un ottimo giocatore ma, con tutto il rispetto, non è Messi: eppure è bastato inserire un "vero" centrocampista nello scacchiere di Abate e di colpo la squadra ha funzionato in maniera più efficiente e più efficace. Un lubrificante in un meccanismo difettoso, una piccola spinta ad un motore che sembrava ingolfato. E poi la magia del classico gol dell'ex, roba rara da queste parti tanto quanto una rete su tiro dalla distanza: eventi banali che al Toro diventano quasi eccezionali. Come le variabili impazzite tipo Che Adams. Io adoro il Che, un giocatore "da Toro" per tanti aspetti, un eterno underdog, con picchi da supereroe come quando due anni fa si inventò il più improbabile dei gol regalandoci tre punti ad Empoli con una giocata di pura follia calcistica che ha prodotto una perla di tiro da metà campo. A Firenze segna in maniera acrobatica un altro gol pesantissimo per il risultato, ma soprattutto per dare sostegno allo scricchiolante "progetto Abate".
Di sicuro tra le poche certezze che il calcio ci offre ce n'è una difficilmente confutabile: la qualità serve come l'ossigeno: la regia di Mandragora, il fiuto e la tecnica di Adams, aspettando gli spunti del vero Vlasic e il ritorno di Simeone nei panni del Cholito che tutti conosciamo. E vedremo se Bragança alzerà il livello della mediana con la sua tecnica tipica della scuola lusitana che ben si sposa con quella di scuola Ajax presente nei piedi e nel cervello di Fitz-Jim. Non credo che i 3 punti di Firenze certifichino una vera e propria rinascita del Torino, ma mi auguro che perlomeno abbiano indicato una strada: quella della qualità fondamentale in questa "povera" serie A italiana a lasciarsi alle spalle quel minimo vitale di tre compagini ogni stagione. Almeno fino a quando un nuovo proprietario comincerà la stagione dando al proprio allenatore tutti gli strumenti per fare bene il proprio lavoro...
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